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Un’opera dell’artista norvegese Endre Aalrust alla galleria Gudmundsdottir

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Un’opera dell’artista norvegese Endre Aalrust alla galleria Gudmundsdottir

Chart: una fiera d’arte secondo il modello scandinavo

A Copenhagen, la fiera riflette un sistema dell’arte sostenuto da musei e collezionisti privati, dove trasparenza e accessibilità si traducono anche nei listini dei prezzi, esposti con disinvoltura sui tavolini Ikea

Nicola Zanella

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Chart è la più importante fiera d’arte della Scandinavia e da 14 anni va in scena a Copenhagen a fine estate (quest’anno dal 27 al 30 agosto). Democrazia e inclusività sono alla base del modello economico scandinavo che assicura benessere diffuso a tutta la popolazione. La kermesse è il riflesso artistico di questo modello. Piccola, 37 gallerie, distribuite nelle stanze della Kunsthalle Charlottenburg, ospita anche la locale accademia di belle arti. Non ci sono stand e le opere si susseguono senza soluzione di continuità in tutto il piano nobile del palazzo. Ogni stanza è abitata da più gallerie. Il bar serve kombucha e il bagni sono rigorosamente gender free, uomini e donne ad annoiarsi nella stessa fila. La fiera, aperta unicamente a gallerie scandinave, è solo su invito e la ratio tra i pochi espositori e i numerosi collezionisti riduce al minimo il rischio per i primi. Difficile descrivere una tendenza artistica che domina in fiera, più facile descrivere un artista per ognuna delle nazioni partecipanti e da qui comporre il quadro generale. 

La danese Sofie Winther (1991) si fa notare nello stand di Matteo Cantarella, nostro connazionale che la galleria l’ha aperta a Copenhagen. Winther si esprime soprattutto attraverso sculture ready-made in cui oggetti di uso quotidiano vengono decontestualizzati e accostati diventando dispositivi narrativi. A Chart è presente con una sua scultura, un totem fatto con dei cubi di gommapiuma giocattolo, che ci parla dell’infanzia e di come viene costruito l’immaginario socio-culturale dei bambini, di come il sistema normativo degli adulti viene processato nei giochi dei più piccoli. Colorata ed innocua ma concettualmente «ficcante» (siamo pur sempre nel paese della Lego e  i giochi sono una cosa seria). La Finlandia è un po’ «meno scandinava» del resto della Scandinavia, a lei il compito di fare da confine con la minacciosa Russia e soprattutto ha una lingua diversissima dalle altre vicine regioni, misteriosa e incomprendibile, di matrice ugro-finnica. 

 

 

Lavori di Trolli Morthens alla galleria Thula

Installation view ai Giardini di Tivoli. Foto di Jan Sodergaard

Misteriosi sono anche i dipinti della pittrice Paivi Takala alla galleria Anhava, surrealisti e con un certo dark humor. I suoi soggetti sono spesso tratti da mondo animale: occhi luminosi che sbucano sulla tela, cigni dalle forme eleganti, piume in un paesaggio notturno. Il suo interesse è proprio quello di indagare la relazione tra mondo animale e mondo degli umani. Difficile definirsi artisti contemporanei e dipingere montagne. Ma se la contemporaneità è globalizzazione, i corpi sono ancora ben ancorati ad un luogo e quei luoghi c’entrano dentro. In Islanda è difficile ignorare la natura, le tracce degli umani si vedono a malapena. E la natura entra prepotente anche nei quadri di Trolli Morthens in mostra alla galleria Thula di Reykjavik. Le sue montagne sono dei paesaggi espressionisti in cui il colore dato a grandi campiture esprime una forza primordiale, come quella dei vulcani che incendiano i cieli dell’isola.  Dimenticatevi Munch e il suo urlo, simbolo dell’angoscia universale. L’angoscia ha cambiato indirizzo e di sicuro non sta più ad Oslo, ricchissima e indolente. 

Il pittore Endre Aalrust nei suoi dipinti figurativi esprime una sfrontata gioia di vivere, con un twist ironico e queer, spesso provocatore, il desiderio espresso da corpi che si spogliano e vivono liberi nella natura (a Chart con la galleria Gudmundsdottir). La Svezia è il grande «malato della Scandinavia»: da sempre metafora di ricchezza e benessere ora è invece perturbata da problemi di sicurezza e di integrazione, ormai il Pil pro capite è più vicino al nostro che a quello dei cugini norvegesi. Roland Persson invade gli spazi di competenza della galleria finlandese Helsinki Contemporary e le sue farfalle di silicone si depositano in tutta la stanza, soprattutto su repliche iperrealiste dei più svariati oggetti, alcuni guardandoli da vicino rivelano particolari sorprendenti e inaspettati. Molti sono frutti immortalati mentre si stanno decomponendo che gettano sull’intera mise en scene una luce diversa e più inquietante, quasi minacciosa.

 

 

L'installazione dell'artista danese Sofie Winther nello stand di Matteo Cantarella

Un lavoro di Paivi Takala alla galleria Anhava

Dicevamo democrazia e inclusività, e di Chart deve beneficiarne anche chi ne ignora l’esistenza e così il public program si estende per tutta la città, invadendola letteralmente. Alzando gli occhi nella modernissima stazione metro di Frederiksberg Allè si vedono i palloncini dell’artista Jeppe Hein stagliarsi fino al soffitto, e allo stesso tempo i tanti schermi votati alla pubblicità sono stati infettati da video artistici: l’arte si insinua nel tran tran quotidiano. Le opere sbocciano tra i fori all’interno del Tivoli Garden, uno dei luoghi simboli di Copenhagen e così tra giostre e ortensie in fiore si fanno largo e le sculture dei Super Flat, Yves Scherer, Klara Lilja e molti altri f(ino al 30 di settembre che pi arriva l’inverno).

A livello di vendite la fiera è andata come ampiamente previsto, i tanti musei scandinavi hanno supportato con acquisizioni e commissioni di mostre e a anche gli appassionati collezionisti privati hanno fatto la loro parte. Qui regna trasparenza e accessibilità, quasi tutte le gallerie hanno un listino prezzi ben visibile che giace scanzonato sui tavolini Ikea. E anche il prezzo medio delle opere è tutt’altro che proibitivo soprattutto se comparato al costo della vita locale, al costo di un caffè slavato (meglio darsi alla Kombucha). Grande attenzione soprattutto sui giovani collezionisti con una sezione dedicata chiamata Start Collecting, in cui le opere sono offerte ad un prezzo massimo di 20mila corone danesi, meno di 3mila euro (molto meno dello stipendio medio mensile). Collezionismo accessibile e diffuso ...e da queste parti non è neanche un ossimoro.

L’installazione dell’artista svedese Roland Persson alla galleria Helsinki Contemporary

Nicola Zanella, 01 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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