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Redazione
Leggi i suoi articoliNon un semplice anniversario, ma un progetto culturale diffuso che intreccia memoria e creazione, linguaggi e generazioni: il centenario di Susanna Egri si configura come un cantiere aperto che riafferma il ruolo della Fondazione Egri per la Danza quale centro di produzione e sperimentazione di rilevanza nazionale.
Accanto agli spettacoli, il programma include una campagna di crowdfunding su Rete del Dono a sostegno de La volontà del mare, nuova creazione ideata dalla coreografa per i suoi cento anni. Il progetto darà vita a un cortometraggio musicale e poetico diretto e musicato da Giorgio Ferrero, in cui danza, suono e paesaggio si fondono in un’opera permanente. A completare le celebrazioni, il documentario «Susanna», prodotto da Mybosswas con il sostegno di Film Commission Piemonte e Liguria, Teatro Regio di Torino, Teatro Il Maggiore di Verbania e Gtt.
Fulcro del centenario è la serata del 18 febbraio al Teatro Il Maggiore di Verbania, nella stagione «Maggiore Danza». In programma la ripresa di «Istantanee» (1953), creazione giovanile di Egri su musica di Paul Arma, articolata in tre quadri («Figure nello spazio», «Solitudine», «Rapporti»), che indagano con essenzialità il rapporto tra corpo e spazio. Accanto a questo ritorno alle radici, la prima nazionale di «Cantata Profana: Il Cervo Fatato» di Raphael Bianco, ispirata alla partitura di Béla Bartók: una riflessione coreografica sul dialogo padre-figlio e sulla liberazione identitaria, destinata poi alla tournée tra Vicenza, Canelli e Torino.
Il centenario celebra così una biografia che attraversa Novecento e XXI secolo: esule in Ungheria durante le persecuzioni razziali, figlia dell’allenatore del Grande Torino scomparso a Superga, pioniera della modernità coreutica e volto delle prime trasmissioni Rai nel 1954. Ancora oggi, a Torino, Egri continua a insegnare e a creare. «Arrivare a cento anni continuando a creare significa non smettere di interrogarsi sul tempo e sul corpo», afferma. Una dichiarazione che suona come manifesto: la danza non come nostalgia, ma come trasformazione continua.
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