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Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliAlla galleria Thaddaeus Ropac di Milano una nuova mostra mette in relazione due figure decisive nella trasformazione del pensiero artistico del Novecento: Marcel Duchamp e Sturtevant. Intitolata Dialogues are mostly fried snowballs, l’esposizione – aperta dal 17 marzo al 23 luglio 2026 a Palazzo Belgioioso – propone un confronto diretto tra i ready-made duchampiani e le celebri ripetizioni realizzate dall’artista americana.
Il progetto si concentra su una questione centrale per l’arte contemporanea: il rapporto tra originale e riproduzione. Duchamp aveva già destabilizzato questo principio nei primi decenni del Novecento con i ready-made, oggetti comuni sottratti alla loro funzione quotidiana e trasformati in opere attraverso un gesto di scelta. Sturtevant, a partire dagli anni Sessanta, ha radicalizzato quel gesto ripetendo manualmente opere di altri artisti – tra cui Duchamp, Warhol o Johns – per analizzarne la struttura concettuale.
Il titolo della mostra riprende una frase ironica di Sturtevant: Dialogues are mostly fried snowballs. L’immagine allude al carattere paradossale del confronto tra due pratiche che, pur appartenendo a epoche diverse, condividono la stessa volontà di mettere in crisi le categorie tradizionali dell’arte.
Uno dei nodi teorici evocati nel percorso espositivo riguarda il rapporto con il celebre saggio di Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Nel 1937 Duchamp mostrò al filosofo una collotipia del suo dipinto Nu descendant un escalier (1912), una riproduzione che già metteva in discussione l’idea di aura legata all’originale.
Decenni più tardi Sturtevant riprese lo stesso soggetto nel lavoro Duchamp Nu descendant un escalier (1967-68), trasformandolo in un film che scompone il movimento attraverso immagini sovrapposte. L’operazione non mira a ricreare l’aura dell’opera di Duchamp, ma a sezionarla, interrogando la relazione tra immagine, memoria e origine.
La mostra costruisce un vero e proprio confronto tra le opere dei due artisti. Il ready-made Porte-bouteilles (1914/64) di Duchamp domina lo spazio principale della galleria, mentre lavori come Trébuchet (1917/64) trasformano lo spazio espositivo in un ambiente potenzialmente instabile per lo spettatore.
Accanto a queste opere compaiono le ripetizioni di Sturtevant di Fountain, il celebre orinatoio firmato da Duchamp nel 1917, presentate attraverso diversi media: fotografia, disegno, collage e scultura. Il centro della ricerca di Sturtevant non è l’oggetto in sé, ma il sistema di discorsi che lo ha trasformato in icona della storia dell’arte.
Il percorso affronta anche altri temi ricorrenti nell’opera duchampiana, tra cui il rapporto tra cinetismo ed erotismo. I Rotoreliefs di Duchamp, dispositivi ottici rotanti che generano illusioni visive, sono affiancati da studi e annotazioni di Sturtevant che analizzano il funzionamento dell’opera.
Il fulcro della mostra è costituito da La Boîte-en-valise (1966), il celebre “museo portatile” concepito da Duchamp come raccolta miniaturizzata delle proprie opere. La valigia contiene repliche in scala e riproduzioni fotografiche di lavori fondamentali, anticipando una concezione dell’opera d’arte come archivio mobile e riproducibile.
Il dialogo si estende anche alle opere più tarde di Sturtevant, come Duchamp Ciné (1992), un dispositivo interattivo che attiva una sequenza di immagini delle ripetizioni duchampiane attraverso un sistema meccanico azionato dallo spettatore.
Nel complesso la mostra mette in scena una genealogia concettuale che attraversa l’intero Novecento. Duchamp introduce l’idea che l’arte possa nascere da una scelta e da un contesto. Sturtevant dimostra che anche quell’idea può essere ripetuta, analizzata e rimessa in circolo.
Il confronto appare oggi particolarmente attuale. In un’epoca dominata dalla riproduzione digitale delle immagini e dalle nuove tecnologie generative, le domande sollevate da Duchamp e Sturtevant sul rapporto tra copia, origine e autorialità tornano al centro del dibattito artistico.
La mostra milanese coincide inoltre con una grande retrospettiva dedicata a Marcel Duchamp al Museum of Modern Art di New York, prevista per aprile 2026, segnando un nuovo momento di rilettura critica dell’artista che più di ogni altro ha ridefinito le condizioni stesse dell’arte nel mondo contemporaneo.
Amélie Bernard
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