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Ursula Biemann, «Deep Weather» (dettaglio), 2013.

Courtesy l'artista.

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Ursula Biemann, «Deep Weather» (dettaglio), 2013.

Courtesy l'artista.

Carbon Tierra Biennale, la memoria estrattiva e le sfide della crisi ecologica

Dal 23 ottobre al 15 novembre 2026, a Ptolemaida, in Grecia, la seconda edizione della biennale riunisce 35 artisti internazionali per riflettere sull’eredità dell’industria mineraria e sulle conseguenze ambientali, sociali e culturali dell’attività estrattiva. Con «Breath in the Ashes», la manifestazione indaga le responsabilità umane nella crisi ecologica e le possibilità di trasformazione dei territori post-industriali, presentando anche un’opera video di Stefano Cagol

A Ptolemaida, in Grecia, apre la Carbon Tierra Biennale, che guarda a memoria estrattiva e sfide ecologiche globali attraverso le opere di 35 artisti internazionali, tra cui Harun Farocki, Minerva Cuevas, Cecilia Vicuña, Hassan Meer, Ximena Garrido-Lecca, Ursula Biemann, Ravi Agarwal e l’italiano Stefano Cagol. Dal 23 ottobre al 15 novembre 2026 la seconda edizione, intitolata «Breath in the Ashes», vede la direzione artistica e curatela di Giorgos Lazoglou e l’organizzazione di kilowArt platform, in collaborazione con CUT Contemporary Fine Arts Lab. La manifestazione coinvolge diverse sedi nella cittadina della Macedonia occidentale, mettendo in dialogo diverse pratiche artistiche, dal video all’installazione e la performance. Il progetto prende le mosse dalla storia di Ptolemaida, che per decenni è stata uno dei principali centri energetici della Grecia con le sue molteplici miniere di lignite. Si tratta di un territorio in cui le tracce dell’industria continuano a sollevare interrogativi cruciali sulla salute, sul lavoro, sull’inquinamento e sulla transizione energetica. Da questa realtà locale, la biennale apre una riflessione più ampia sulle responsabilità globali e sulla persistenza degli effetti ambientali, ma anche sociali e culturali dell’attività estrattiva. «Breath in the Ashes» affronta il nostro rapporto con la natura, troppo spesso considerata una risorsa da sfruttare, interrogando i modelli di produzione energetica e le conseguenze di un’economia fondata sull’appropriazione della materia. L’arte diventa uno strumento per ripensare l’identità dei territori post-industriali, immaginare forme di responsabilità ambientale e riconoscere possibilità di resistenza e trasformazione collettiva. In questo contesto s’inserisce la partecipazione di Stefano Cagol, artista italiano invitato anche in relazione alla sua presenza alla 61ª Biennale di Venezia, all’interno del Padiglione Nazionale della Repubblica di Nauru. La sua ricerca affronta da tempo le interconnessioni tra crisi ecologica, forze naturali, trasformazioni e responsabilità umana. In questa occasione gli è stato chiesto di presentare «The Flow of Matter» (2022), un’opera video che osserva il movimento della materia e le relazioni tra processi naturali e influenza umana. Nel video, l’artista interviene direttamente nel paesaggio, spostando sabbia e pietre e inserendo il proprio gesto in dinamiche causali che travalicano la dimensione individuale. Un percorso che, attraverso contesti geografici e culturali diversi, invita a considerare la crisi ecologica non come una questione circoscritta, ma come una condizione condivisa.

Redazione, 14 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Carbon Tierra Biennale, la memoria estrattiva e le sfide della crisi ecologica | Redazione

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