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Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)

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Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)

Capri, due secoli di mito: una mostra racconta come la Grotta Azzurra ha conquistato l'immaginario europeo

A duecento anni dalla riscoperta della Grotta Azzurra, i Musei e Parchi archeologici di Capri inaugurano alla Certosa di San Giacomo una grande mostra dedicata alla nascita del mito dell'isola. Opere d'arte, reperti archeologici, documenti e un'esperienza immersiva ricostruiscono il percorso che ha trasformato Capri da luogo appartato del Golfo di Napoli a simbolo internazionale del Mediterraneo.

Lavinia Trivulzio

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La storia di Capri come destinazione internazionale non nasce con il turismo moderno. Nasce da un episodio preciso, destinato a modificare profondamente la percezione dell'isola nell'immaginario europeo. Il 17 agosto 1826 il pittore e poeta tedesco August Kopisch, accompagnato dall'artista Ernst Fries, dal barcaiolo Angelo Ferraro, detto Riccio, e da Giuseppe Pagano, entrò nella Grotta Azzurra, riportando all'attenzione internazionale un luogo già noto in età romana ma da tempo dimenticato. Da quel momento Capri cessò di essere un'isola periferica del Golfo di Napoli per diventare una delle mete più celebrate del Grand Tour e della cultura europea.

A duecento anni da quella scoperta, i Musei e Parchi archeologici di Capri celebrano questo passaggio storico con "Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)", la mostra allestita dal 3 luglio al 18 ottobre 2026 negli spazi della Certosa di San Giacomo e curata da Massimo Osanna e Luca Di Franco.

L'esposizione propone una riflessione che va oltre la ricorrenza. Il suo obiettivo è ricostruire il processo culturale attraverso cui un luogo geografico diventa un'immagine condivisa, capace di attraversare arte, letteratura, archeologia e turismo fino a trasformarsi in uno dei simboli più riconoscibili del Mediterraneo.

Il percorso prende avvio dalle prime testimonianze antiquarie e dagli scavi dell'età borbonica, quando Capri iniziava lentamente a rivelare il proprio patrimonio archeologico. È però la riscoperta della Grotta Azzurra a rappresentare il vero spartiacque. Il racconto pubblicato da Kopisch diffuse rapidamente in Europa l'immagine di quella cavità marina illuminata da una luce irreale, alimentando un fascino che avrebbe attirato nei decenni successivi artisti, scrittori, archeologi e viaggiatori provenienti da tutto il continente.

La mostra segue proprio questa progressiva costruzione dell'identità dell'isola attraverso dipinti, incisioni, documenti d'archivio, reperti archeologici e testimonianze letterarie che raccontano come Capri sia diventata un laboratorio privilegiato dell'immaginario romantico e, successivamente, uno dei luoghi simbolo della cultura mediterranea.

Il progetto invita anche a riflettere su un tema più ampio: la nascita delle destinazioni culturali moderne. Molto prima dell'industria turistica contemporanea, Capri rappresenta infatti uno dei primi esempi di territorio la cui reputazione internazionale si costruisce attraverso la circolazione delle immagini, dei racconti di viaggio e delle opere d'arte. La Grotta Azzurra diventa così molto più di una meraviglia naturale: si trasforma in un potente dispositivo narrativo capace di ridefinire la percezione dell'intera isola.

A chiudere il percorso è un ambiente immersivo che utilizza la realtà aumentata per ricostruire la Grotta Azzurra sia nell'età imperiale sia nella sua configurazione contemporanea. Attraverso i visori, il visitatore può confrontare due epoche differenti dello stesso luogo, sperimentando una lettura che unisce ricerca archeologica, ricostruzione storica e innovazione digitale.

L'iniziativa segna anche una tappa significativa nello sviluppo dei Musei e Parchi archeologici di Capri. Come sottolinea Massimo Osanna, la mostra ricostruisce «il processo storico e culturale che ha portato Capri a diventare uno dei luoghi più emblematici dell'immaginario europeo», intrecciando natura, archeologia, arte e letteratura nella costruzione dell'identità dell'isola. Per Luca Di Franco, direttore dell'istituto, il progetto rappresenta invece il punto di partenza di una nuova stagione di valorizzazione, nella quale la storia di Capri viene interpretata come un patrimonio unitario capace di mettere in relazione paesaggio, memoria e ricerca scientifica.

Lavinia Trivulzio, 04 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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