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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliIl CAMeC della Spezia inaugura una nuova fase della propria programmazione scientifica con una mostra dedicata a uno dei protagonisti dell'arte italiana contemporanea. Dal 10 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 il museo presenta «Francesco Clemente. Il primato del disegno. Opere 1975-1985», esposizione curata da Francesco Guzzetti che ricostruisce il primo decennio della ricerca dell'artista e apre il progetto pluriennale «Oltreconfine. Arte italiana 1968-1989», ideato da Arturo Galansino.
L'iniziativa assume un valore che va oltre la dimensione monografica. Rappresenta infatti il primo capitolo di un programma destinato a rileggere una stagione decisiva dell'arte italiana attraverso alcuni dei suoi protagonisti, affrontando il periodo compreso tra la fine dell'Arte Povera e l'affermazione internazionale della Transavanguardia, quando la ricerca artistica italiana ridefinisce il proprio linguaggio confrontandosi con la fotografia, il concettuale, il ritorno alla pittura e le contaminazioni culturali provenienti da contesti extraeuropei.
All'interno di questa cornice, Francesco Clemente occupa una posizione centrale. Nato nel 1952, l'artista costruisce tra la metà degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta un percorso autonomo rispetto alle principali correnti del tempo, sviluppando un linguaggio che intreccia autobiografia, simbolismo, spiritualità orientale e sperimentazione tecnica. È proprio questo passaggio che la mostra sceglie di indagare, concentrandosi sugli anni nei quali prende forma la sua identità artistica.
Il percorso prende avvio dalle opere realizzate negli anni Settanta, quando Clemente utilizza ancora la fotografia come strumento di indagine, per seguire progressivamente il passaggio verso il disegno e infine alla pittura. Il filo conduttore è proprio il disegno, inteso non come fase preparatoria, ma come linguaggio autonomo e principio costruttivo dell'intera ricerca.
Matite colorate, pastelli e acquerelli diventano strumenti attraverso cui l'artista sviluppa immagini riconoscibili ma volutamente enigmatiche. Figure, simboli e autoritratti costruiscono un lessico personale che contribuisce al ritorno della figurazione nella generazione emersa alla fine degli anni Settanta, segnando una discontinuità rispetto ai linguaggi concettuali dominanti nel decennio precedente.
Proprio gli autoritratti rappresentano uno dei nuclei più significativi della mostra. Attraverso di essi Clemente elabora una riflessione sull'identità destinata a diventare uno dei temi centrali della sua produzione e, al tempo stesso, conquista una crescente visibilità internazionale nei primi anni Ottanta.
L'esposizione riunisce opere provenienti da importanti collezioni private e istituzioni italiane, tra cui la Collezione Maramotti e le raccolte di Intesa Sanpaolo, consentendo il ritorno alla pubblica fruizione di lavori raramente esposti negli ultimi decenni. Ad accompagnare il progetto sarà un catalogo scientifico con la schedatura completa delle opere e nuovi contributi critici dedicati a questa fase della produzione dell'artista.
La mostra inaugura anche il progetto «Oltreconfine. Arte italiana 1968-1989», destinato a svilupparsi attraverso una serie di esposizioni che intendono proporre una nuova lettura dell'arte italiana del secondo Novecento. Il titolo sintetizza tre diversi livelli di interpretazione. Il primo è storico e individua un arco cronologico che attraversa la crisi dei linguaggi modernisti, l'affermazione dell'arte concettuale e il ritorno alla pittura. Il secondo riguarda la dimensione internazionale, sottolineando come gli artisti italiani di quella stagione abbiano costruito un dialogo continuo con culture e contesti diversi, superando definitivamente una prospettiva nazionale. Il terzo è invece legato ai linguaggi, mettendo in evidenza la progressiva dissoluzione dei confini tra pittura, fotografia, installazione, performance e pratiche interdisciplinari.
Il progetto si inserisce nel nuovo indirizzo scientifico del CAMeC, rafforzato dalla recente costituzione di un Comitato Scientifico presieduto da Gerhard Wolf, direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max Planck Institut, e composto da studiosi e curatori internazionali tra cui Arturo Galansino, Francesco Guzzetti, Mirjam Varadinis, Elena Volpato, Giuseppe Iannaccone e Giulia Lecchini.
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