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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliRoma, Venezia, il mondo. Bvlgari ha costruito nel tempo un percorso culturale che affianca la storia della Maison. Un percorso nato dal patrimonio creativo del marchio e cresciuto attraverso il dialogo con arte, architettura, conservazione e ricerca contemporanea. È il territorio su cui si muove Matteo Morbidi, architetto formatosi all’Università di Firenze, con oltre quindici anni di esperienza nei grandi marchi del lusso. Entrato in Bvlgari nel 2015, dopo l’esperienza da Louis Vuitton Malletier a Parigi, ha seguito collaborazioni con istituzioni culturali internazionali, progetti di mecenatismo e mostre dedicate al patrimonio della Maison. Dal 2023 è Heritage & Philanthropy Director di Bvlgari e dal marzo 2024 è anche alla guida della Fondazione Bvlgari. In questa prospettiva Venezia occupa un ruolo centrale: è un luogo in cui ridefinire il rapporto tra patrimonio, responsabilità culturale e dove costruire nuove forme di mecenatismo.
Perché Venezia è diventata un luogo così importante per il percorso culturale di Bvlgari?
Venezia rappresenta per Bvlgari un luogo profondamente simbolico. È una città in cui memoria, stratificazione culturale e apertura internazionale convivono in modo unico. Il nostro legame con Venezia nasce molti anni fa, con il restauro della Scala d’Oro di Palazzo Ducale nel 2006, e si è evoluto nel tempo attraverso un dialogo sempre più articolato con il patrimonio storico e con la contemporaneità. La partnership con la Biennale rende questa relazione ancora più naturale, perché è uno spazio in cui culture, linguaggi e visioni diverse si incontrano e si trasformano reciprocamente. Per una Maison come Bvlgari, la cui identità è da sempre improntata all’idea di contaminazione culturale e alla libertà creativa, Venezia rappresenta un contesto estremamente coerente.
Negli anni Bvlgari è intervenuta a Venezia dal patrimonio storico — con il restauro della Scala d’Oro di Palazzo Ducale e dei dipinti di Paolo Veronese a Murano — fino alla Biennale Arte. Quanto conta per voi tenere insieme conservazione, ricerca e sperimentazione?
Per noi è fondamentale. Non vediamo il patrimonio storico e la contemporaneità come dimensioni separate, ma come parti di uno stesso ecosistema culturale. Conservare significa anche creare le condizioni affinché il passato continui a generare nuovi significati nel presente. Allo stesso tempo, sostenere la ricerca e la sperimentazione contemporanea significa investire nella costruzione del patrimonio futuro. Bvlgari ha sempre cercato di lavorare in questo spazio di dialogo tra memoria e innovazione, tra tutela e trasformazione. È un approccio che nasce dal nostro stesso DNA: una Maison romana profondamente legata alla storia, ma che ha costruito la propria identità attraverso la capacità di reinterpretare continuamente linguaggi, materiali e forme culturali.
Bvlgari, Spazio Esedra, Giardini della Biennale, Lotus L. Kang
La Biblioteca Nazionale Marciana è un importante simbolo della memoria e della trasmissione del sapere. Che dialogo avete cercato con gli interventi contemporanei di Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda (evento collaterale della Biennale Arte 2026) ?
La Biblioteca Nazionale Marciana è uno dei luoghi più emblematici di Venezia perché custodisce il tema della trasmissione del sapere, ma anche quello della sua continua reinterpretazione. Ci interessava mettere in dialogo questo spazio carico di storia con due pratiche artistiche molto diverse ma accomunate da una forte riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla trasformazione dei linguaggi. Lara Favaretto lavora spesso sull’idea di precarietà, di archivio e di monumento temporaneo; Monia Ben Hamouda, invece, esplora il rapporto tra segno, spiritualità, linguaggio e identità culturale. Inserire questi interventi all’interno della Marciana significa attivare un confronto vivo tra patrimonio e contemporaneità, evitando una lettura statica o puramente celebrativa dello spazio storico.
Il progetto di Lotus L. Kang, allestito allo Spazio Esedra ai Giardini per la Biennale Arte 2026, attraversa temi come instabilità, trasformazione e temporalità non lineare. Vi interessa un’arte che non produce immagini definitive, ma ambienti e processi in continua evoluzione?
Sì, molto. Il lavoro di Lotus L. Kang ci ha interessato proprio perché mette al centro l’idea di trasformazione continua. Le sue opere non sono mai completamente fissate: reagiscono alla luce, all’umidità, al tempo e alla presenza del pubblico. È un approccio che ci sembra particolarmente rilevante oggi, perché restituisce all’opera una dimensione organica, instabile e aperta. Non ci interessa un’arte che imponga significati definitivi, ma pratiche capaci di generare domande, esperienze e possibilità di interpretazione. In questo senso, il progetto presentato allo Spazio Esedra dialoga molto bene con l’idea di una cultura intesa come processo vivo, in continua evoluzione.
Bvlgari vive di manifattura, materiali, tecniche e trasmissione del sapere. In che modo questo patrimonio dialoga con immaginari, tecniche, processi e ricerche dell’arte contemporanea?
Esiste un dialogo molto naturale tra il mondo della manifattura e quello dell’arte contemporanea. Entrambi lavorano sulla materia, sul gesto, sul tempo e sulla trasformazione. In Bvlgari il savoir-faire non è semplicemente una competenza tecnica, ma una forma di conoscenza culturale che si costruisce e si trasmette nel tempo. Molti artisti contemporanei oggi riflettono proprio su questi temi: sulla memoria dei materiali, sulla stratificazione dei processi, sul rapporto tra artigianalità e innovazione. Ci interessa sostenere pratiche che mantengano questa complessità e questa profondità. In fondo, anche il lavoro artistico e quello artigianale condividono una stessa attenzione verso il dettaglio, la ricerca e la capacità di trasformare la materia in esperienza culturale.
Matteo Morbidi
Lusso e arte condividono una dimensione esperienziale fatta di tempo, attenzione, memoria ed emozione. Quanto vi interessa costruire non solo oggetti o eventi, ma esperienze capaci di lasciare una traccia culturale?
Ci interessa moltissimo. Oggi il valore culturale di un progetto non si misura solo nella sua dimensione estetica o spettacolare, ma nella capacità di generare un’esperienza significativa e duratura. Sia il lusso sia l’arte lavorano sul tempo: richiedono attenzione, presenza, sensibilità. Per noi è importante creare contesti in cui il pubblico possa vivere un’esperienza autentica, che lasci una memoria, una riflessione o anche semplicemente una diversa percezione dello spazio e del tempo. È anche questo il senso del nostro approccio al patronage culturale: non occupare uno spazio, ma contribuire a costruire un dialogo che continui oltre l’evento stesso e che possa produrre valore culturale nel lungo periodo.
Diventare Partner Esclusivo della Biennale Arte fino al 2030 è una responsabilità culturale particolarmente visibile. Come immaginate questo ruolo nei prossimi anni?
Lo immaginiamo come un impegno di lungo periodo fondato sulla continuità, sull’ascolto e sulla costruzione di relazioni culturali autentiche. Essere Partner Esclusivo non significa semplicemente sostenere un evento, ma contribuire alla creazione di un ecosistema culturale aperto al dialogo, alla ricerca e alla sperimentazione. Il nostro approccio non è episodico: vogliamo costruire nel tempo una presenza coerente, capace di accompagnare gli artisti e le istituzioni attraverso progetti che abbiano una reale profondità culturale che sia destinata ad un pubblico sempre più ampio. La Biennale è uno dei luoghi più importanti al mondo per il pensiero contemporaneo e per noi è fondamentale affrontare questo ruolo con responsabilità, sensibilità e visione a lungo termine.
C’è un luogo, un’opera o un progetto sostenuto da Bvlgari che rappresenta in modo emblematico il senso del vostro lavoro culturale?
È difficile sceglierne uno soltanto, perché il nostro percorso culturale si è sviluppato attraverso progetti molto diversi tra loro. Sicuramente Venezia occupa un posto speciale, perché qui convivono perfettamente le due dimensioni che per noi sono fondamentali: la tutela del patrimonio storico e il sostegno alla creatività contemporanea. Dal restauro della Scala d’Oro alla Biennale Arte, fino ai progetti di Fondazione Bvlgari alla Marciana, esiste una continuità molto forte. Se però dovessi individuare un elemento comune, direi che il senso del nostro lavoro culturale sta proprio nella capacità di creare connessioni tra tempi, linguaggi e comunità differenti, trasformando la memoria in una risorsa attiva per il presente e per il futuro.
Bvlgari, Biblioteca Nazionale marciana, Venezia, Lara Favaretto
Jenny Dogliani
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