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BRAFA 2026 - Jan Muller Antiques

© Luk Vander Plaetse

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BRAFA 2026 - Jan Muller Antiques

© Luk Vander Plaetse

Bruegel e compagnia: le principali vendite da BRAFA Art Fair 2026

Si è conclusa a Bruxelles il 31 gennaio l'edizione numero 71 di una fiera dal fascino fiabesco, ma che non ha mancato di registrare una serie di affari davvero significativi

Si è conclusa a Bruxelles il 31 gennaio l'edizione numero 71 di BRAFA, una fiera dal fascino fiabesco, come abbiamo raccontato in questo articolo, ma che nel momento concretizzare il suo fascino si è dimostrata concreta quanto era necessario. Il riferimento è alle vendite, obiettivo dichiarato ma non gridato dei circa 150 espositori, che nei giorni di esposizione hanno visto passare circa 72 mila visitatori (risultato che conferma il record dell'anno scorso). Molti di questi hanno avviato trattative, concluso acquisti, mettendo il fiocco a un evento la cui identità culturale conserva dopotutto, intatta, una finalità commerciale. Di seguito alcune degli affari più significativi.

Nel moderno, le prime acquisizioni arrivano dalla galleria Van Herck-Eykelberg, che ha chiuso la vendita di opere di Pierre Alechinsky, René Magritte e Dan Van Severen, oltre a diversi lavori di James Ensor e Léon Spilliaert, confermando l’appeal costante dei grandi nomi del Novecento. Alla sua prima partecipazione, Martos Gallery ha registrato un esordio particolarmente convincente. La galleria newyorkese ha venduto non meno di dieci opere di Keith Haring, tra cui un lavoro da 500 mila dollari, che l'ha convinta a confermare fin da ora il ritorno per la prossima edizione.

Il contemporaneo ha seguito un ritmo simile. Almine Rech ha piazzato numerose opere con prezzi che spaziano da poche migliaia di euro a oltre 250 mila euro, tra cui una ceramica di Miquel Barceló (80-100 mila euro), una scultura di Hans Op de Beeck (70-90 mila euro), il dipinto di Javier Calleja (250-275 mila euro), una scultura di Johan Creten (70-80 mila euro), opere di Minjung Kim (70-90 mila euro) e Taryn Simon (35-40 mila euro), oltre ai dipinti di Vivian Springford (150-200 mila euro), Thu-Van Tran (45-50 mila euro) e Paul de Flers (25-30 mila euro).

BRAFA 2026 - De Wit Fine Tapistries © Emmanuel Crooÿ

Anche Sofie Van de Velde ha registrato vendite di opere di Jean Brusselmans, Raoul De Keyser e Jozef Peeters, in una fascia compresa tra 30 e 150 mila euro, oltre a lavori contemporanei a partire da 3,4 mila euro. Rodolphe Janssen ha concluso diverse transazioni, tra cui un disegno di Paul Delvaux (90-100 mila euro), sculture di Thomas Lerooy (18-23 mila euro), opere di Matthew Hansel (4,5-40 mila euro) e dipinti di Léon Wuidar (30-45 mila euro). Alla Galerie Alexis Pentcheff sono passati di mano lavori di Bernard Buffet, Janssens e Gruau, oltre a una scultura di André Masson, ma i prezzi non sono stati resi noti.

La Galerie Taménaga ha ceduto sei opere di Enrico Tealdi a prezzi compresi tra 7 e 15 mila euro, oltre a importanti lavori di Georges Rouault, tra cui «Le Docte» e uno studio, acquistati da collezionisti privati belgi. Meessen ha venduto circa dieci opere di Lea Belooussovitch, mentre la Stern Pissarro Gallery ha segnalato vendite per lavori di Renoir, Chagall, Hartung, Corneille, Delvaux, Zadkine, Calder, Herbin, Dufy e Lélia Pissarro, in una fascia compresa tra 10 e 500 mila euro.

Grande capitolo, come da tradizione di BRAFA, quello dedicato all'arte africana. Alla Galerie Flak trovano acquirenti una bambola Hopi Kachina per 35 mila euro, un ornamento auricolare Maori per 4 mila euro e una decorazione rituale Malangan per 10 mila euro. La Claes Gallery ha ceduto una maschera Yaouré della Costa d’Avorio (30-60 mila euro) e una maschera Dan Mano per circa 150 mila euro, oltre a un grande dipinto di Kenneth Noland. Galerie Hioco colloca un capitello Gandhara per 80 mila euro, mentre Grusenmeyer-Woliner vende numerose sculture Gandhara e un teschio di triceratopo. Stone Gallery conclude circa quaranta vendite, tra cui una maschera in fibra pat-karo dal Brasile e una maschera Tonkongba della Guinea.

BRAFA 2026 - Galerie Ary Jan © Luk Vander Plaetse

Nel settore degli Old Master, De Jonckheere ha venduto, tra le altre, una coppia di dipinti di Van Kessel II e un’opera della dinastia Bruegel. Klaas Muller ha piazzato tredici dipinti, tra cui «Ritratto di Lady Bagster con suo figlio» (1649) di Cornelis van Ceulen, venduto al Musée du Luxembourg. Jan Muller Antiques ha venduto «Il trionfo dell’Eucaristia» di Jacob Jordaens per circa 200 mila euro, oltre ad altre opere tra 75 e 125 mila euro. Arnaud Costermans ha concluso la vendita di una veduta di Venezia di Apollonio Domenichini per circa 80 mila euro.

Tra oreficeria e antiquariato, d’Arschot & Cie ha cocluso per una coppa di Augusta a 40 mila euro, mentre Francis Janssens van der Maelen ha collocatp circa trenta oggetti, principalmente argenti Art Déco, con prezzi tra 30 e 50 mila euro. Nel comparto delle arti decorative, De Wit Fine Tapestries ha venduto un arazzo raffigurante «Marie du Rosaire et donateur», Mearini un pilastro di recinzione presbiteriana e la Galerie Haesaerts-le Grelle un lampadario di Gustave Serrurier-Bovy (1904-1905). Vagabond Antiques, invece, ha ceduto tra gli altri un marmo scolpito senese su base in marmo nero per 18 mila euro. Infine, nel design, robertaebasta ha venduto la sedia «Cocoon» di Louis Vuitton, edizione 8/8, a un prezzo compreso tra 50 e 60 mila euro, confermando il rinnovato slancio del settore.

Redazione, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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