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David Weiss, Crack of Dawn, exhibition view, Ordet

Foto: Nicola Gnesi

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David Weiss, Crack of Dawn, exhibition view, Ordet

Foto: Nicola Gnesi

Alle prime luci dell’alba. David Weiss disegna la città, a Milano

Esposti alla galleria Ordet, i lavori dell'artista non documentano il paesaggio urbano, ma catturano l’essenza del quotidiano e la trasformano in oggetto di contemplazione

Una nuova mostra porta per la prima volta in luce i disegni monumentali di David Weiss intitolati Morgengrauen (“Alle prime luci dell’alba”), opere che trasformano il paesaggio urbano in una meditazione visiva tra astrazione e realtà. La serie, composta da nove lavori, alterna campiture di inchiostro nero a spazi vuoti su carta grezza, rappresentando insiemi di edifici in diversi gradi di stilizzazione. A esporla è la galleria Ordet, a Milano, fino al 31 gennaio 2026.

Una delle opere unisce tre composizioni verticali su un unico foglio, ricordando fotogrammi di un immaginario film noir, mentre gli altri sei sviluppano scene orizzontali su rotoli di carta, come vedute aeree di città sospese tra densità e rarefazione. Una foschia cupa avvolge quasi tutti i lavori, tranne in un caso, dove gli edifici, ridotti a linee e piani, si dissolvono in una dimensione quasi fantasmagorica, evocando le geometrie dell’Arte Concreta.

Il lavoro di Weiss si inserisce in un contesto culturale e storico ben preciso. Nel 1974, l’architetto svizzero Rolf Keller pubblicava Bauen Als Umweltzerstörung (Costruire come distruzione ambientale), definendo l’edilizia contemporanea una vera e propria «galleria della bruttezza». Keller denunciava non solo le conseguenze ecologiche dell’espansione urbana, ma anche la devastazione estetica che il modernismo recava ai paesaggi svizzeri. I disegni di Weiss sembrano raccogliere quell’eredità critica, rappresentando quartieri periferici e sviluppi suburbani generici, simbolo di un modernismo commercializzato e della pianificazione urbana come espressione di capitalismo estetico.

Eppure, la visione di Weiss non è puramente didattica né moralistica. Osservando questi scenari apparentemente anonimi, l’artista coglie una bellezza malinconica, suggerendo una tensione tra ironia e sublime che richiama allo stesso tempo il fumettista underground Robert Crumb e il pittore romantico Caspar David Friedrich. I suoi edifici rettangolari, quasi ridotti a pattern astratti, invitano a riflettere su come l’arte e l’architettura possano trasformarsi in strumenti di visione ideologica, sostituendo una narrazione con un’altra.

Morgengrauen non documenta quindi il paesaggio urbano, ma cattura l’essenza del quotidiano e la trasforma in materia di contemplazione. Se gli edifici degli anni Settanta potevano apparire come simboli di una devastazione estetica, oggi acquisiscono valore storico, e il lavoro di Weiss stimola un dialogo tra memoria e reinterpretazione, tra critica e ammirazione.

Redazione, 28 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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