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Redazione
Leggi i suoi articoliPareti bianche, stand svuotati delle opere, spazi espositivi che tornano improvvisamente alla loro condizione originaria. È l'immagine con cui si conclude Art Basel Paris 2026, quinta edizione della manifestazione internazionale ospitata al Grand Palais, costretta a interrompere il proprio programma venerdì 23 ottobre alle ore 19, con due giorni di anticipo rispetto alla chiusura prevista per domenica 25. La decisione è stata annunciata dagli organizzatori alla vigilia delle nuove manifestazioni programmate nella capitale francese per sabato 24 ottobre, dopo che le proteste del fine settimana precedente erano state accompagnate da episodi di violenza e danneggiamenti. La sicurezza del pubblico, delle gallerie, del personale e delle opere è stata indicata come la ragione principale di una scelta senza precedenti per la manifestazione parigina.
La comunicazione, firmata dai vertici di Art Basel, tra cui il direttore della fiera Karim Crippa e il Chief Artistic Officer Vincenzo de Bellis, ha confermato la cancellazione delle aperture di sabato e domenica. Il venerdì è rimasto così l'unico giorno effettivamente accessibile al grande pubblico, dopo le giornate riservate ai collezionisti e agli operatori professionali. Un ridimensionamento significativo per un appuntamento che aveva riunito 211 gallerie provenienti da 41 Paesi e territori, confermando la centralità di Parigi nel mercato internazionale dell'arte moderna e contemporanea. Le immagini degli stand ormai spogli restituiscono una dimensione particolarmente eloquente di questa conclusione anticipata. Dopo giorni di allestimenti, presentazioni e trattative, le pareti tornano bianche, mentre la scenografia temporanea di una grande manifestazione commerciale lascia il posto alle operazioni di disallestimento. È un'immagine che contrasta con l'eccezionale concentrazione di opere, artisti e gallerie internazionali che aveva caratterizzato le giornate inaugurali. Ed è anche il segno concreto di una decisione che ha modificato improvvisamente programmi, trasporti, appuntamenti e attività commerciali.
La chiusura anticipata arriva infatti al termine di giornate nelle quali il mercato aveva mostrato risultati importanti, comprese diverse transazioni milionarie comunicate dalle gallerie. Ma la cancellazione del fine settimana colpisce una fase differente della manifestazione, tradizionalmente dedicata anche ai collezionisti privati che non partecipano alle anteprime, agli acquirenti provenienti dalle regioni francesi e dai Paesi confinanti e a un pubblico più ampio rispetto a quello degli appuntamenti riservati agli operatori professionali. È soprattutto su questo versante che emergono le conseguenze economiche. Le gallerie hanno sostenuto integralmente i costi degli stand, del trasporto e dell'assicurazione delle opere, degli allestimenti e della permanenza del personale, vedendo ridursi sensibilmente il tempo disponibile per recuperare gli investimenti. La perdita delle due giornate finali non produce necessariamente gli stessi effetti su tutti gli espositori. Per le grandi gallerie internazionali, capaci di concentrare le principali vendite durante le anteprime riservate ai collezionisti, l'impatto potrebbe essere relativamente contenuto. Per gli operatori di dimensioni medie e per le realtà più giovani, che utilizzano la fiera anche per costruire relazioni commerciali e incontrare nuovi compratori, la rinuncia al fine settimana rappresenta invece un problema più rilevante.
Il malcontento è emerso nelle dichiarazioni di diversi galleristi francesi. Nathalie Obadia ha sottolineato il peso commerciale della domenica, quando arrivano a Parigi collezionisti dalle regioni e dall'estero, mentre Georges-Philippe Vallois ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà delle gallerie più giovani. Una questione che riapre anche il dibattito sulla distribuzione dei rischi nel sistema fieristico, dove i costi della partecipazione vengono sostenuti dagli espositori indipendentemente dall'effettivo numero di giornate di attività commerciale. La situazione coinvolge del resto gran parte del sistema culturale parigino. In previsione delle manifestazioni del 24 ottobre, il Louvre, il Musée d'Orsay, il Musée de l'Orangerie e il Musée national Picasso-Paris hanno annunciato la chiusura precauzionale, mentre analoghe misure riguardano la Fondation Louis Vuitton e la Bourse de Commerce – Pinault Collection. Anche diverse gallerie private, tra cui Gagosian e Hauser & Wirth, hanno previsto la sospensione dell'attività nelle proprie sedi parigine. La scelta di Art Basel si inserisce dunque in una più ampia riorganizzazione della vita culturale della capitale, condizionata dalle tensioni sociali e dalle misure di sicurezza.
Le conseguenze sono visibili anche all'esterno del Grand Palais. Il programma pubblico di Art Basel Paris aveva trasformato avenue Winston-Churchill, tra il Grand Palais e il Petit Palais, in uno spazio dedicato a installazioni e sculture contemporanee. Anche questi interventi sono stati interessati da operazioni di rimozione anticipata, modificando l'aspetto di uno dei luoghi simbolo della settimana dell'arte. La decisione degli organizzatori è stata assunta in via preventiva, sulla base dei rischi legati alle manifestazioni annunciate. È un elemento importante: la fiera non è stata interrotta da un episodio di violenza all'interno del Grand Palais, ma dalla valutazione delle condizioni di sicurezza per le giornate successive. La distinzione non attenua le conseguenze per gli espositori, ma chiarisce il contesto nel quale è maturata una scelta eccezionale.
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