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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliSecondo il primo bilancio semestrale di Artprice, il mercato internazionale delle aste d’arte chiude il primo semestre del 2026 con un fatturato in crescita del 47% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, collocando i primi sei mesi dell’anno tra i cinque migliori semestri mai registrati. Un dato positivo che, tuttavia, richiede una lettura più articolata, dal momento che la ripresa non coinvolge in modo uniforme tutti i segmenti del mercato.
A sostenere la crescita è soprattutto il mercato delle opere blue chip del Novecento storico e del dopoguerra. Il semestre ha premiato il masterpiece market, alimentato dall’arrivo sul mercato di alcune grandi raccolte private e da un ristretto numero di trophy lots capaci di concentrare una quota rilevante del fatturato.
Emblematici i risultati delle collezioni S.I. Newhouse, Lewis e Agnes Gund. La raccolta Newhouse, dispersa da Christie’s, ha totalizzato 630,8 milioni di dollari, contribuendo a una 20th Century Evening Sale da oltre 1,12 miliardi di dollari, appena la seconda nella storia della maison a superare la soglia del miliardo. La Lewis Collection da Sotheby's ha superato i 300 milioni di sterline, mentre la raccolta di Agnes Gund (Christie's) ha realizzato 150,8 milioni di dollari, confermando la forza del mercato per le opere sostenute da provenienze eccezionali.
I risultati dei singoli capolavori confermano tale concentrazione del valore. Number 7A (1948) di Jackson Pollock è stato aggiudicato per 181,2 milioni di dollari, nuovo record mondiale per l’artista. Danaïde di Constantin Brancusi ha raggiunto 107,6 milioni di dollari, stabilendo il nuovo record d’asta per lo scultore, mentre No. 15 (Two Greens and Red Stripe) di Mark Rothko, proveniente dalla collezione Gund, è stato venduto per 98,4 milioni di dollari, nuovo record d’asta per l’artista e risultato che ha contribuito a portarlo quest'anno, per la prima volta, al secondo posto della classifica mondiale per fatturato d’asta, alle spalle di Pablo Picasso, che mantiene la leadership con 361 milioni di dollari (pur senza il contributo di un dipinto di particolare rilievo passato sul mercato).
Fuori da questo ristretto segmento, il quadro appare meno dinamico. Il dato più significativo riguarda l’arte contemporanea, che nei primi sei mesi del 2026 rappresenta appena l’11% del fatturato mondiale delle aste, contro il 16% dello stesso periodo del 2025 e il 23% del 2021. In termini reali il comparto registra inoltre una flessione dell’1,2%, in controtendenza rispetto alla crescita generale del mercato. La debolezza non riguarda soltanto il contemporaneo. Anche le fasce intermedie mostrano maggiore prudenza. La domanda internazionale si concentra sempre più sulle opere rare, storicizzate e sostenute da provenienze solide, mentre i segmenti privi di questi elementi faticano maggiormente a trovare spazio.
Gli altri indicatori restituiscono comunque un mercato attivo. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati venduti 442 mila lotti, il volume più elevato mai registrato in un semestre e circa tre volte superiore rispetto al primo semestre del 2000. Il tasso di invenduto resta stabile al 31%. Sul piano geografico, Stati Uniti e Regno Unito consolidano la propria leadership con il 68% del fatturato mondiale delle aste, mentre la Cina arretra al terzo posto. La ripresa dunque è reale, ma procede a velocità diverse: il mercato cresce, senza però coinvolgere in modo uniforme tutti i suoi segmenti.
Ludovica Zecchini
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