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Un’immagine dell’inaugurazione della mostra «Exercises in Empathy: Spiritual Machines» nel cortile dell’Università Cattolica di Milano

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Un’immagine dell’inaugurazione della mostra «Exercises in Empathy: Spiritual Machines» nel cortile dell’Università Cattolica di Milano

Arte ed empatia nell’era dell’Intelligenza Artificiale: la Triennale Art Cut alla Cattolica di Milano

Promossa dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, la rassegna coinvolge sette atenei distribuiti su tre continenti e si propone come laboratorio culturale e morale, dove l’arte diventa strumento di dialogo tra saperi, sensibilità e visioni del mondo

Alessia De Michelis

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Quattordici opere, quattro artisti e un interrogativo che attraversa il nostro tempo: come cambia il rapporto con il sacro, la coscienza e la mortalità nell’interazione con le macchine? È il nucleo di «Exercises in Empathy-Spiritual Machines», mostra allestita negli spazi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, visitabile fino al 20 novembre, nell’ambito della prima Triennale d’Arte contemporanea delle Università Cattoliche nel mondo.

Promossa dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, la rassegna coinvolge sette atenei distribuiti su tre continenti e si propone come laboratorio culturale e morale, dove l’arte diventa strumento di dialogo tra saperi, sensibilità e visioni del mondo. Il progetto, dedicato all’empatia, si inserisce nella riflessione di Papa Leone XIV sull’Intelligenza Artificiale e sui limiti dei sistemi tecnologici nel comprendere la dimensione affettiva e spirituale dell’essere umano.

A Milano, la curatela generale è affidata a Nuno Crespo, con Elena Di Raddo e Alessandra Squizzato come co-curatrici. Le opere trasformano gli ambienti storici dell’Ateneo in luoghi di contemplazione e confronto interiore.

Gian Maria Tosatti presenta «Respiro», installazione in cui una lenta gocciolatura di sangue sintetico evoca le ferite della storia nascoste nell’architettura. Le strutture neo-concretiste di Rodrigo Cass, animate da videoproiezioni, intrecciano astrazione, materia e trascendenza. Le sculture in ferro di Rui Chafes, dalle forme organiche, instaurano un dialogo con chi attraversa cortili e chiostri. «Unsaid», nata dalla collaborazione tra Chafes e l’artista e poetessa Orla Barry, unisce invece scultura, voce e riferimenti al corpo.

Il titolo evoca così la tensione tra determinismo meccanico e dimensione metafisica. Come sottolinea Elena Beccalli, rettrice dell’Ateneo, l’arte può guidare a riscoprire un’empatia che nasce dal cuore e dallo spirito. Non semplice comprensione dell’altro, ma capacità di abitarne il punto di vista: una pratica necessaria per costruire comunità nell’era digitale.

Alessia De Michelis, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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