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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliDal 5 all’8 febbraio 2026 torna, per la 14ma edizione, ART CITY Bologna, il programma di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna, con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, con la direzione artistica di Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Al centro di questa edizione l’incontro con l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, millenaria istituzione del sapere, interlocutrice privilegiata di un progetto pensato per connettere ricerca, visione critica e dimensione pubblica.
Curato da Caterina Molteni e intitolato «Il corpo della lingua», lo Special Program indaga dunque l’educazione come esperienza incarnata. Il titolo richiama un saggio di Giorgio Agamben che descrive il linguaggio come un corpo vivo e sensibile, dotato di una propria materialità. Un’idea tratta dal riferimento a Pantagruel di Rabelais – simbolo di un linguaggio espanso e corporeo – e anche dalle pratiche artistiche che esplorano la dimensione fisica della conoscenza. «Abbiamo scelto di lavorare sul tema dell’Università e della formazione – spiega Lorenzo Balbi – non come ambiti astratti o esclusivamente teorici, ma come esperienze profondamente incarnate, che attraversano i corpi, i linguaggi e gli spazi della città. “Il corpo della lingua”, curato da Caterina Molteni, nasce dal desiderio di mettere in dialogo l’arte contemporanea con l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, un’istituzione che da secoli rappresenta un luogo di produzione, trasmissione e negoziazione del sapere. Le artiste e gli artisti invitati interrogano la conoscenza come processo vivo, sensibile, spesso conflittuale, capace di rivelare le strutture di potere che attraversano i contesti educativi, ma capace anche di immaginare forme alternative di apprendimento e condivisione. Le sette sedi dello Special Program – dal Teatro Anatomico alla Biblioteca Universitaria, dagli spazi storici a quelli dedicati alla didattica e alla ricerca – non sono semplici contenitori, ma dispositivi narrativi che attivano nuove letture della storia accademica e urbana di Bologna. Così ART CITY continua a essere un progetto di divulgazione dei linguaggi del contemporaneo, capace di aprire luoghi, creare connessioni e rafforzare il legame tra produzione culturale, formazione e territorio».
Gli artisti coinvolti declinano questi temi in forme diverse: Mike Kelley indaga l’«inconscio scolastico», Augustas Serapinas coinvolge gli studenti in azioni performative, Alexandra Pirici trasforma il corpo-oggetto del Teatro Anatomico in una presenza plurale e mutante. Jenna Sutela immagina comunicazioni tra microbi e forme di vita non umane, giulia deval analizza intonazioni e rapporti di potere nell’Aula Alessandro Ghigi, Ana Mendieta intreccia corpo e natura, mentre Nora Turato lavora su respiro e battito come ritmo della conoscenza.
Dall’Aula «Alessandro Ghigi» dell’ex Istituto di Zoologia al Teatro Anatomico, dalla Fondazione Zeri alla Biblioteca Universitaria, passando per l’ex Facoltà di Ingegneria, il Laboratorio didattico del Distretto Navile, la Sala Boschereccia di Palazzo Hercolani, gli spazi non sono dunque semplici contenitori, ma parte integrante del racconto: luoghi che custodiscono la storia accademica bolognese riletti, attraverso gli interventi artistici, alla luce delle trasformazioni del linguaggio, del sapere e delle forme di trasmissione. ART CITY rende il contemporaneo accessibile, trasformando la città in un territorio di esperienze dirette e condivise, chiamando il pubblico a partecipare attivamente. In un contesto segnato dalla crescente centralità dell’intelligenza artificiale, «Il corpo della lingua» propone una riflessione sulla fiducia nel corpo, nella memoria sensibile, nei gesti e nelle parole che prendono forma.
Oltre agli appuntamenti ufficiali dello Special Program, nell’ambito e nei giorni di ART CITY Bologna si trasforma in un museo a cielo aperto con mostre e iniziative in tantissimi musei, gallerie e associazioni,
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