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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliSi è chiusa ieri Art Basel 2026, a Basilea, e dopo tanti commenti e opinioni dei giorni di fiera, ci troviamo ora a commentare quel che alla fine più di tutto conta in queste circostanze: le vendite. Posto che di possibili operazioni "segrete", accordi preliminari e promesse d'acquisti sentiremo parlare nelle prossime settimane, i sei giorni della fiera più importante del mondo hanno registrato transazioni serrate - e manifeste - fin dalle prime ore, come abbiamo raccontato nei report di vendita del primo e secondo giorno, quelli dedicati alla preview VIP. Come spesso accade, sono state proprio i primi affari a risultare i più importanti, se non altro perché realizzate dai collezionisti più facoltosi, che proprio alla luce della maggior propensione a spendere hanno ottenuto il pass per visitare gli stand in anteprima.
Poche sorprese, anche, nel rintracciare nei capolavori del Novecento e i maestri del dopoguerra l'oggetto delle trattative più importanti. Ne esce alla grande, per esempio, Hauser & Wirth. Dopo aver trovato un acquirente per il monumentale «Le peintre et son modèle dans un paysage» (1963) di Pablo Picasso alla cifra di 35 milioni di dollari, la corazzata svizzera ha dominato la seconda giornata piazzando un «Abstraktes Bild (940-7)» (2015) di Gerhard Richter per 20 milioni di dollari e la scultura «Les Fleurs» (2009) di Louise Bourgeois per 2,5 milioni di dollari. Poco distante, Gagosian ha blindato la vendita di un «Senza titolo» (1984) di Willem de Kooning per una cifra a sette zeri destinata a una collezione privata in Asia. GRAY ha puntato su David Hockney, la cui recente scomparsa ha riacceso i riflettori globali sulla sua opera. In questo caso su «Studio Interior #2» (2014), che la galleria ha collocato per 8.5 milioni di dollari, e sull'opera su carta «The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven) – 31 May, No. 1» (2011), venduta per 650 mila dollari.
Si è fatto sentire inoltre riverbero delle grandi mostre istituzionali cittadine. Complice la grande retrospettiva in corso al Kunstmuseum Basel, le opere di Helen Frankenthaler sono state tra le più contese della settimana. Thaddaeus Ropac ha finalizzato la cessione di «Sudden Wave» (1982) per circa 3 milioni di dollari, mentre Yares Art ha collocato «Gliding Figure» (1961) per 2 milioni di dollari. Lo stesso Ropac ha confermato l'ottimo momento per i maestri europei del dopoguerra vendendo «Peinture 146 x 97 cm, 31 janvier 1954» (1954) di Pierre Soulages per circa 3 milioni di dollari. Nello stand di White Cube si sono invece distinte le transazioni per l'espressionismo astratto di Lynne Drexler, con un «Senza titolo» (1960) ceduto a 2.5 milioni di dollari, e per la scultura materica di Doris Salcedo, il cui «Senza titolo» (2008) è volato a 1.35 milioni di dollari.
Il dipinto di Pablo Picasso venduto da Hauser & Wirth per 35 milioni di dollari
«Blue Obelisk» (1992) di Niki de Saint Phalle venduto da Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois per oltre 1 milione di dollari
La grande novità strategica di questa edizione, la piattaforma Basel Exclusive sviluppata in sinergia con oltre 190 gallerie del settore principale, ha centrato l'obiettivo di restituire alla fiera l'emozione della sorpresa, spingendo gli espositori a conservare opere inedite e di eccezionale caratura per lo svelamento pubblico (VIP) del primo giorno. Senza quindi divulgarle in anteprima. Almine Rech ha siglato una vendita importante posizionando un dipinto di Pablo Picasso in una forchetta compresa tra i 6 e i 6.5 milioni di dollari, David Zwirner ha piazzato la composizione «Transmission (E, rose)» (2026) di Elizabeth Peyton per 1.2 milioni di dollari e Galerie Lelong & Co. ha capitalizzato ancora sul fenomeno Hockney vendendo una sua tela per circa un milione di euro. Ottimo riscontro anche da Sprüth Magers, che ha ceduto l'opera concettuale «Emoji Series: INT. FRANK'S PENTHOUSE – EVENING BOBBY Reverse close-up.» (2017) di John Baldessari a un collezionista privato europeo per 500 mila dollari.
La sezione Unlimited, curata per la prima volta da Ruba Katrib (MoMA PS1) con 59 progetti monumentali, si è confermata un terreno fertile per l'inserimento di opere chiave in importanti collezioni pubbliche e private. L'installazione di Isa Genzken «Senza titolo» (2018), presentata in una collaborazione congiunta da Galerie Buchholz, Hauser & Wirth e David Zwirner, è stata acquistata da un museo europeo per 1.2 milioni di euro. White Cube ha venduto la potente installazione di Tracey Emin «Knowing My Enemy» (2002) per 1.25 milioni di sterline, mentre Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois ha collocato lo storico e imponente «Blue Obelisk» (1992) di Niki de Saint Phalle presso un museo privato in Francia per una cifra superiore al milione di dollari. Quanto al debutto europeo di Zero 10, la sezione curata da Eli Scheinman e Trevor Paglen dedicata alle pratiche digitali e generative, da segnalare Fellowship ha messo a segno il colpo della sezione vendendo «STANDARD» (2022) di John Gerrard a un'importante collezione privata americana per 500 mila dollari.
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