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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliArt Basel Miami Beach 2025 chiude con l’energia di un sistema che non finge più di cercare conferme: le possiede già. La seconda edizione diretta da Bridget Finn attraversa la città come un organismo compatto - 283 gallerie, 48 nuove presenze, oltre 80mila visitatori - ma è nella qualità delle transazioni e delle presenze istituzionali che si percepisce la sua reale temperatura. Le acquisizioni di opere di Ruth Asawa, Sam Gilliam, Alice Neel, Warhol e Martin Wong convivono con riscoperte calibrate (Emma Amos, Eva Olivetti, Juliette Roche) e una generazione di artisti emergenti che si muove con disinvoltura tra linguaggi ibridi e nuovi collezionismi. Meridians, nelle mani di Yasmil Raymond, funziona come un campo di distorsione temporale: «The Shape of Time» appare come un modo per «attraversare gli spazi». Il mural di Kye Christensen-Knowles e l’installazione di Silva Rivas accentuano un senso di espansione percettiva che si ritrova, su un altro piano, nell’esordio di Zero 10, vero turning point di questa edizione. Beeple Studios esaurisce le edizioni di «Regular Animals», XCOPY supera 2,3 milioni di claim con «Coin Laundry», mentre Tyler Hobbs, Kim Asendorf e Joe Pease catalizzano un’attenzione trasversale che va ben oltre l’hype. È un cambio di fase: l’arte computazionale entra ufficialmente nel linguaggio della fiera, e non dalla porta laterale.
Do Ho Su da Lehmann Maupin. Courtesy of Art Basel
Allo stesso modo, Conversations ritrova peso pubblico, mettendo in relazione arte, sport e tecnologia con una naturalezza che le istituzioni faticano ancora a raggiungere. L’Art Basel Awards Night fa il resto, trasformando il New World Center, il celebre edificio progettato da Frank Gehry, in un crocevia estetico e culturale dove glamour e politica culturale si sfiorano senza imbarazzo: Ibrahim Mahama (nella top 100 di ArtReview al primo posto), Nairy Baghramian e Cecilia Vicuña diventano vettori simbolici di un’edizione consapevole dei propri assi di forza, mentre Meriem Bennani inaugura il BOSS Award con una leggerezza che è tutt’altro che superficiale. Finn sintetizza lo spirito della manifestazione con una dichiarazione che suona come un manifesto: «Ripensando all’edizione 2025, sono entusiasta dell’energia, dell’ambizione e della creatività che hanno risuonato all’interno e all’esterno delle nostre sale... abbiamo celebrato diverse voci artistiche - dalle pratiche latine, indigene e diasporiche alle forme digitali emergenti - creando momenti di gioia, scoperta e scambi interculturali e interdisciplinari significativi che risuoneranno anche nel prossimo anno». La segue John Mathews di UBS, confermando la direzione: «L’edizione di quest’anno è stata un altro esempio lampante dell’impegno progressista di Art Basel nei confronti degli artisti e del sostegno di lunga data di UBS alla promozione di idee e dialoghi che approfondiscono il coinvolgimento del pubblico nell'arte contemporanea». Forse è qui, in questa doppia dichiarazione, che si coglie il senso dell’edizione, quella di un equilibrio raro tra mercato, ricerca e nuove ecologie visive.
Monica Trigona
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