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Amy Sillman. Photography by Calla Kessler

Courtesy of David Zwirner

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Amy Sillman. Photography by Calla Kessler

Courtesy of David Zwirner

Amy Sillman entra nel roster di David Zwirner

Anno nuovo, nuovi «acquisti»: la brava pittrice di Detroit adesso verrà rappresentata dalla mega-galleria

Monica Trigona

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Anno nuovo, nuovi acquisti! Il 2026 si apre con una notizia di peso nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. David Zwirner annuncia ufficialmente la rappresentanza di Amy Sillman, una delle voci più autorevoli e influenti della pittura americana degli ultimi decenni. L’artista originaria di Detroit (classe 1955) terrà la sua prima mostra personale con la galleria nel 2027 a New York, segnando l’inizio di una collaborazione attesa e strategica. Riconosciuta come una delle pittrici più significative della sua generazione, Amy Sillman ha costruito, a partire dagli anni Novanta, una pratica radicalmente interdisciplinare che attraversa pittura, disegno, animazione digitale, stampa, installazioni su larga scala e scrittura critica. Il suo lavoro, profondamente processuale, si muove nei territori instabili tra immagine e linguaggio, forma e linea, oggetto e spazio, significato e sensazione, interrogando costantemente il tempo come materia viva dell’atto pittorico.

Le composizioni di Sillman emergono da un accumulo stratificato di gesti, cancellazioni e ripensamenti: un processo che è insieme lento e immediato, meditato e impulsivo. Ogni opera si presenta come il risultato visibile di una negoziazione continua, in cui il fare e il disfare coincidono. Il suo dialogo con la storia della pittura è ampio ma non gerarchico: dall’Espressionismo astratto alla pittura hard-edge, dalla serialità minimalista a riferimenti bassi e quotidiani, tutto viene scavato, rimesso in circolo e reinventato per parlare al presente.

A questa ricerca visiva si affiancano pratiche e linguaggi mutuati dal cinema, dalla musica e dalla filosofia. Umorismo, improvvisazione e ambiguità sono diventati per Sillman strumenti critici, strategie radicali per smontare sistemi di potere e costruire nuove possibilità di senso. Come ha scritto il noto critico americano Barry Schwabsky, nel suo lavoro pittura, disegno e animazione non sono discipline separate, ma fasi di un unico processo continuo. La sua è una pittura intesa come «pensiero in movimento», capace di rappresentare emozioni che sfuggono a qualsiasi forma di etichettatura.

L’entusiasmo per questa nuova rappresentanza è condiviso da David Zwirner, che ha dichiarato di ammirare profondamente la complessità intellettuale e il coraggio del lavoro di Sillman. In particolare, Zwirner ha ricordato l’impatto della grande mostra «Oh, Clock!», presentata al Ludwig Forum di Aachen nel 2025, dove l’artista ha trasformato l’architettura e la collezione del museo in un vero e proprio gesamtkunstwerk pittorico, capace di rileggere le opere altrui con umanità, ironia e una sorprendente attualità.

Nata a Detroit, Amy Sillman si è formata tra Beloit College, New York University e la School of Visual Arts, per poi conseguire un MFA al Bard College nel 1995. Espone regolarmente dagli anni Novanta e ha all’attivo una lunga serie di mostre istituzionali di rilievo, tra cui ICA Philadelphia, Hirshhorn Museum, ICA Boston, Kunsthaus Bregenz, Camden Arts Centre e, più recentemente, Kunstmuseum Bern e Ludwig Forum Aachen. Le sue opere fanno parte delle collezioni dei principali musei internazionali, dal MoMA al Whitney, dalla National Gallery of Art al Centre Pompidou. Accanto alla pratica artistica, Sillman ha svolto un ruolo fondamentale come docente e teorica, insegnando in istituzioni chiave tra Stati Uniti ed Europa e contribuendo in modo significativo al dibattito critico contemporaneo attraverso saggi e articoli pubblicati su riviste come «Artforum», «Texte zur Kunst», «Bomb Magazine» e «The Washington Post». Il suo volume di scritti, Faux Pas, è ormai considerato un testo di riferimento.

Monica Trigona, 08 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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