IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale Case d'Asta
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a Bologna
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale Case d'Asta
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a BolognaVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Il percorso a Palazzo Grassi mette in dialogo due installazioni multimediali rivelando la coerenza di una ricerca che attraversa politica, memoria e resistenza
- Alessia De Michelis
- 09 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Uno still dal video «The Peacock’s Graveyard», 2023, di Amar Kanwar, Pinault Collection
© Amar Kanwar. Courtesy Marian Goodman Gallery
Amar Kanwar incontra Amar Kanwar: due opere con vent’anni di differenza a confronto
Il percorso a Palazzo Grassi mette in dialogo due installazioni multimediali rivelando la coerenza di una ricerca che attraversa politica, memoria e resistenza
- Alessia De Michelis
- 09 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliLontano da ogni retorica, il lavoro di Amar Kanwar invita il visitatore a un’esperienza lenta e contemplativa, in bilico tra documentazione e visione poetica: a Palazzo Grassi, la mostra «Co-travellers» (dal 29 marzo al 10 gennaio 2027) si configura come uno spazio di ascolto e di sospensione, in cui immagine, testo e suono costruiscono una meditazione profonda sulla natura umana e sulle strutture del potere.
Il percorso veneziano mette in dialogo due installazioni multimediali realizzate a oltre vent’anni di distanza, rivelando la coerenza di una ricerca che attraversa politica, memoria e resistenza. «The Torn First Pages» (2004-8) affronta la complessità della lotta per la democrazia in Birmania attraverso un uso stratificato di documenti d’archivio, materiali stampati e immagini in movimento proiettate su fogli di carta. L’opera prende il titolo da un gesto di protesta del libraio Ko Than Htay, che strappava sistematicamente la prima pagina dei libri per sottrarli alla propaganda del regime militare, trasformando un atto quotidiano in resistenza simbolica.
In un ambiente immerso nell’oscurità, «The Peacock’s Graveyard» (2023) propone invece una riflessione sulla morte, sull’impermanenza e sul ciclo della vita. Sette schermi invisibili, animati da immagini metaforiche e testi, compongono una coreografia che richiama il proto-cinema, accompagnata da un «raga» (musica classica indiana melodica basata sull’improvvisazione) ipnotico eseguito dal pianista Utsav Lal. Nei cinque racconti scritti dall’artista, favole essenziali e metafisiche, emergono figure emblematiche che interrogano giustizia, moralità e relazioni di potere, senza ricorrere a voci o a immagini figurative.
Curata da Jean-Marie Gallais, la mostra mette in relazione queste due opere come se la prima fosse una premonizione della seconda, distillandone le intuizioni in una forma più rarefatta e universale. Nato in India nel 1964, Amar Kanwar si è affermato dagli anni Novanta come una delle voci più rilevanti del cinema e dell’arte multimediale, capace di intrecciare archivio, testimonianza e poesia visiva per osservare la storia contemporanea dell’Asia meridionale. «Co-travellers» offre così una riflessione acuta sul nostro presente, un tempo in cui, come afferma l’artista, ogni verità sembra avere una contro-verità brutale.