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Alma Allen

Foto Jessica Sample

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Alma Allen

Foto Jessica Sample

Alma Allen cambia galleria: lo scultore che rappresenterà gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia 2026 sceglie Perrotin

Una notizia che aggiunge un altro elemento di discussione al clima particolarmente delicato con cui il padiglione statunitense arriva alla rassegna lagunare

Camilla Sordi

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Lo scultore Alma Allen, scelto per rappresentare gli Stati Uniti alla prossima edizione della Biennale di Venezia, ha avviato una collaborazione con Galerie Perrotin, importante galleria francese con sedi a Parigi, Londra, Hong Kong, New York, Seoul, Tokyo, Shanghai e Los Angeles. Allen è nato nel 1970 e dal 2017 vive e lavora a Tepoztlán, cittadina situata nei pressi di Cuernavaca, a sud di Città del Messico. L’artista è noto soprattutto per sculture di grande formato realizzate in pietra, legno e bronzo; più recentemente ha iniziato a sperimentare anche con un dispositivo robotico da lui stesso progettato, utilizzato come strumento nel processo di produzione delle opere.

Prima dell’ingresso nel roster di Perrotin, Allen era rappresentato dalle gallerie Olney Gleason e Mendes Wood DM, che hanno interrotto la collaborazione dopo che l’artista ha accettato l’incarico per la Biennale. Probabilmente a causa delle polemiche sorte attorno all'evento. In passato aveva lavorato anche con Blum & Poe e Kasmin, entrambe chiuse lo scorso anno (Kasmin è divenuta Olney Gleason nell’agosto precedente).

Rowena Chiu, direttrice della sede londinese di Perrotin, ha spiegato al New York Times che la galleria considera Allen «un artista che porta avanti da molti anni una pratica coerente e silenziosa». Chiu ha inoltre sottolineato come l’artista provenga «da una famiglia priva di mezzi» e sia quindi «interamente autodidatta e costruito con le proprie forze», aggiungendo che per Allen «l’arte dovrebbe essere in grado di andare oltre le contingenze politiche del presente». Chiu è entrata in Perrotin lo scorso autunno per guidare la nuova sede londinese della galleria, uno spazio di circa 350 metri quadrati situato all’interno del Claridge’s, hotel a cinque stelle nel quartiere di Mayfair.

La scelta di Allen per il Padiglione degli Stati Uniti è stata considerata insolita, soprattutto per la relativa scarsità di mostre museali di grande rilievo nel suo curriculum. L’artista ha infatti realizzato solo due principali esposizioni istituzionali: nel 2023 al Museo Anahuacalli di Città del Messico e nel 2018 al Palm Springs Art Museum in California. Cinque invece i musei che conservano delle sue opere, tra cui lo stesso Palm Springs Art Museum e il Los Angeles County Museum of Art. La sua partecipazione alla Biennale è inoltre sostenuta dall’American Arts Conservancy, organizzazione non profit con sede in Florida creata di recente per supervisionare il progetto espositivo.

Il Padiglione statunitense arriva alla rassegna veneziana in un clima particolarmente delicato, anche a causa delle politiche culturali dell’amministrazione Trump nell’ultimo anno. Il governo ha ridotto i finanziamenti federali destinati al National Endowment for the Humanities e al National Endowment for the Arts, cancellato diverse sovvenzioni e ridimensionato il personale. Inoltre ha più volte esercitato pressioni su istituzioni museali — tra cui lo Smithsonian Institution — affinché modificassero i contenuti delle mostre eliminando quelle che ha definito «ideologie antiamericane» e smantellando programmi legati a diversità, equità e inclusione.

Un contesto in cui le sculture di Allen, da molti considerate eccessivamente innocue e avulse da qualsiasi discorso politico contemporaneo, non arriveranno col favore del pronostico. «Mi affascinano i contesti difficili», ha però commentato Allen. «In realtà rendono il lavoro più interessante. Se potessi scegliere, lavorerei sempre in situazioni un po’ problematiche». Almeno Perrotin ha annunciato che offrirà supporto logistico e operativo alla realizzazione del Padiglione statunitense. Mentre la prima mostra di Allen con la galleria è prevista per l’autunno a Parigi.

Camilla Sordi, 10 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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