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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliA Roma, a Castel Sant’Angelo, la mostra «Cipro & Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia» (fino al 30 giugno) permette di valorizzare le relazioni mediterranee grazie a 120 preziose testimonianze, per conoscere e approfondire l’origine della civiltà. Ecco il pendaglio in pietra con figurina a forma di croce dal sito cipriota di Souskiou-Laona, la navicella in bronzo rinvenuta a Orroli in Sardegna, i pettini in avorio dalla veneta Frattesina, il carrello di Bisenzio del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, le figurine cruciformi della cultura di Castelluccio e il sigillo in steatite, dalla Sicilia.
Il significato di questa esposizione è culturale e anche diplomatico: l’inaugurazione è avvenuta alla presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e del presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulidīs. Un evento frutto di un accordo di collaborazione tra il Ministero della Cultura italiano guidato da Alessandro Giuli e il Vice-Ministero della Cultura della Repubblica di Cipro guidato da Vasiliki Kassianidou, ed è inserito tra le iniziative promosse in occasione della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea 2026.
Curata da Anastasia Christophilopoulou, l’esposizione è stata realizzata dalla Direzione generale Musei del MiC e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo-Direzione Musei nazionali della città di Roma insieme al Dipartimento per la Cultura Contemporanea di Cipro: il direttore Luca Mercuri ha sottolineato con saggezza che «all’interno di un monumento che per secoli ha incarnato la funzione difensiva, si afferma così il valore dello scambio, dell’incontro e della reciproca conoscenza». E il titolare del dicastero di via del Collegio Romano, Giuli, ha rilevato che «la mostra invita a guardare al Mediterraneo come a uno spazio di relazioni. Cipro e l’Italia, con particolare attenzione alla Sicilia e alla Sardegna, ma anche al territorio dell’antica Etruria, emergono come luoghi strategici di una rete articolata, nella quale persone, tecnologie, saperi e poesia hanno circolato per millenni, contribuendo alla costruzione di un orizzonte culturale che anticipa e fonda quello europeo». Non solo: «Le pratiche della vita quotidiana e del sacro, raccontano un Mediterraneo coerente, espressione di una comunità culturale già formata, ben prima della definizione di una comunità politica».
E quel «mare antichissimo» che viene citato da Giuli offre la possibilità di dare una visione «prepolitica» alla cultura, in grado di definire geografie, oltre che storie.
Il ciclo vitale trova la sua presenza dalla «dea madre» alla sepoltura, passando per i guerrieri e le loro armi, il fascino della scrittura, i gioielli che evocano sapienze plurimillenarie, idolatrie criptiche, le imbarcazioni e la fatica emozionante del viaggiare. La matrice in pietra, stampo per la fusione di un’arma, riassume passato, presente e futuro: la lotta per difendersi, innanzitutto, e l’epopea dell’assalto. L’arciere, stilizzato, è sinonimo di forza e riflessione, un combattente teso verso l’azione. Il carrello con bacile rinvenuto nella necropoli di Olmo Bello a Bisenzio e databile intorno al 750 a.C. è un simbolo dei rapporti fecondi tra il mondo etrusco e quello cipriota, «probabilmente mediati anche attraverso contatti con le tradizioni metallurgiche della Sardegna». L’esauriente catalogo (De Luca Editori d’Arte) con schede delle opere e una bibliografia ragionata merita attenzione e curiosità.
Una veduta della mostra «Cipro & Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia» a Castel Sant’Angelo, Roma. Foto Emanuele A. Minerva e Agnese Sbaffi. © Ministero della Cultura