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Uno scorcio dello stand di Luciana Brito a SP-Arte 2026

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Uno scorcio dello stand di Luciana Brito a SP-Arte 2026

Alla 22ma SP-Arte, tra super italiani e innocenti peccati

180 gallerie, dialoghi tra secondo mercato e contemporaneo, tra moderno e design, con Tarsila do Amaral e Lucio Fontana a battersi il primato di opere più care della fiera paulistana

 

Matteo Bergamini

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É un bagno di folla, di voci, di prezzi, di display espositivi «abbondanti» come solo i tropici sanno esserlo e che nelle prossime ore, in base alle vendite, si mostreranno completamente differenti: bentornati a una nuova edizione di SP-Arte, la fiera di Sao Paolo e la più ciclopica del continente Sudamericano, che riunisce al Pavilhão da Bienal di Oscar Niemayer al Parco Ibirapuera (dall'8 al 12 aprile) tutto il meglio dell'arte brasiliana, e non solo: moderna, contemporanea e anche design.

180 gallerie in totale, due piani di esposizione e due italiani per cifre da capogiro: Lucio Fontana, con un «Concetto Spaziale, Attese» del 1959, bicromatico, quasi un paesaggio con 9 piccole fenditure sopra la linea dell'orizzonte, nello stand di Gomide&Co, che si batte il primato di opera più cara della fiera con «Terra», 1943, di Tarsila do Amaral, messa in vendita da Flexa (galleria di Rio de Janeiro, parte del gruppo Almeida & Dale) per 19 milioni di reais (circa 3milioni e 200mila euro). Flexa, oltre a diversi pezzi di Adriana Varejão (artista che rappresenterà il Brasile tra poche settimane, a Venezia, insieme a Rosana Paulino) offre anche un altro Lucio Fontana: un «Concetto Spaziale» blu con 4 tagli, degli anni '60, e anche una splendida e rara «Quadratura» di Alighiero Boetti, «Tra l'incudine e il martello», realizzata negli anni '80.

Ma ancora da Gomide&Co, che sicuramente merita una menzione per lo stand più curato della fiera, risalta lo splendido arazzo dell'artista Maria Lira Marques (1945) realizzato da Jorge Francisco Soto, che ha richiesto sette mesi di lavoro con la tecnica del kilim: una versione ben più radicale di un qualsiasi prodotto di artigianato d'autore. Ancora tra le prime gallerie, i dialoghi tra la pittura di Cícero Dias (1907-2003) e una misteriosa figura di Ana Neves (1998) nella sede carioca della galleria Danelian; i paesaggi «assenti» di Alfredo Volpi e di Eleonore Koch, il maestro e l'allieva, nello stand della galleria paulistana Paulo Kuczynski e un'attenzione speciale per Ayrson Eráclito, in vista della sua partecipazione a «In Minor Keys» da Paulo Darzé, storica galleria di Salvador.

 

Alighiero Boetti, «Tra l’incudine e il martello». Courtesy of Flexa Galeria

Lucio Fontana, «Concetto Spaziale. Attese», 1959. Courtesy Gomide&Co

Al primo piano l'infilata di partecipazioni del corridoio centrale è certamente la più ricca, famosa e internazionale: A Gentil Carioca, ancora Almeida & Dale, Casa Triângulo, Luciana Brito, Fortes D’Aloia & Gabriel (che quest'anno festeggia il 25mo anniversario), Galleria Continua che offre, tra le altre, anche opere di Ana Maria Tavares (1958), una delle più presenti di questa SP-Arte. E ancora: Mendes Wood DM, Nara Roesler (che di anni, invece, ne festeggia 50), Vermelho, Luisa Strina.

Ma le «giovani» non si lasciano intimidire, anzi: c'è ORMA, da Milano, che nelle scorse settimane ha fatto impazzire la stampa locale per aver annunciato il ritorno del pittore carioca Daniel Lannes (1981) con una nuova serie intitolata «Safe Sex». Qui le scene più o meno esplicite di uomini in dolce compagnia di angurie, ritratti al limite di una morbosa solitudine onanistica, hanno decisamente catturato l'attenzione di collezionisti e di pubblico, mischiando Italia e Brasile con le produzioni di Matteo Negri, Andrea Gallotti, Maria Positano e Luciano Maia.

Un'altra selezione curiosa viene dai paesaggi che espone la galleria Aura (San Paolo): dalle impressionanti stratificazioni di Bruno Weilemann Belo (1983), alle rivendicazioni dedicate al tema del lavoro di Helô Sanvoy (1985), ai grandi quadri quasi tridimensionali per un uso abnorme della pittura a olio di Renan Teles (1986), fino alle rivisitazioni tra architettura e ambiente di Rommulo Vieira Conceição (1968) e alle geometrie secche di Fernanda Valadares (1971) la nona partecipazione di Aura a SP-Arte si distingue per una vera e propria conversazione tra i propri artisti.

E se si prende per certo la leggenda per cui una qualsiasi galleria brasiliana in genere fattura il suo 60 per cento annuo partecipando alle fiere, certamente SP-Arte anche per questo 2026 sembra essere decisamente un buon inizio di stagione.

Lo stand della milanese ORMA a Sp-Arte 2026

Matteo Bergamini, 09 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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