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La Sala del Foro Romano, nei sotterranei della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, apre i suoi spazi carichi di storia a una nuova mostra di arte contemporanea, parte del ciclo di esposizioni, tutte gratuite e tutte dall’anima pop, curate da Antonello Grimaldi, segretario generale della stessa Ambrosiana, con l’intento di far conoscere a un pubblico sempre più ampio questa istituzione davvero venerabile, dalle collezioni librarie e artistiche ineguagliabili. Proprio alle sue raccolte d’arte, avviate dal fondatore, il cardinale Federico Borromeo (1564-1631), collezionista raffinatissimo, guarda la mostra «NO CURVES “Ego-Dal Nastro Adesivo ai Grandi Capolavori”», che presenta dal 15 maggio al 16 giugno le rielaborazioni delle massime opere del museo realizzate da questo artista che ha scelto di presentarsi come No Curves, e che è uno dei principali esponenti internazionali della Tape Art, l’arte di disegnare con il nastro adesivo. Per portare nel nostro tempo i protagonisti di quelle opere, No Curves adotta uno dei simboli del linguaggio della strada, il passamontagna, o balaclava, indumento che copre il volto proteggendolo sì dal freddo ma consentendo anche l’anonimato, e lo fa indossare a quegli antichi personaggi per denunciare, oscurandone il volto, l’egomania, potenziata dall’uso continuo e compulsivo dei social, che pervade la nostra società.
Quando non è il balaclava, è una mascherina a elidere le fattezze dell’effigiato, come nel caso del «Musico» di Leonardo da Vinci, l’unica opera su tavola di Leonardo rimasta a Milano, probabile ritratto di Franchino Gaffurio (1451-1522), colto umanista, maestro di cappella del Duomo di Milano e primo cantore di corte di Ludovico il Moro, che qui diventa un dj, immerso in coloratissime e spigolose vibrazioni acustiche che destrutturano l’immagine pur senza privarla della sua riconoscibilità. E così accade, tra gli altri, all’elegante Michel de l’Hospital nel «Ritratto di gentiluomo» di Giovan Battsta Moroni, qui trasformato in un azzimato manager del nostro tempo, o alla patriota risorgimentale Giuseppina Negroni Prati Morosini, ritratta da Francesco Hayez e trasformata da No Curves in un’icona femminile di oggi. Con questi lavori sono esposte due serie inedite, «Maschere silenziose» e «Metamorfosi di carta», la prima delle quali si avvale del vetro per evocare le barriere invisibili, ma non per questo inefficaci, che si alzano tra le classi sociali, mentre la seconda punta il dito sull’estetica estremizzata delle riviste patinate. Come spiega il curatore, «al cuore di questo progetto si cela il dilemma eterno dell’umanità tra “l’essere e l’apparire”: essere autentici e fedeli a sé stessi oppure costruire la propria immagine per lo sguardo altrui, fino a rischiare di smarrire la propria identità. Una scelta che, più che mai oggi, si presenta come una sfida quotidiana, in un mondo in cui la realtà virtuale e la realtà fisica si confondono sempre più».
No Curves. Foto Federico Laddaga