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A sinistra, LETIA-Letizia Cariello, «Calendario del navigante» (particolare), 2025; a destra, LETIA-Letizia Cariello, «Calendario Vento» (particolare), 2025-26

Courtesy l'Artista

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A sinistra, LETIA-Letizia Cariello, «Calendario del navigante» (particolare), 2025; a destra, LETIA-Letizia Cariello, «Calendario Vento» (particolare), 2025-26

Courtesy l'Artista

Alla Gam la prima presenza in un museo milanese di LETIA-Letizia Cariello

Prendendo spunto dall’affresco di Andrea Appiani sul soffitto nella Sala del Parnaso, l’artista ha realizzato un’omonima installazione site specific

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Insieme alla fastosa Sala da ballo, che si apre al primo piano della Villa Reale, la Sala del Parnaso si offre al nostro sguardo come uno degli interni più raffinati e preziosi della Milano neoclassica e napoleonica. Prende il nome dall’affresco del soffitto, ultima opera di Andrea Appiani (Milano, 1754-1817), che lo eseguì nel 1811 per volere del viceré Eugenio di Beauharnais, in quella che era la sala da pranzo della dimora, affacciata sul giardino all’inglese. Non facile, per un artista di oggi, la sfida lanciata da quell’architettura e da quell’affresco così fortemente connotati, ma quando Paola Zatti, conservatrice responsabile della Gam-Galleria d’Arte Moderna (che qui ha sede), gliel’ha proposto, LETIA-Letizia Cariello non ha esitato e ha accettato la prova, prendendo spunto per il suo progetto proprio dall’affresco e dal suo soggetto, il Parnaso, il monte su cui Apollo suonava circondato dalle Muse e sul quale sgorgava una fonte purificatrice che era, anche, un accesso agli inferi. Una «casa» (questo il significato ittita di «parna», da cui il nome del monte deriva) e al tempo stesso un «passaggio» tra il mondo visibile e l’ultraterreno ma anche tra ciò che è fuori e ciò che è dentro di noi.

Grazie alla sua capacità, esercitata da sempre (è nata in una famiglia di artisti, da generazioni), di «saper pensare in terza dimensione», LETIA ha ideato l’installazione «Παρνασσός Parnassus» (alla Gam dal 14 aprile al 5 luglio), una struttura lieve,  attraversabile con lo sguardo, pensata in stretta relazione con le proporzioni perfette dell’ambiente che la ospita, con i suoi lampadari di cristallo, con il pavimento prezioso e inquieto («sembra un mare», dice l’artista) ma anche in relazione stretta da un lato con il meraviglioso giardino, dall’altro con la musica, che è, al tempo stesso, il tema portante dell’affresco e una costante del percorso di LETIA, abituata a configurare i suoi lavori prestando attenzione alle vibrazioni dello spazio esteriore e interiore, in un continuum che condensa spazio e tempo in un’unica dimensione.

Per questa che è la sua prima presenza in un museo milanese, LETIA ha creato una struttura di alluminio dorato in cui figurano, a coppie, sei dei suoi «calendari» circolari di tessuto intelaiato (erano lenzuola) che sembrano ruotare nello spazio, tramati dalla sua fitta, misteriosa scrittura simbolica: un codice fatto di lettere e numeri tracciati con l’inchiostro, inframmezzati da ricami e da foglie e rami essiccati, spesso dorati. Calendari, questi, che sono la manifestazione tangibile delle sue riflessioni sul Tempo: «Per non averne paura, dice nel dialogo con Paola Zatti, per non ingabbiarlo, non sottovalutarlo, diventarne amici». E, sempre in quel dialogo (in catalogo, SilvanaEditoriale, insieme a testi dell’artista e di Lea Vergine, Sonia Calzoni e Gianfranco Maraniello), riguardo alla presenza vegetale spiega: «È arrivata spontaneamente. La prima volta che ho sentito la forza di questo dialogo con l’elemento vegetale è stato [proprio] in un calendario, che per me è scrittura della Natura. Natura e numeri [...], che sento riconducibili a una radice comune». Con i calendari, LETIA ha voluto qui un globo, realizzato, ci spiega lei stessa, «in legno di risonanza (un legno utilizzato per gli strumenti musicali, Ndr) foderato con carta di fibra di vetro, su cui è tracciato il calendario, al quale si aggiungono fiori essiccati dal giardino della Gam», che in tal mondo «entra», anche fisicamente, nella Sala del Parnaso.

Ada Masoero, 12 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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