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Fu Gio Ponti (Milano, 1891-1979) a stimolare la nascita, nel 1954, del Premio Compasso d’Oro, il più antico e più autorevole premio mondiale del settore, istituito per promuovere nel mondo il design italiano allora nascente ma già più che promettente. Tanto da diventare una delle nostre eccellenze più celebrate nel mondo. Organizzato per alcuni anni da «La Rinascente», il Premio fu poi donato all’Adi-Associazione per il disegno industriale, che dal 1958 sovraintende alla sua organizzazione e ne conserva la collezione storica. Consequenziale e doverosa, dunque, la decisione dell’Adi Design Museum di Milano di dedicare una nuova sezione del suo spazio espositivo a questo padre dell’architettura e del design italiano.
Lo ha annunciato l’assessore alla Cultura di Regione Lombardia, Francesca Caruso, durante la presentazione, il 2 febbraio scorso, della mostra olimpica «In-Play. Design for Sport», in corso in museo fino al 6 aprile. Anche per la Regione Lombardia si trattava del resto di una sorta di obbligo morale: il Consiglio regionale lombardo ha infatti sede dentro Palazzo Pirelli, il grattacielo capolavoro progettato nel 1950 da Gio Ponti (per i milanesi «il Pirellone», ma lui non apprezzava affatto quel soprannome) e costruito tra il 1956 e il 1960 per la grande industria di pneumatici, che nel 1977 lo cedette alla Regione. Così, grazie al finanziamento generoso della Regione Lombardia, entro il 2026 l’ADI Design Museum potrà rendere l’omaggio dovuto al fondatore del «suo» Compasso d’Oro.
Come spiega a «Il Giornale dell’Arte» il direttore dell’ADI Design Museum e presidente di Federculture Andrea Cancellato, «quando nel 2021 abbiamo inaugurato il museo, la mancanza di un tributo al fondatore del Compasso d’Oro in effetti c’era, va riconosciuto. Ci fu fatto notare ed era una critica fondata, una carenza che andava colmata. E ora che abbiamo la possibilità di ampliare gli spazi del museo, dedichiamo a lui questo nuovo spazio. Abbiamo i fondi, che per il 50 per cento si devono al determinante cofinanziamento della Regione Lombardia, mentre al restante provvediamo noi, insieme ad altri soggetti che stiamo chiamando a raccolta. Gio Ponti, del resto, non è una figura solo milanese, bensì una figura di rilievo nazionale (e non solo)».
Dove troverà posto? E chi lo progetterà?
Sarà collocato in un ampliamento dell’area del museo, un grande soppalco facilmente accessibile, ma al momento non sono in grado di darle altre informazioni: non per cattiva volontà ma perché il progetto ha subìto un’accelerazione improvvisa grazie al finanziamento della Regione e stiamo lavorandoci. Quello che posso anticiparle è che dal punto di vista metodologico avrà le stesse caratteristiche del nostro museo, che ha una collezione permanente «mutante» e un’intensa attività espositiva connessa alla collezione stessa. Così sarà anche per il museo di Gio Ponti.
Quando potremo conoscerne i dettagli? Ci saranno fondi archivistici, progetti, maquette?
Lo comunicheremo entro la primavera: del resto vogliamo inaugurarlo entro l’anno! In quell’occasione presenteremo, insieme, il progetto architettonico e quello curatoriale ma, come dicevo, la notizia del finanziamento, e quindi della possibilità di partire, è solo di pochi giorni fa. Le assicuro però che ci stiamo già lavorando.
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