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Alberto Salvadori
Leggi i suoi articoliDa anni ormai si parla del territorio italiano come di un museo diffuso, ovunque si trovano contesti densi di cultura, monumenti, percorsi identitari, millenni trascorsi e narrative future. In tali luoghi la presenza dello Stato, inteso come «res publica», ossia la sua espressione migliore, rende possibile questa necessaria trasmissione culturale. Visitando il piccolo ma ben organizzato Museo Archeologico di Aidone (En) in Sicilia, dopo una passeggiata ai vicini scavi di Morgantina, si va incontro alla celebre Dea, ai famosi Acroliti di Demetra e Kore e a un tesoro di argenti straordinario. Il tutto a testimonianza di un tema molto importante, ossia la collaborazione tra istituzioni museali, grande esempio di diplomazia culturale. La famosa Dea era finita al Getty, gli argenti al Metropolitan di New York, trafugati dai tombaroli negli anni Ottanta. Adesso un piccolo e prezioso museo di contesto li conserva e li espone rendendo così giustizia a un luogo che altrimenti non avrebbe avuto nessun presidio culturale di tale importanza.
Venosa, in Basilicata, in un’area geografica ricca di magnifici paesi, accoglie chi ha voglia di uscire dalle consuete mappe con un sito archeologico ottimamente organizzato, una chiesa benedettina mai finita che da sola vale il viaggio, il castello con un museo di tutto rispetto, dal forte orientamento didattico e allestito egregiamente. Salendo a nord, nel Lazio, la sosta a Sutri per visitare il suggestivo Mitreo, la Necropoli, lo stupendo Anfiteatro scavato nel tufo, la settecentesca Villa Savorelli con il suo parco e relativa visita al borgo confermano come in Italia vi siano migliaia di luoghi da conoscere per poter ampliare la nostra idea di territorio e di ricchezza culturale. Ovunque persone dedite, preparate, a loro modo giustamente orgogliose di tanta bellezza e importanza storica, ti accolgono e rendono possibili le visite; da aborrire la parola esperienza.
Questi piccoli esempi, in Sicilia, Basilicata e Lazio, non sono altro che testimonianze di come il bene pubblico, la sua storia, le sue tradizioni siano fondamentali e di come siano il vero tesoro per la memoria e la vita del nostro Paese. Ultimamente a tal proposito abbiamo sentito citare Marc Bloch da qualcuno che si dovrebbe occupare di formazione, peccato che ci sia stato un travisamento e le testimonianze sopra citate lo confermano. Questi luoghi, i loro musei, i loro siti, soprattutto le persone che ci lavorano (età media molto bassa) ci mostrano come sia il presente a porre le domande al passato e come questo generi sempre nuove possibilità per il futuro, e non viceversa. Facile citare qui la metafora nell’Apologia della storia di Bloch sullo storico come orco delle fiabe, quindi la storia come preda, oppure il fatto che il grande storico insisteva sulla necessità di un metodo comparativo, in antitesi al determinismo attuale. Un encomio va fatto a chi sostiene tutto ciò in antinomia al concetto di consumo e sfruttamento dei «giacimenti» culturali come si sente dire da troppo tempo.
Il vero Grand Tour oggi è questo, da nord a sud, da est a ovest, per conoscere la ricchezza del nostro Paese sfuggendo i cliché delle visite di massa e i trionfali risultati da allevamento intensivo sui numeri dei visitatori sbandierati un po’ ovunque.
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