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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoli«Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026», la mostra ideata dal MaXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma per rendere omaggio all’80mo anniversario della Repubblica italiana, è stata inaugurata alla presenza del presidente Sergio Mattarella e del ministro della Cultura Alessandro Giuli. È un progetto espositivo che invita a rileggere il nostro recente passato attraverso la lente dell’architettura, riflettendo sui grandi temi in cui è cresciuta e si è distinta l’Italia democratica. «Rendiamo omaggio a una straordinaria stagione di creatività e di impegno civile, valorizzando il contributo di architetti, urbanisti, studiosi e istituzioni che hanno dato e continuano a dare forma concreta ai principi della Repubblica: apertura, partecipazione, progresso e tutela del bene comune», ha detto Maria Emanuela Bruni, presidente Fondazione MaXXI. Per Giuli «inaugurare una mostra dedicata alla vitalità dell’architettura italiana dal 1946 a oggi significa celebrare ottant’anni di storia della Repubblica attraverso una delle sue espressioni culturali più profonde. In ogni epoca e a ogni latitudine, l’architettura è stata, e continua a essere, una forma emblematica e autorevole con cui una civiltà racconta sé stessa. Per la nostra Italia Repubblicana, è lo strumento con cui abbiamo costruito e abitato gli spazi di vita e di comunità. Ha saputo rappresentare le trasformazioni politiche, sociali ed economiche, dalla ricostruzione fino alle sfide contemporanee». Una mostra, sottolinea Lorenza Baroncelli, direttrice MaXXI Architettura e Design contemporaneo, «che abbraccia tutte le generazioni di architetti dal dopoguerra ad oggi e le colloca nell’eredita del passato, nella tensione del presente e nella fiducia per il futuro».
Curata da Pippo Ciorra ed Elena Tinacci, aperta al pubblico dal 29 maggio al 15 novembre, la mostra si apre con le interviste ad alcuni tra i protagonisti più affermati dell’architettura italiana come Stefano Boeri, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Franco Purini, Elisabetta Terragni, Paola Viganò, Cino Zucchi, e da un’installazione-omaggio al Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti dello Studio Bbpr a Milano, nella reinterpretazione di Matilde Cassani. La parte iniziale consiste in una raccolta di materiali d’archivio, incentrata sui grandi temi culturali e sociali affrontati da architetti e urbanisti nell’Italia democratica e neorepubblicana. Un’epoca in cui l’architettura italiana «riprende il cammino», alimentata dall’iniziativa pubblica, generando i grandi progetti che hanno contribuito a tracciare il ritratto della nazione.
Nel cuore della narrazione espositiva, i progetti di otto studi italiani di successo e rinomanza internazionale: Demogo studio di architettura (Simone Gobbo, Alberto Mottola e Davide De Marchi), Treviso; MoDus Architects (Sandi Attia, Matteo Scagnol), Bressanone; Giulia De Appolonia, Brescia; Francesca Torzo, Genova; Studio Labics (Claudia Clemente, Francesco Isidori), Roma; Barozzi Veiga (Fabrizio Barozzi, Alberto Veiga) Barcellona; Elastico Farm (Stefano Pujatti), Torino; Kuehn Malvezzi (Simona Malvezzi, Wilfried Kuehn, Johannes Kuehn) Berlino. Sono gli esponenti della cosiddetta «generazione Erasmus», nata tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, meno legata alle identità accademiche e più a suo agio nello scenario internazionale, raccontati in mostra da due diversi punti di vista. Il primo è un progetto fotografico, una committenza con la quale Allegra Martin ha realizzato il ritratto di un’opera-manifesto per ciascuno studio. Il secondo è un grande tavolo sul quale ciascun autore ha potuto sintetizzare il proprio peculiare modo di lavorare. Conclude la mostra la sezione che espone i progetti finalisti di Nxt, il programma con cui da oltre dieci anni il MaXXI invita giovani progettisti a proporre un’installazione da ospitare nel periodo estivo nello spazio esterno del museo. Una sequenza di schermi accompagna l’ingresso nel Centro Archivi e ospita i video che raccontano le dieci edizioni. All’interno sono esposti i materiali relativi al progetto vincitore di Nxt 2026, che entra a far parte della collezione del museo: «Rubato» del collettivo HPO. Un’installazione che vanta un paesaggio sonoro a cura della sound artist Agnese Menguzzato, platea d’eccezione per gli eventi estivi. Esposti anche i quattro progetti finalisti di quest’anno, proposti dai gruppi Associates Architecture, Atelier Vago, Facchinelli Daboit Saviane, m²ft architects.