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Leandro Erlich, «The Cloud-La Flèche», 2018

© Thibaut Chapotot

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Leandro Erlich, «The Cloud-La Flèche», 2018

© Thibaut Chapotot

Al Grand Palais le illusioni di Leandro Erlich e Laure Prouvost

Il programma espositivo estivo dell’istituzione parigina prevede una retrospettiva dell’artista argentino e, nella Nef Nord, l’installazione «The Beginning» della collega francese

Davanti all’opera «Bâtiment» (2004) di Leandro Erlich, la facciata apparentemente come tante di un palazzo, accade ogni volta qualcosa di spettacolare: i visitatori si stendono a terra, mentre un grande specchio inclinato restituisce l’immagine dei loro corpi che sembrano arrampicarsi sull’edificio. Il risultato è un’illusione perfetta, un’opera interattiva che si completa attraverso il suo pubblico. Fotografie sorprendenti vengono poi postate sui social. Ascensori che non portano da nessuna parte, scalinate senza fine, una casa sospesa in aria: le installazioni di Erlich non vanno mai solo osservate, ma vissute. L’abbiamo iniziato a conoscere nel 2001 alla Biennale d’arte di Venezia, dove aveva rappresentato l’Argentina con l’installazione «Swimming Pool» (è a Venezia anche quest’anno, con una personale al Negozio Olivetti, fino al 22 novembre). Le sue mostre ormai registrano numeri record in tutto il mondo. Nel 2023 i suoi lavori sono stati accolti al Palazzo Reale di Milano. 

Ora è il Grand Palais a dedicare all’artista argentino, nato a Buenos Aires nel 1973, la sua prima e vasta monografica in Francia, nell’ambito del programma estivo «Grand Palais d’été». La retrospettiva, dal 2 giugno al 6 settembre, curata da Fabrice Bousteau, critico d’arte e direttore della rivista «Beaux-Arts magazine», occupa tre gallerie del monumento parigino: «Questa mostra invita il pubblico ad attraversare la soglia dell’ordinario per entrare in un universo dove le architetture del quotidiano diventano teatro di una trasformazione sottile e potente, dove l’illusione non è inganno ma strumento di conoscenza, e dove lo spettatore, attore dell’opera, è chiamato a mettere in discussione i propri sensi e le proprie certezze. L’architettura del quotidiano, scrive il Grand Palais in un comunicato, diventa terreno di sperimentazione poetica e concettuale. L’artista crea un dialogo costante tra ciò che crediamo di conoscere e ciò che vediamo, tra l’esperienza museale e la vita quotidiana, tra certezza e dubbio». Ogni installazione crea un «corto circuito percettivo». In «Elevator Maze» (2011), un sistema di ascensori, di specchi e riflessi, in cui lo spettatore si muove perdendo il senso dell’orientamento, e in «Infinite Staircase» (2020), la scala infinita, Erlich invita i visitatori a interrogarsi sul proprio rapporto con la realtà nella vita di tutti i giorni. Opere come «Changing Rooms» (2008) e «Lost Garden» (2009) giocano sull’ambiguità tra dentro e fuori. Tra i suoi lavori più noti, «Window and Ladder-Too Late for Help» (2008) e «Shattering Door» (2009) trasformano oggetti quotidiani in narrazioni sospese tra ironia e inquietudine. 

In programma dal 10 giugno al 26 luglio il Grand Palais, nella Nef Nord, ha messo anche una personale di Laure Prouvost, «Nous, frissons d’étoiles». Un progetto immersivo e sensoriale che prende spunto dalla teoria della fisica quantistica e la collaborazione con il filosofo Tobias Rees e lo scienziato Hartmut Neven per costruire un ambiente in cui suoni, immagini e materia si intrecciano in modo instabile: «Che sensazione si proverebbe a percepire la realtà da un punto di vista quantistico?», è la domanda di partenza. L’artista francese, 48 anni, che  ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia nel 2019, ha sviluppato nel corso degli anni una pratica multidisciplinare, che combina video, scultura, performance, installazione, oltre che lavori in ceramica, vetro e tessuto. L’installazione della mostra parigina, «The Beginning», sotto l’immensa cupola di vetro del Grand Palais, non fa eccezioni: l’artista convoca luci, suoni, odori. Secondo le anticipazioni del Grand Palais, si tratta di una «scultura cinetica monumentale, dotata di sei arti, al tempo stesso onnipresente ed evanescente, imponente e fragile, cosmica e terrestre». Al suo interno ospita un video, «We Felt A Star Dying», che esplora la materia in tutte le sue forme, e tutt’intorno, una costellazione di elementi, come delle «meteoriti» sospese in aria, i «Cute Bits», un gioco di parole con i qubit della computazione quantistica.

Leandro Erlich, «Bâtiment», 2004. © Leandro Erlich Studio

Luana De Micco, 01 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Al Grand Palais le illusioni di Leandro Erlich e Laure Prouvost | Luana De Micco

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