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© Portrait Image of Agnes Waruguru.

Credits Fleur Beerthuis.

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Agnes Waruguru: la ceramica e il territorio. A Casa Masaccio

Dal 24 gennaio al 30 aprile, l’artista keniana presenta a Casa Masaccio | Centro per l’arte contemporanea di San Giovanni Valdarno la sua prima personale in Italia, «From What We Are», con opere in ceramica realizzate in collaborazione con artigiani locali. La sua pratica multidisciplinare, dalla pittura al ricamo, esplora il legame tra emozione, esperienza personale e contesto culturale

Redazione GdA

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Il lavoro di Agnes Waruguru nasce da un ricordo o un gesto quotidiano. Materiali e tecniche si sovrappongono, si contaminano. Diventano strumenti di memoria e di esperienza, attraverso cui l’artista indaga il rapporto tra identità, luogo e vissuto personale. Con «From What We Are», Waruguru presenta la sua mostra personale a Casa Masaccio | Centro per l’arte contemporanea di San Giovanni Valdarno, a cura di Alessandro Romanini. Per l’occasione ha realizzato un nucleo di opere in ceramica in collaborazione con artigiani locali. La ceramica si inserisce in continuità con la sua pratica: come altri materiali e tecniche, diventa uno strumento per esplorare memoria, identità e legame con il territorio, dialogando direttamente con il contesto che la ospita.

Nata a Nairobi nel 1994, Waruguru continua a vivere e lavorare nella sua città, pur con una carriera internazionale intensa. Dopo la Biennale di Venezia 2024, le sue opere sono state esposte a Los Angeles, Hong Kong, Parigi e Istanbul. La sua pratica spazia dalla pittura al disegno, dall’incisione al ricamo fino all’installazione. L’insieme delle opere comprende pittura su cotone, sculture in vetro, stampe e ceramiche. I materiali richiamano il sapere tradizionale femminile e dialogano con temi sociali e culturali: dalle relazioni familiari e sociali alle disuguaglianze economiche, fino alle dinamiche della globalizzazione e del neocolonialismo. Il processo creativo parte dall’emozione e si sviluppa in relazione al materiale. Motivi e pattern nascono dall’osservazione quotidiana e si trasformano attraverso strati di pittura, carta, inchiostro e stampa. Le forme comunicano tra loro, creando un sistema complesso e imprevedibile.

Temi come la dimensione domestica, la natura e il tempo riflettono l’esperienza personale dell’artista. Allontanata da casa a quindici anni, ha vissuto tra culture diverse e spesso si è trovata «unica» nel suo contesto, come quando fu l’unica donna nera e africana nel suo studio di pittura. La pratica artistica diventa così uno strumento per radicarsi, preservare la propria storia e rappresentare le esperienze altrui. Le opere di Waruguru combinano memoria e luogo, esperienza personale e riferimenti culturali. Trasformano gesti quotidiani in percorsi visivi e spaziali, invitando lo spettatore a osservare i dettagli e a comprendere le connessioni tra materia, forma e significato. Ogni elemento -dal pattern sulla ceramica alla trama del tessuto- è portatore di memoria, identità e storia.


 

Redazione GdA, 22 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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