Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliL’11 gennaio, all’età di 96 anni, è morto nella sua casa di Berkeley, in California, Philip Leider, fondatore e storico direttore della rivista «Artforum». La notizia della sua morte è stata confermata dalla figlia Polly. Alla guida della rivista sin dalla sua fondazione nel 1962, Leider si era posto come obiettivo quello di separare il mondo dell’arte da quello del commercio. Sotto la sua guida, «Artforum» diventò ben presto la pubblicazione d’arte più influente e rispettata del Paese.
Era nato a New York nel 1929, figlio di immigrati ebrei. Ottenne una laurea in storia al Brooklyn College e un master in letteratura inglese all’Università del Nebraska, pagandosi gli studi scrivendo saggi per altri studenti. Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, ma abbandonò gli studi e si trasferì con la sua famiglia a San Francisco. Nel 1962, mentre lavorava come assistente sociale presso la municipalità della città californiana, fu assunto come unico dipendente retribuito di «Artforum» dal fondatore della rivista, John Irwin, su consiglio dell’artista e cofondatore John Coplans.
Leider non tardò ad enunciare i princìpi che lo ispiravano. «L’arte e gli artisti prospereranno quando un pubblico ammirato acquisterà i dipinti perché li ama», scrisse nel numero inaugurale della rivista. «Se il mito secondo cui acquistare arte è un buon investimento (nel senso di Wall Street) viene perpetuato, il risultato non potrà che essere disastroso per entrambi».
«Irwin voleva che la rivista fosse un successo finanziario, quindi voleva pubblicare i critici più importanti dell’epoca […], proprio quelli che noi eravamo ossessionati a non usare», scrisse Coplans nel 1993. «Ero convinto che Artforum dovesse essere una rivista nuova, gestita con l'arte nuova e che trovasse nuovi scrittori. Phil andò fino in fondo con questa idea». Grazie alla rivista, Leider promosse le carriere di una nuova generazione di critici, come Michael Fried, Max Kozloff, Rosalind Krauss, Annette Michelson, Robert Pincus-Witten, Barbara Rose e Sidney Tillim.
Nonostante la sua posizione elevata e la crescente influenza di «Artforum», «non voleva avere nulla a che fare con il potere o il denaro», scrisse Janet Malcolm in un articolo del «New Yorker» del 1986, descrivendo lo scontro di Leider con l’editore Charles Cowles, che rilevò la rivista nel 1965 quando Irwin rimase senza soldi.
Leider si dimise nel 1971, quando la rivista era probabilmente all’apice della sua influenza. Lasciando «Artforum», egli lasciò anche New York e il mondo dell’editoria per trasferirsi in California e dedicarsi alla carriera accademica, insegnando Storia dell’arte all’Università della California. Nel 1989 si trasferì a Gerusalemme, dove divenne professore a tempo pieno presso l’Accademia di Belle Arti Bezalel. Si ritirò nel 1998, ma continuò a collaborare con le principali riviste d’arte statunitensi e con pubblicazioni ebraiche, trascorrendo i suoi ultimi anni a Berkeley con la moglie Gladys.
«Phil Leider era un uomo affascinante, divertente e brillante, e senza di lui “Artforum” non esisterebbe», ha dichiarato Fried alla notizia della morte di Leider. «Era un editore creativo, aveva un istinto infallibile per ciò che era importante e ha scritto importanti saggi critici. Nessuno avrebbe potuto sostenere i propri scrittori con più energia e intelligenza. Chiunque abbia collaborato con Artforum durante quei giorni di gloria degli anni ’60 e ’70 gli sarà per sempre debitore».
Altri articoli dell'autore
Per la 34ma edizione della storica manifestazione, programmata per il 21 e 22 marzo, anche la novità di un itinerario «francescano» per commemorare gli 800 anni dalla morte del Poverello di Assisi
A rendere particolarmente interessante la scultura in pietra calcarea, alta 111 cm, è la somiglianza dei lineamenti del volto con quelli del faraone Tutankhamon, in particolare con la celebre maschera funeraria d’oro
L’intervento ha reintegrato le più recenti scoperte scientifiche, ha migliorato l’accessibilità e ha dotato le sale di nuovi apparati informativi e didattici. Sono stati anche potenziati i sistemi di comunicazione e mediazione culturale
Si affiancherà alla Fondazione Cesare Pavese, al Museo di Nuto, all’ex chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo dove Pavese venne battezzato e alla sua tomba, completando un percorso integrato di luoghi pavesiani sul territorio



