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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliL’8 maggio è morto a Firenze Detlef Heikamp, scomparso all’età di 98 anni nella città in cui aveva scelto di vivere sin dal lontano 1953. Nato a Brema nel 1927, conseguì il dottorato presso l’Università di Colonia sotto la guida di Hans Kauffmann. Dal 1956 al 1959 fu borsista della Deutsche Forschungsgemeinschaft a Firenze, città alla quale rimase profondamente legato per tutta la vita. Dopo incarichi di insegnamento presso la Harvard University (1960-67) e l’Università di Würzburg, dal 1969 al 1990 fu professore ordinario di Storia dell’arte medievale e moderna presso la Technische Universität di Berlino.
La sua attività scientifica si distinse per il rigore filologico e per l’ampiezza degli interessi, concentrati particolarmente sulla cultura artistica fiorentina, sulla storia del collezionismo e delle arti decorative e sulle relazioni tra committenza, gusto e circolazione delle opere d’arte nell’età moderna. Fu tra i maggiori studiosi della scultura e pittura del Cinquecento, con importanti contributi su Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, Federico Zuccari e altri artisti. Inoltre, la sua ricerca si caratterizzò per una visione non gerarchica delle arti, aperta alle «arti applicate» e alle culture materiali della prima età moderna: dagli arazzi al vetro (Studien zur mediceischen Glaskunst, 1986), fino a oggetti non europei conservati nelle collezioni medicee, intese come un microcosmo capace di riflettere le connessioni artistiche, scientifiche e culturali dell’età moderna.
Specialista della cultura delle corti e delle Wunderkammer, Heikamp sviluppò un approccio originale e anticipatore, attento alla dimensione interdisciplinare della storia dell’arte e alla circolazione globale di opere, materiali e saperi. I suoi studi pioneristici, presentati anche in mostre importanti, sugli oggetti messicani nelle collezioni fiorentine («Mexico and the Medici», 1972), così come le sue ricerche dedicate a curiosità naturali, animali «esotici», buffoni di corte e altri «protagonisti marginali» della cultura visiva medicea, forniscono ancora oggi strumenti importantissimi alla ricerca. Heikamp fu anche collezionista e conoscitore del mondo antico, cui guardava come a un riferimento fondamentale della cultura europea.
Fra le numerose onorificenze e riconoscimenti ricevuti si ricordano, tra gli altri, la nomina a membro di importanti istituzioni scientifiche italiane e internazionali, nonché il Fiorino d’Oro conferitogli dalla città di Firenze nel 2017. Aveva un forte legame con il Kunsthistorisches Institut in Florenz, del quale fu ricercatore associato dal 1990.
Heikamp associava poi al prestigio dell’attività accademica un generoso sentimento di cittadino partecipe della vita della città. Il suo legame con il capoluogo toscano si era manifestato prepotentemente nel 1993, dopo la strage di via dei Georgofili, quando donò alle Gallerie degli Uffizi preziosi reperti romani in segno di solidarietà e nel corso del tempo diede origine ad importanti interventi museali, come l’allestimento del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Rimangono nella memoria collettiva alcune grandi mostre internazionali che ha curato, dedicate a maestri come Baccio Bandinelli o alla magnificenza della corte granducale, e nel recupero di capolavori urbani come la fontana di Bacco del Giambologna.
Così ha ricordato Heikamp il direttore del Museo di Capodimonte (già direttore delle Gallerie degli Uffizi) Eike Schmidt. «Era un pilastro della cultura e della storia di Firenze. Arrivato in città nel 1953, qui aveva stabilito la sua vita, dedicandola agli studi sul collezionismo mediceo, sugli Uffizi […] e sul patrimonio artistico fiorentino. Chi entra oggi nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio vede il suo allestimento, ricreato nel 1980 trasferendo qui le statue di Michelangelo, Giambologna e altri sommi scultori del Cinquecento. A lui dobbiamo il salvataggio e la musealizzazione della fontana di Bacco in Borgo San Jacopo, capolavoro di Giambologna, a lui l’illuminata direzione dell’Accademia del Disegno. I suoi studi originali e pionieristici sono confluiti in mostre indimenticabili come (scegliendo tra i suoi molti lavori) “Mexico and the Medici” (1972), “Magnificenza alla Corte dei Medici” (1997), “Palazzo Pitti: la Reggia rivelata” (2003), “Baccio Bandinelli, scultore e maestro” (2014). […] Il suo sapere era enciclopedico, e abbracciava con curiosità instancabile ogni campo. Durante gli anni della mia direzione degli Uffizi ha partecipato con entusiasmo agli allestimenti, offrendo la sua profonda conoscenza del patrimonio e della storia delle Gallerie, traendo spunto da documenti che solo lui conosceva e che metteva generosamente a nostra disposizione. I festeggiamenti per i suoi novant’anni, celebrati con un convegno nella Biblioteca Magliabechiana degli Uffizi, hanno visto a raccolta i maggiori studiosi internazionali e tanti amici. Insieme a loro, saluto ora uno dei più grandi intellettuali che Firenze e il mondo abbiano avuto nell’ultimo secolo».
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