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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliTra le opere che hanno attirato maggiore attenzione ad Art Basel 2026 figura una scultura di Maurizio Cattelan presentata da MASSIMODECARLO. Si intitola Birth ed è realizzata in marmo rosa del Portogallo. Misura appena 34 x 40 x 33 centimetri, in un’edizione di tre esemplari più due prove d’artista. Le dimensioni sono contenute. L’immagine, invece, è immediatamente riconoscibile.
L’opera raffigura il volto di Giulio Cesare dopo essere stato colpito da un pugno. Un ritratto tumefatto, deformato, schiacciato dalla violenza di un impatto che sembra aver interrotto ogni posa eroica. In un contesto come Art Basel, dove si concentrano potere economico, reputazione e desiderabilità, la scelta appare tutt’altro che casuale. Da sempre Cattelan utilizza il corpo come dispositivo narrativo. Lo ha fatto attraverso sostituzioni, travestimenti, doppi, caricature e figure allegoriche. In Birth il meccanismo si riduce all’essenziale. Non c’è scenografia. Non c’è provocazione spettacolare. Non c’è il colpo mediatico della banana, del Papa colpito dal meteorite o del gabinetto d’oro. Rimane soltanto una faccia colpita.
Il titolo introduce un ulteriore cortocircuito. Birth, nascita. Eppure ciò che vediamo assomiglia più a una conseguenza che a un inizio. Più a una sconfitta che a una celebrazione. La nascita coincide con il trauma. Il venire al mondo assume la forma di un urto. L’opera sembra inserirsi in una linea sempre più evidente della produzione recente di Cattelan. Negli ultimi anni l’artista ha progressivamente abbandonato il registro della provocazione pubblica per concentrarsi su una dimensione più introspettiva e scultorea. Il marmo è diventato uno dei materiali privilegiati di questa fase, come dimostrano lavori quali Breath o altre opere recenti costruite attorno a immagini essenziali, quasi archetipiche.
In questo senso Birth può essere letta come una riflessione sull’artista stesso. A oltre trent’anni dall’inizio della sua carriera internazionale, Cattelan sceglie di presentare una figura non come vincitrice ma come corpo vulnerabile. È una figura che porta i segni dell’impatto. Una maschera del fallimento. Una dichiarazione che appare sorprendente proprio nel momento in cui il mercato continua a consacrarlo come uno degli artisti più riconoscibili e influenti dell’arte contemporanea. Esiste inoltre un elemento che rende l’opera particolarmente efficace nel contesto attuale. Viviamo in un’epoca costruita sulla gestione dell’immagine, sull’ottimizzazione permanente della propria identità pubblica e sulla rappresentazione continua del successo. Cattelan compie il gesto opposto. Mostra la ferita. Trasforma il livido in ritratto. Per questo Birth funziona. Non per la sua spettacolarità, che è minima, ma per la sua capacità di condensare in una forma semplice una domanda più ampia: che cosa resta dell’individuo quando cade la costruzione del personaggio? Ad Art Basel, dove tutto sembra parlare di affermazione, Cattelan sceglie ancora una volta la strada del sabotaggio. E forse proprio per questo continua a essere uno degli artisti più lucidi del suo tempo.
Angelica Kaufmann
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