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Artis 2026.

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Artis 2026.

Che cosa accade prima che un’opera arrivi davanti al pubblico? Quali esperienze, scelte, condizioni di lavoro e domande attraversano la ricerca di un artista? E quando una pratica individuale riesce a diventare occasione di riflessione condivisa? Sono alcune delle questioni da cui riparte ARTis–Festival dell’Arte, che dal 9 al 15 novembre torna a Vicenza per la seconda edizione, confermando il tema che ne orienta il progetto: «Non vi è arte senza artista». Ideato da Vittorio Bo e diretto artisticamente da Marina Wallace, il Festival costruisce una settimana di incontri, talk, performance, workshop e attività educative, coinvolgendo oltre 80 ospiti italiani e internazionali. Artisti, critici, storici dell’arte, curatori, architetti, scienziati e direttori di musei sono chiamati a confrontarsi con il pubblico in un programma che attraversa questioni estetiche e sociali, dalla violenza di genere alla sostenibilità ambientale, dal rapporto tra arte e scienza alle politiche di inclusione culturale.

La manifestazione, prodotta da Codice Produzioni e Associazione Be You in partenariato con il Comune di Vicenza e con il supporto del Ministero della Cultura, assume così la forma di un laboratorio diffuso, nel quale la conoscenza dell’arte passa attraverso la parola, l’esperienza e l’incontro diretto con chi la produce. Il presupposto è che comprendere un’opera richieda anche di avvicinarsi alle condizioni in cui nasce: ai processi, alle intenzioni, alle scelte e alle domande che ne accompagnano la realizzazione. «Non vi è arte senza artista» è la dichiarazione d’intenti che attraversa entrambe le edizioni di ARTis. Il tema implica una serie di interrogativi concreti: che cosa fa un artista, come vive, di cosa vive, quando il suo lavoro viene riconosciuto e quali percorsi conducono alla realizzazione di un’opera? Sono questioni che chiamano in causa anche il contesto professionale della produzione artistica, spesso meno visibile rispetto al risultato esposto.

L’attenzione si sposta così sull’esperienza di chi crea, restituendo spazio alla dimensione umana e professionale della ricerca. L’opera diventa il punto di partenza per interrogare il presente, le sue contraddizioni e i suoi cambiamenti. L’arte contemporanea, infatti, si misura con la politica, l’economia, le questioni ambientali, le differenze di genere e le trasformazioni della società; comprenderne i linguaggi significa anche riconoscere le relazioni che intrattiene con il mondo. «L’esperienza maturata lo scorso anno ci ha spinti a portare sempre più attenzione al rapporto dell’artista e dell’arte con il pubblico, a tutti i livelli», spiega Vittorio Bo. Tra gli elementi che segnano la nuova edizione, l’ideatore sottolinea anche l’attenzione verso l’impegno civile e la capacità dell’arte di contribuire a una cultura della pace. In questo quadro si inseriscono due appuntamenti per lui particolarmente significativi: l’anteprima del 3 novembre con Massimo Cacciari e l’incontro del 13 novembre tra Michelangelo Pistoletto e Franco Vaccari. La prospettiva trova un ulteriore sviluppo nelle parole di Marina Wallace, che individua nel dialogo tra esperienze e discipline una delle ragioni centrali del Festival. «L’arte non è un club esclusivo per pochi eletti, è uno spazio da condividere, dove empatia e intelletto lavorano insieme per far riflettere la comunità, un vero laboratorio di pensiero», afferma la direttrice artistica. Una posizione che orienta la scelta degli ospiti e la struttura stessa della manifestazione, pensata per mettere in relazione competenze diverse e pubblici di età differenti.

Il programma riunisce personalità provenienti da ambiti differenti, con l’intenzione di ampliare il campo di discussione sull’arte contemporanea e sulle sue responsabilità. Tra gli ospiti figurano Michael Craig-Martin, Flavio Favelli, Marinella Senatore, Julia Krahn, John Isaacs, Lisa Milroy, Rob Kesseler, Vedovamazzei e Daniele Monarca. Accanto agli artisti, il Festival coinvolge storici e critici come Horst Bredekamp e Martin Gayford, studiosi, architetti e rappresentanti di istituzioni museali internazionali.

Alcuni nuclei tematici emergono con particolare evidenza. La violenza di genere sarà affrontata attraverso le ricerche di Julia Krahn, Marinella Senatore ed Elena Ketra, artiste che si confrontano con questioni legate alla condizione femminile e alla rappresentazione. Il rapporto tra essere umano e ambiente sarà al centro degli interventi del duo Caretto-Spagna e di Marco Zorzanello, mentre il dialogo tra arte e scienza coinvolgerà lo scultore britannico John Isaacs e il matematico Claudio Bartocci. Sono ambiti che mostrano come le pratiche artistiche possano offrire strumenti per osservare questioni che attraversano la vita collettiva. Il confronto con altre discipline consente inoltre di mettere alla prova metodi, prospettive e forme di conoscenza differenti, facendo emergere connessioni che una lettura esclusivamente specialistica rischierebbe di lasciare in ombra.

La riflessione si estende alla storia dell’arte e alle modalità attraverso cui il patrimonio viene interpretato e trasmesso. Martin Gayford interverrà su David Hockney, mentre Horst Bredekamp si confronterà con la figura di Michelangelo. Sul versante delle istituzioni, Gus Casely-Hayford, direttore del Victoria and Albert Museum di Londra, e Cristiana Perrella, direttrice del MACRO di Roma, porteranno le rispettive prospettive sul ruolo dei musei e sulle pratiche di inclusione sociale e culturale. Il programma comprende inoltre gli interventi degli architetti Paul Williams ed Elisa Dalla Vecchia, allargando il discorso alle relazioni tra progetto, spazio e società. La varietà degli ospiti risponde a un intento preciso: fare del Festival un luogo nel quale l'arte possa essere affrontata attraverso molteplici punti di vista, mettendo in comunicazione la ricerca individuale con le questioni che interessano la comunità.

Anche la scelta dei luoghi contribuisce a definire l’identità di ARTis. Il Festival si distribuisce tra alcuni degli spazi culturali più significativi della città, dal Teatro Olimpico al Museo Civico di Palazzo Chiericati, dalle Gallerie d’Italia-Vicenza alla Fondazione Zoé, passando per il Museo Diocesano, il Palladio Museum, il Museo del Gioiello e il Teatro Comunale. La città diventa così parte attiva dell’esperienza, offrendo al pubblico la possibilità di attraversare luoghi, collezioni e architetture secondo una prospettiva diversa da quella della visita tradizionale. Incontri e attività si inseriscono in un tessuto culturale che mette in relazione il patrimonio storico con le ricerche contemporanee, facendo della dimensione urbana un elemento della programmazione.

Il dialogo con la storia assume un significato particolare nella contemporaneità vicentina di novembre, quando il Festival coincide con l’inaugurazione della mostra «Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer», alla Basilica Palladiana, parte del progetto «Ispirazione Europa». L’esposizione, dedicata alle relazioni artistiche tra Italia e Germania, costituisce un ulteriore riferimento per riflettere sugli scambi culturali e sulla costruzione di uno spazio europeo condiviso. Il sindaco Giacomo Possamai sottolinea proprio il legame tra le due iniziative, accomunate dall’intento di approfondire le relazioni tra differenti realtà artistiche e culturali. Per l’assessore alla Cultura, al Turismo e all’Attrattività Ilaria Fantin, ARTis contribuisce inoltre a rafforzare la presenza dell’arte contemporanea nella città, portando artisti e protagonisti della cultura all’interno della rete dei Musei Civici e coinvolgendo istituzioni e realtà del territorio.

La manifestazione non prevede opere in vendita né si configura come una fiera di mercato. La sua proposta è incentrata sull’incontro e sulla condivisione, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico ai processi artistici e di offrire nuove occasioni per vivere il patrimonio cittadino. Una scelta che distingue il Festival dalle manifestazioni orientate alla compravendita e concentra l’attenzione sulla dimensione culturale e relazionale dell’esperienza.

Uno degli assi portanti di ARTis è il programma educativo, che nella seconda edizione viene ulteriormente sviluppato. Le mattine da lunedì 9 a venerdì 13 novembre saranno dedicate alle scuole, con laboratori condotti da musei e istituzioni culturali. Le attività coinvolgono studenti di ogni ordine e grado e si inseriscono nel Piano dell’offerta formativa territoriale del Comune di Vicenza. Tra i partner figurano Arte Sella, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Fondazione AGO, Fondazione Querini Stampalia, Fondazione Reggio Children–Centro Loris Malaguzzi, Gallerie d’Italia-Vicenza, Musei Civici Vicenza, Museo del Gioiello, Museo Diocesano, Museo Egizio, Palladio Museum e Collezione Peggy Guggenheim. Una rete che mette in relazione esperienze educative e museali diverse, portando a Vicenza competenze maturate in contesti differenti.

Il programma si rivolge anche alle famiglie, con laboratori e attività pensati per avvicinare adulti e bambini all’arte attraverso modalità partecipative. L’idea è che l’educazione artistica possa sviluppare strumenti di osservazione, curiosità e interpretazione, offrendo occasioni per confrontarsi con immagini, materiali e linguaggi senza limitarsi alla trasmissione di informazioni. I laboratori didattici risultano già completamente prenotati, come riferisce Vittorio Bo, un dato che segnala l’interesse suscitato dall’offerta educativa. L’assessore all’Istruzione Giovanni Selmo sottolinea il valore della collaborazione tra il Festival, le scuole e gli enti culturali del territorio, mentre l’assessore alle Politiche Giovanili Leonardo Nicolai evidenzia le opportunità di avvicinamento all’arte offerte agli studenti delle scuole superiori.

L’attenzione alle nuove generazioni si lega a una questione più ampia: la formazione del pubblico. Perché l’incontro con l’arte possa diventare un’esperienza consapevole, occorrono occasioni di accesso, strumenti di lettura e possibilità di sperimentazione. In questo senso, l’attività educativa non costituisce un segmento separato dalla programmazione, ma partecipa alla stessa idea di cultura che sostiene il Festival. Tra le novità della seconda edizione figurano cinque aree tematiche, pensate per organizzare le attività e rendere più leggibile il programma: Talk, Educational, Family, Residence e More.

Talk raccoglie gli incontri dedicati al dibattito tra artisti, curatori, intellettuali e scienziati; Educational riunisce le proposte rivolte alle scuole; Family comprende laboratori e attività per grandi e piccoli. Residence riprende l’esperienza della residenza artistica realizzata nel 2025 con Matilde Sambo, che aveva permesso di avvicinarsi alle fasi del lavoro creativo, e indica l’intenzione di sviluppare nuovamente questo formato. More raccoglie invece performance, open studio, installazioni e progetti multidisciplinari, estendendo le attività alla città e alla provincia. L’articolazione restituisce un programma che alterna approfondimento teorico, pratica e partecipazione. Particolarmente significativo, in questa prospettiva, è il rapporto con i luoghi della produzione, come dimostra l’apertura di studi e atelier negli Studi Cotorossi, prevista venerdì 13 e sabato 14 novembre. A cura dell’artista Daniele Monarca, l’iniziativa coinvolgerà artisti e artigiani, con laboratori aperti, mostre, eventi, degustazioni e street food.

Entrare in uno studio significa avvicinarsi a una dimensione del lavoro artistico che raramente trova spazio nella presentazione pubblica delle opere: quella fatta di prove, decisioni, strumenti, materiali e tempi di elaborazione. L’apertura degli atelier porta quindi nella programmazione un’esperienza concreta del fare, mettendo in relazione il pubblico con i luoghi in cui le idee prendono forma. A questa attenzione si collega anche la collaborazione con Casa Testori, realtà espositiva milanese orientata alla sperimentazione e alla promozione della giovane produzione artistica. Il programma ricorda il lavoro di Julia Krahn «Non si può dividere ciò che è uno (per Memling)», presentato nel 2026 al Museo Diocesano di Milano nell’ambito della mostra «Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro». L’opera offre un riferimento al dialogo tra ricerca contemporanea e patrimonio storico, una relazione che attraversa anche la proposta culturale vicentina.

Il calendario di ARTis si apre in anticipo martedì 3 novembre, alle 20.30, al Teatro Olimpico, con «Karl Kraus: Gli ultimi giorni dell’Umanità», appuntamento che vede il filosofo Massimo Cacciari accompagnato dalle letture dell’attrice Paola De Crescenzo. Al centro dell’incontro c’è il monumentale testo pacifista di Karl Kraus, giornalista, commediografo e autore satirico austriaco, dedicato alla Prima guerra mondiale. A novant’anni dalla morte dell’autore, l’opera torna a interrogare il presente attraverso la sua rappresentazione della guerra, della propaganda e della crisi della civiltà europea. La scelta si inserisce nella riflessione sul rapporto tra arte e impegno civile indicata da Vittorio Bo. Il riferimento alla pace attraversa infatti la presentazione di questa edizione, insieme alla convinzione che la cultura possa contribuire a dare forma a uno spazio di ascolto e di confronto. In questa direzione, l’ideatore richiama anche le parole di papa Leone XIV sul ruolo dell’arte come luogo capace di accogliere le aspirazioni e le ferite dell’umanità, insieme alla ricerca di bellezza, giustizia e pace. L’anteprima introduce così uno dei temi che orientano il Festival: la possibilità di leggere attraverso le forme artistiche le tensioni del proprio tempo. La letteratura teatrale di Kraus, con la sua denuncia della guerra, offre un punto di partenza per interrogare il rapporto tra linguaggio, responsabilità e storia.

Dal 9 al 15 novembre, ARTis propone dunque una settimana nella quale l’incontro con gli artisti si intreccia con il confronto critico, la formazione e la scoperta dei luoghi della cultura. La pluralità degli ospiti e dei formati risponde all’ambizione di costruire un contesto aperto, nel quale l’arte possa essere affrontata tanto attraverso il pensiero quanto mediante l’esperienza diretta. La manifestazione si misura anche con una sfida che riguarda il sistema culturale nel suo insieme: rendere accessibili le pratiche artistiche senza rinunciare alla complessità delle questioni che sollevano. Per farlo, mette in relazione artisti affermati e ricerche emergenti, patrimonio e contemporaneità, istituzioni e realtà locali, pubblici specialistici e persone che si avvicinano all’arte per la prima volta.

La seconda edizione conferma così la centralità dell’artista, ma allarga lo sguardo alle condizioni che rendono possibile l’incontro con il suo lavoro. Dalla conoscenza dei processi creativi alla formazione dei più giovani, dalle questioni ambientali alle relazioni tra arte e scienza, il Festival invita a considerare la produzione artistica come una forma di ricerca che prende parte alla vita collettiva. Tutti gli eventi, a eccezione di quelli ospitati al Teatro Olimpico, sono a ingresso gratuito, con prenotazione consigliata. Le attività educative sono gratuite per le scuole e richiedono la prenotazione obbligatoria, fino a esaurimento dei posti disponibili.

A Vicenza, per una settimana, il pubblico è chiamato a incontrare chi crea, ascoltare le ragioni di una ricerca e attraversare i luoghi della cultura da una prospettiva diversa. È in questo passaggio, dall’opera alla persona e dalla persona alla comunità, che ARTis individua la propria ragione d’essere: riconoscere nell’arte uno spazio di conoscenza, confronto e partecipazione.

Redazione, 23 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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