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Federico Fellini fotografato da Agnès Varda

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Federico Fellini fotografato da Agnès Varda

A Villa Medici l’Italia vista da Agnès Varda

Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare

Gianfranco Ferroni

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L’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici renderà omaggio all’opera fotografica dell’artista e regista Agnès Varda (1928-2019) attraverso la prima grande retrospettiva a lei dedicata in Italia, in programma dal 25 febbraio al 25 maggio, e in occasione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma. La mostra invita a un’immersione nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Varda per quasi sette decenni, inscindibile dalla sua opera. Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici. Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare. Il suo lavoro sarà inoltre protagonista di «Viva Varda», dal 6 marzo e fino al 7 febbraio 2027, un’esposizione alla Galleria Modernissimo della Cineteca di Bologna realizzata in collaborazione con la Cinémathèque française. La mostra ripercorrerà l’intera opera della prima cineasta ad aver ricevuto l’Oscar onorario per l’intero arco della sua carriera.

La mostra a Villa Medici metterà in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. Ideata dal musée Carnavalet-Histoire de Paris e a cura di Anne de Mondenard e di Paris Musées, è stata presentata a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025. L’esposizione è il frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e si basa sul fondo fotografico di Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy. Il percorso traccia gli esordi di Varda come fotografa e il suo insediamento all’inizio degli anni cinquanta nel cortile-atelier di rue Daguerre, trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventa il cuore pulsante del suo universo. Fotografie ed estratti di film mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale, venato di umorismo e di singolarità, che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come «Cléo de 5 à 7» (1962) o «Daguerréotypes» (1975), la mostra evidenzia in particolare la sua attenzione costante per le donne e per le vite marginali.

La mostra permetterà di riunire le opere di diversi artisti presentate in dialogo con le fotografie e i film di Agnès Varda: Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr.

In continuità con la mostra, «L’Italia di Agnès Varda» illumina i legami profondi che unirono l’artista all’Italia attraverso una selezione di fotografie inedite realizzate durante due soggiorni, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Varda era conosciuta come fotografa teatrale e lavorava su numerose commissioni di reportage per la stampa in Francia e in Europa. Nel 1959 esplora Venezia e la sua regione alla ricerca di luoghi di ripresa per «La Mélangite (ou Les Amours de Valentin)», un film che non vedrà mai la luce. Le sue fotografie testimoniano la scoperta dell’Italia e il suo gusto per il pittoresco. Le vedute di Venezia e dei suoi abitanti rispecchiano pienamente il suo spirito. Alla pratica spontanea della fotografia si affianca l’attrazione per scene grafiche che giocano con ombre e contrasti. Alla Villa della Torre, nei pressi di Verona, dal 2008 proprietà della famiglia Mastella Allegrini, e che ospita oggi un Art&Wine Relais, e nei giardini di Bomarzo nel Lazio, i materiali e la singolarità delle sculture la affascinano. Nel maggio 1963, la rivista francese «Réalités» le commissiona un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per «Il Gattopardo». Parte per Roma con tre macchine fotografiche. Provini a contatto e fotografie a colori documentano la sessione con quello che la stampa definiva il «principe taciturno del cinema italiano». Nello stesso periodo Jean-Luc Godard gira «Il disprezzo» negli studi Titanus: Varda si reca sul set e fotografa il suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Una cinquantina di stampe originali della collezione di Rosalie Varda, nonché documenti provenienti dai suoi archivi e dal fondo depositato presso l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France raccontano per la prima volta il rapporto di Varda con l’Italia.

Giulietta Masina fotografata da Agnès Varda

Gianfranco Ferroni, 08 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

A Villa Medici l’Italia vista da Agnès Varda | Gianfranco Ferroni

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