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Uno dei reperti archeologici provenienti dalla Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria a Vulci

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Uno dei reperti archeologici provenienti dalla Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria a Vulci

A Torgiano, nel Museo del Vino, gli Etruschi di Vulci

Una sessantina di reperti archeologici provenienti dalla Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria sono esposti per la prima volta in seguito alle operazioni di studio e restauro

Gianfranco Ferroni

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Con il progetto «TraMusei» della Fondazione Lungarotti, su impulso della Soprintendenza archeologia per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Fondazione Vulci, che vede anche la collaborazione della Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura, il Muvit-Museo del Vino di Torgiano (Pg) presenta una sessantina di reperti archeologici provenienti dalla Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria a Vulci

La famiglia Lungarotti ha voluto, da sempre, sottolineare il valore culturale della cultura enoica, producendo bottiglie come, tra le altre, «Torre di Giano Vigna Il Pino», la riserva «Rubesco Vigna Monticchio», «Aurente» e «San Giorgio», una storia nata da Giorgio Lungarotti, pioniere della moderna enologia italiana, custodendo le tradizioni per merito di Maria Grazia Marchetti Lungarotti, storica dell’arte e archivista, e ora con la mostra «Vino, dono degli dèi» ecco apparire tesori inediti sotto il segno degli Etruschi, esposti per la prima volta in seguito alle operazioni di studio e restauro. 

La scoperta della Tomba 58, peculiare per tipologia architettonica e per ricchezze custodite, avviene nel corso della campagna di scavo della Fondazione Vulci a cura della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e risale ad aprile 2023. L’apertura del sepolcro in ottobre dello stesso anno porta alla luce un patrimonio inviolato costituito da anfore da trasporto, olle e pithoi ad impasto, vasellame in bucchero e in ceramica etrusco-corinzia, coppe, oggetti in ferro, oltre a manufatti in bronzo come calderone con i resti di un grappolo d’uva, le cui analisi di laboratorio lasciano ipotizzare quale vitigno di appartenenza un «antenato» del Sangiovese, risvolto scientifico interessante dal punto di vista enologico a conferma del rilievo del vitigno in Italia centrale. Tra le anfore, ne risalta una riportante l’iscrizione «io (sono) di Velχa Felusna», da intendere come un’originale «etichetta» che indica la proprietà della cantina o comunque di quella partita di vino, un’anticipazione dei brand che dominano la società del marketing. Il vasto e prezioso corredo restituisce ai posteri il vero e proprio rituale del banchetto funebre etrusco, il ruolo fondamentale del vino nelle libagioni e nei sacrifici in offerta agli dèi, oltre che di viatico per l’aldilà, simbolo di continuità tra i vivi e i morti e medium tra le due dimensioni. 

La Tomba, maschile, è databile all’ultimo quarto del VII secolo a.C. ed è indicativa di un elevato ceto sociale, offrendo ulteriori informazioni storiche sull’aristocrazia etrusca e sul pregnante significato attribuito al simposio quale affermazione di status e potere anche nella vita ultraterrena. La centralità del vino nei simposi tra élite in Etruria, dove a differenza della Grecia le donne partecipavano, è testimoniata dai dipinti parietali rinvenuti nelle sepolture che, in assenza di una letteratura, unitamente ai raffinati corredi funebri, diventano importanti mezzi conoscitivi. La riproduzione di una scena di banchetto tratta dalla Tomba di Leopardi di Tarquinia offre una suggestiva ambientazione al corredo bronzeo di epoca etrusca della collezione permanente del Museo del Vino; le opere in prestito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale propongono ulteriori approfondimenti sul complesso sistema di valori, riti e credenze presso gli Etruschi, sul carattere sacrale attribuito al vino. Dono degli dèi, il vino unisce mondi, civiltà, miti, culture mantenendo il suo carattere divino. Come sottolinea Chiara Lungarotti, amministratore delegato dell’azienda, si segue «un percorso fatto di concretezza, eleganza, autenticità e legame con il territorio», dimostrato anche da questa iniziativa culturale che sarà visibile fino al 5 luglio.

Gianfranco Ferroni, 12 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

A Torgiano, nel Museo del Vino, gli Etruschi di Vulci | Gianfranco Ferroni

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