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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliA Siena un grande Crocifisso, attribuito ad Alberto di Betto d’Assisi (documentato a Milano nel 1414 e a Siena nel 1421), è tornato esposto al pubblico nell’Oratorio di San Bernardino, sede del Museo Diocesano, dopo un intervento di restauro. Proveniente dalla Certosa di San Niccolò a Maggiano (un complesso trecentesco ora adibito a hotel di lusso; la sola chiesa e pochi locali annessi rimangono di proprietà parrocchiale), l’opera deve la sua attribuzione attuale allo storico dell’arte Alessandro Bagnoli, promotore dell’intervento.
La Certosa di San Niccolò a Maggiano non corrisponde con ogni probabilità alla destinazione primitiva del Crocifisso. Non si può escludere infatti che esso fosse in origine parte di un gruppo scultoreo comprendente anche figure di dolenti, oggi perdute, e che fosse esposto su un tramezzo, successivamente rimosso nel corso dei rifacimenti strutturali dell’edificio sacro.
L’opera presenta una policromia successiva, rinnovata nel 1488, come attesta l’iscrizione apposta sul perizoma, nella quale compaiono il nome «Guidoccius» (probabilmente identificabile con l’artista Guidoccio Cozzarelli) e riferimenti a papa Innocenzo VIII e a un certo Gregorio VI, forse priore della Certosa.
Il complesso della Certosa di San Niccolò a Maggiano, luogo di provenienza del Crocifisso. Foto tratta da Wikipedia. Foto: LigaDue | CC BY SA 4.0
Il restauro è stato indispensabile per la conservazione dell’opera: ora la sua musealizzazione ne garantisce anche la valorizzazione. Il progetto è stato gestito da don Enrico Grassini, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi, con il contributo di Federico Nassi e Riccardo Cacopardo, storici dell’arte collaboratori dell’Ufficio.
L’intervento, a cura di Luca Bellaccini, è stato finanziato con i fondi 8xMille della Cei-Conferenza Episcopale Italiana. L’accurata movimentazione del Crocifisso è stata effettuata grazie all’aiuto del NucleoArt dell’Arciconfraternita della Misericordia di Siena, mentre l’allestimento presso il Museo Diocesano si deve all’Opera della Metropolitana di Siena.
La presenza al Museo Diocesano di due opere attribuite ad Alberto di Betto d’Assisi getta nuova luce sull’attività dell’autore, le cui vicende tuttavia sono scarsamente documentate: «dovette stabilirsi per un certo periodo a Siena, dopo aver girovagato nei cantieri di grandi cattedrali come quella di Milano, dov’è documentato nel 1414, e quella di Barcellona, dov’è presente nel 1419», afferma Alessandro Bagnoli.
L’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione del parroco e della comunità parrocchiale di Maggiano, che con consapevolezza e senso di responsabilità hanno optato di offrire a tutti la possibilità di vedere un capolavoro nascosto e custodito da secoli.
Il Crocifisso attribuito ad Alberto di Betto d’Assisi nella sua interezza
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