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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliUn 2026 nel nome di Ruth Asawa. Le celebrazioni per il centenario dalla nascita dell’artista americana (Norwalk, Los Angeles, 1926-San Francisco, 2013) sono incominciate a San Francisco un anno fa (5 aprile-2 settembre 2025), per poi proseguire al MoMA di New York (19 ottobre 2025-7 febbraio 2026) e attualmente continuare al Guggenheim Museum di Bilbao (fino al 13 settembre).
A coronamento di questo anniversario, la città in cui decise di stabilirsi assieme al marito Albert Lanier dopo gli studi al Black Mountain College, nel 1949, accoglierà stabilmente uno spazio espositivo in suo onore: la Ruth Asawa Lanier Inc.
«San Francisco è stata la casa di Asawa per oltre 60 anni, durante i quali ha sviluppato un linguaggio artistico unico, ha cresciuto la sua famiglia ed è diventata una figura di spicco nella promozione delle arti e dell’educazione artistica sia a livello locale che nazionale, ha dichiarato al quotidiano «San Francisco Chronicle» il nipote dell’artista, Henry Weverka, che ricoprirà il ruolo di presidente della nuova galleria. Aprire uno spazio permanente qui, nella sua città adottiva, sembra un modo meraviglioso per celebrare il suo centenario».
La nuova sede dedicata alla sua opera sarà allestita nel Minnesota Street Project, un ex magazzino riconvertito al cui interno operano altre gallerie e organizzazioni artistiche non profit, e sarà inaugurata il 9 maggio con «Ruth Asawa: Untitled», una mostra a cura delle figlie Aiko Cuneo e Addie Lanier composta da molte opere che contraddistinguono il suo lavoro. Prime fra tutte, le creazioni realizzate intrecciando fili metallici, nelle quali interno ed esterno si confondono e si fondono in un unico organismo che fluttua nell’aria.
La Ruth Asawa Lanier Inc. nasce infatti con lo scopo di promuovere l’attività creativa dell’artista attraverso esposizioni temporanee, che permetteranno al pubblico di conoscere anche le opere poco conosciute, oltre a lavori di amici e mentori come il pittore Josef Albers, l’artista tessile Anni Albers, la fotografa Imogen Cunningham e l’artista Ray Johnson.
Cecilia Paccagnella
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