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La mostra che indaga la sua «passione per la musica e le collaborazioni con alcuni musicisti italiani» si inserisce nel programma di Fotografia Europea e prosegue il lavoro di valorizzazione avviato nel 2021 negli spazi del Palazzo dei Musei, dove un’area permanente è dedicata al fotografo emiliano
- Alessia De Michelis
- 17 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Luigi Ghirri, «Porto Recanati», 1984
© Eredi Luigi Ghirri
A Reggio Emilia quella «strana e misteriosa parentela» tra suono e immagine secondo Luigi Ghirri
La mostra che indaga la sua «passione per la musica e le collaborazioni con alcuni musicisti italiani» si inserisce nel programma di Fotografia Europea e prosegue il lavoro di valorizzazione avviato nel 2021 negli spazi del Palazzo dei Musei, dove un’area permanente è dedicata al fotografo emiliano
- Alessia De Michelis
- 17 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliIl rapporto tra suono e immagine, quella «strana e misteriosa parentela» evocata da Luigi Ghirri (Scandiano, 1943-Reggio Emilia, 1992), è il fulcro di «Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori», progetto espositivo che indaga una delle dimensioni meno esplorate della sua ricerca. La mostra si sviluppa come un percorso in tre movimenti: dai luoghi della musica (teatri, chiese, strumenti e jukebox) a un articolato archivio di relazioni con musicisti, fino a un ambiente immersivo dedicato al dialogo tra paesaggio visivo e sonoro.
In quest’ultimo ambito si inserisce «Oltre quei monti il mare», intervento del musicista Iosonouncane, che mette in tensione l’ecologia dello sguardo di Ghirri con l’ecologia acustica teorizzata da Raymond Murray Schafer. Ne emerge una riflessione condivisa sulla saturazione percettiva contemporanea e sulla necessità di ridefinire le modalità di ascolto e osservazione del paesaggio.
Ampio spazio è dedicato anche al tessuto relazionale del fotografo, attraverso materiali, in parte inediti, che documentano collaborazioni e amicizie con figure come Lucio Dalla e Gianni Morandi. In questo contesto si valorizza il contributo, spesso rimasto in ombra, di Paola Borgonzoni, protagonista nei progetti editoriali e nell’immaginario visivo delle copertine discografiche.
Il percorso si estende inoltre al Teatro Valli, dove un focus sulle copertine dell’etichetta discografica Rca e materiali d’archivio restituisce il legame di Ghirri con la scena teatrale e con la memoria visiva dello spettacolo. L’intero progetto è accompagnato da contenuti sonori e testuali curati da Giulia Cavaliere, che invitano a una fruizione «in ascolto».
Promossa dal Comune di Reggio Emilia in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri, la mostra si inserisce nel programma di Fotografia Europea (30 aprile-14 giugno) e prosegue il lavoro di valorizzazione avviato nel 2021 negli spazi del Palazzo dei Musei, dove un’area permanente è dedicata al fotografo. Aperta dal 30 aprile al 28 febbraio 2027, l’esposizione conferma la vitalità di un archivio che continua a generare nuove letture critiche e dialoghi con il contemporaneo.
«La passione di Luigi per la musica e le collaborazioni con alcuni musicisti italiani sono ormai note, spiega la figlia Adele, ma molte fotografie legate a queste storie non sono mai state viste e favoriscono riflessioni molto più ampie riguardanti l’ambiente e il suono. Siamo stati quindi molto felici di mettere a disposizione le opere e tanti materiali d’archivio inediti. Sarà una sorpresa, un dialogo tra differenti linguaggi artistici e si farà anche luce, finalmente, sul lavoro di Paola Borgonzoni (la madre, Ndr) e su quanto sia stata una figura significativa».