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Henry Taylor, «We Were Framed», 2014

Foto Brian Forrest. © Henry Taylor. Courtesy the artist and Hauser & Wirth

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Henry Taylor, «We Were Framed», 2014

Foto Brian Forrest. © Henry Taylor. Courtesy the artist and Hauser & Wirth

A Parigi gli Stati Uniti intimi e politici di Henry Taylor

Al Musée national Picasso-Paris un’ampia panoramica su trent’anni di attività di «uno degli artisti che hanno contribuito a riaffermare la vitalità della pittura figurativa nel XXI secolo»

Luana De Micco

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Tra le figure più singolari della pittura statunitense contemporanea, Henry Taylor ha collaborato in prima persona all’allestimento della retrospettiva che il Musée national Picasso-Paris gli dedica dall’8 aprile al 6 settembre. Attraverso un centinaio di opere, la mostra offre un’ampia panoramica di trent’anni di attività, con gli esordi figurativi degli anni Novanta, gli assemblaggi e le installazioni con oggetti della vita quotidiana, i grandi ritratti e le composizioni più recenti. L’artista californiano, classe 1958, ha sviluppato un linguaggio pittorico riconoscibile, caratterizzato da un segno rapido e colori intensi. Amici, sconosciuti, protagonisti della storia afroamericana popolano le sue tele, restituendo un’immagine al tempo stesso intima e politica degli Stati Uniti. Non a caso fa da filo rosso al suo lavoro una sorta di principio guida che l’artista racconta di aver ricevuto in sogno: «All you can do is tell the truth» (L’unica cosa che puoi fare, è dire la verità). «Il progetto nasce da una constatazione semplice: sebbene il lavoro di Henry Taylor sia oggi riconosciuto come uno dei più singolari della pittura contemporanea, nessuna istituzione francese gli aveva ancora dedicato una mostra di ampia portata. Negli ultimi 15 anni la sua opera si è affermata sulla scena internazionale anche grazie a importanti esposizioni e alla sua partecipazione alla Whitney Biennial. Era diventato quindi essenziale offrire questa occasione al pubblico francese, spiega la curatrice Joanne Snrech, conservatrice del Musée Picasso. Presentare oggi Taylor a Parigi significa anche aprire un dialogo con una storia della pittura che ha segnato il suo lavoro. Taylor intrattiene infatti un rapporto molto diretto con la tradizione pittorica europea, e in particolare con Picasso, che ammira per la sua libertà formale e la capacità di reinventare senza sosta i codici della rappresentazione. In un contesto segnato da forti interrogativi sociali e politici, la sua opera propone una visione profondamente umana dell’America contemporanea, in cui la storia intima degli individui si intreccia con questioni collettive più ampie».

Perché il Musée Picasso?
Presentare la mostra qui consente di mettere in luce il dialogo fecondo tra due artisti che, ciascuno nella propria epoca, hanno profondamente rinnovato la pittura figurativa. Come Picasso, Taylor concepisce la pittura come uno spazio di radicale libertà. Entrambi si distinguono per una grande fluidità stilistica, passando da un approccio quasi caricaturale a forme più espressive o frammentate. In Taylor questa libertà si traduce in un rapporto molto diretto con la pittura, dove gesto, colore e composizione restano aperti all’improvvisazione. Il dialogo si gioca anche intorno al ritratto. Picasso ha trasformato il genere liberandolo dal principio della somiglianza rigorosa. Taylor prosegue questa esplorazione, integrandovi una forte dimensione sociale: i suoi ritratti testimoniano comunità, traiettorie individuali e realtà spesso assenti dai racconti dominanti della storia dell’arte.

Com’è stato lavorare con Henry Taylor?
È stata un’esperienza stimolante. Sin dall’inizio abbiamo condiviso la riflessione sulla selezione dei dipinti e sul modo in cui le opere avrebbero potuto dialogare tra loro. Taylor ha mostrato grande attenzione all’equilibrio del percorso, alternando dipinti molto intimi a opere più direttamente legate alla storia sociale e politica americana, accostando pitture a sculture, assemblaggi e installazioni. Questo approccio ha permesso di costruire un percorso che non segue esclusivamente una logica cronologica, ma che mette in evidenza risonanze e corrispondenze all’interno della sua opera.

Come classificherebbe l’opera di Taylor?
L’opera di Taylor resiste alle classificazioni tradizionali. La sua pittura si nutre di influenze molto diverse, dalla storia dell’arte alla cultura popolare, passando per la fotografia, la musica o la stampa. Più che collocarlo all’interno di una categoria, forse è più giusto considerare Taylor come uno degli artisti che hanno contribuito a riaffermare la vitalità della pittura figurativa nel XXI secolo. Il suo lavoro si inserisce in un momento in cui la pittura torna a essere un medium privilegiato per interrogare le realtà sociali e politiche. Ciò che lo distingue in particolare è il respiro che attraversa la sua opera pittorica, la forza delle sue composizioni, che sembrano reinventare una forma di Espressionismo del XXI secolo.

Come nascono i suoi ritratti?
Il più delle volte nascono da incontri. L’artista dipinge parenti, amici, figure incontrate per strada o nei media. La fonte può essere una fotografia scattata da lui, un’immagine trovata nella stampa o un ricordo. Ciò che caratterizza il suo approccio è la volontà di restituire una presenza più che una somiglianza esatta. La pittura diventa così un mezzo per cogliere un atteggiamento, un’energia, una storia. In questo processo alcune figure acquisiscono una dimensione iconica. Non tanto per la loro notorietà, quanto per il modo in cui il ritratto supera l’individuo, incarnando un’esperienza collettiva.

Quale immagine emerge degli Stati Uniti?
Un’immagine profondamente umana e plurale. Nei suoi dipinti Taylor racconta storie individuali che rimandano a realtà sociali più ampie: le questioni razziali, le disuguaglianze, la violenza della polizia, la solidarietà all’interno delle comunità. Questa visione non è né strettamente documentaria né apertamente militante. Si costruisce piuttosto per frammenti, attraverso scene di vita quotidiana. La mostra restituisce così l’immagine di un’America insieme intima e politica, in cui le traiettorie individuali diventano il veicolo di una riflessione più ampia sulla storia e sull’identità del Paese.

Henry Taylor, «Untitled», 2016-22. Foto: Jeff McLane. © Henry Taylor. Courtesy the artist and Hauser & Wirth

Luana De Micco, 06 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

A Parigi gli Stati Uniti intimi e politici di Henry Taylor | Luana De Micco

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