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Una delle Polaroid di Christian Boaro

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Una delle Polaroid di Christian Boaro

A Milano Christian Boaro porta la molteplicità come forma di sguardo

Da 10 Corso Como più di seicento Polaroid presenta un lavoro sviluppato nell’arco di dieci anni

Più di seicento Polaroid, un flusso ininterrotto di volti, corpi e presenze incontrati per strada, nei club o sui social: dall’8 al 29 settembre, 10 Corso Como a Milano presenta «YOUTH The Naked Truth», progetto di Christian Boaro sviluppato nell’arco di dieci anni.

La mostra si articola su due ambienti. Al Mezzanino, un video slide restituisce l’intera produzione come un accumulo senza gerarchie, rifiutando qualsiasi selezione. Nella Project Room, al piano superiore, Boaro e il curatore Alessio De Navasquez operano invece per sottrazione, isolando un nucleo più ristretto di immagini. Una tensione che attraversa l’intero progetto: da una parte il caso e la molteplicità, dall’altra il controllo e la scelta.

È proprio nel rapporto fra queste due dimensioni che si definisce la specificità del lavoro. La Polaroid, infatti, non consente interventi successivi: ogni fotografia nasce da una decisione istantanea, tecnica e insieme istintiva. L’imprevisto non viene corretto, ma diventa parte dell’immagine. Lo stile si costruisce così nel margine tra ciò che accade e ciò che l’autore decide di trattenere.

Boaro rifiuta però che la mostra venga letto come un progetto tassonomico, antropologico o celebrativo. La raccolta non intende classificare né rappresentare un’idea di giovinezza: è piuttosto una documentazione orizzontale, un catalogo di Babele in divenire determinato esclusivamente da ciò che cattura l’interesse dell’occhio.

L’autore definisce l’operazione «normale, quasi banale». Ed è forse proprio nella parola «banale» che si trova la sua posizione più critica: non l’eccezione da rivendicare, ma la molteplicità come dispositivo capace di dissolvere l’idea stessa di eccezionalità, allargando lo spettro in un gradiente continuo.

Resta, infine, ciò che non si lascia catalogare. I soggetti che guardano direttamente in macchina senza concedersi, proprio nella massima esposizione, conservano una zona di opacità. Un residuo indecifrabile che resiste allo sguardo e che costituisce il punto più radicale del progetto.

Redazione, 07 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

A Milano Christian Boaro porta la molteplicità come forma di sguardo | Redazione

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