Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliDopo quasi trent’anni di chiusura, il Parco Archeologico di Ercolano restituisce al pubblico la Casa del Mobilio Carbonizzato, una delle domus più significative dell’antica città vesuviana. La riapertura, dal 9 luglio, rappresenta un nuovo traguardo nella strategia di conservazione del sito e inaugura una stagione di progressive restituzioni che proseguirà nei prossimi mesi con altre importanti abitazioni, all’interno del progetto «Restauro conservativo delle strutture e delle superfici decorate delle domus più importanti di Ercolano» (di cui facevano parte anche la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno).
In questo caso, non si tratta soltanto «del recupero di uno spazio architettonico, racconta la direttrice del Parco, Federica Colaiacomo, ma della restituzione di una storia umana fatta di gesti quotidiani (un letto, un tavolino) che l’eruzione ha congelato nel tempo e che oggi, grazie a un lungo e paziente lavoro di restauro, possiamo finalmente raccontare di nuovo. È il segno tangibile di una strategia di tutela che guarda lontano, fondata sulla cura quotidiana e sulla pianificazione a lungo termine del nostro patrimonio».
Il risultato è frutto di un lungo intervento di restauro, avviato oltre dieci anni fa nell’ambito della collaborazione tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute. Gli interventi hanno riguardato il consolidamento delle strutture, la ricostruzione di solai e architravi, il recupero delle colonne del loggiato superiore e la messa in sicurezza delle superfici decorate. Grazie a tecniche di rilievo tridimensionale e a innovative soluzioni conservative, è stato possibile preservare anche i preziosi elementi lignei carbonizzati, oggi protetti all’interno di nuove teche in legno.
La domus, edificata in età repubblicana, conserva un impianto architettonico di straordinaria leggibilità, con gli ambienti distribuiti attorno all’atrio e al giardino, dove si trova un raffinato larario a tempietto. Tra gli spazi più rappresentativi spiccano il triclinio, con pavimento musivo e decorazioni a natura morta, il tablino con mosaico e resti del soffitto affrescato e l’oecus Cyzicenus, affacciato sull’hortus.
Proprio in quest’ultimo ambiente, durante gli scavi diretti dall’archeologo Amedeo Maiuri tra il 1932 e il 1933, furono rinvenuti un letto e un tavolino carbonizzati, con tracce del tessuto e della rete in corda originale: reperti eccezionali che hanno dato il nome alla casa e che costituiscono una testimonianza unica della vita quotidiana interrotta dall’eruzione del 79 d.C. I mobili originali sono oggi esposti nell’Antiquarium di Ercolano, dove completano il percorso di visita offrendo uno sguardo ravvicinato sulla dimensione domestica dell’antica città.
L’oecus Cyzicenus sulla parete Nord della Casa del Mobilio Carbonizzato a Ercolano
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
L’intervento ha restituito oltre un quarto della decorazione originaria del cenacolo, il cui soggetto racconta l’unione sacra tra Dioniso e Arianna. Determinante è stato il ritrovamento dei frammenti nel punto esatto del crollo
Ideata dalla National Gallery come progetto itinerante, l’esposizione che metterà in dialogo opere antiche e contemporanee dedicate all’immaginario della Santa, farà tappa alla Walker Art Gallery di Liverpool, alla Millennium Gallery di Sheffield e infine all’Auckland Palace di Bishop Auckland
La missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha riportato alla luce un articolato complesso sepolcrale databile tra la Epoca Tarda e il periodo greco-romano, arricchendo le conoscenze sui rituali funerari e sulle allora relazioni commerciali nel Mediterraneo
Il ritrovamento del blocco di marmo, che misura circa due metri di altezza per 1,55 di larghezza, è avvenuto nell’ambito del progetto di conservazione della Porta del Sole, uno dei principali accessi alle imponenti mura dell’antica Ninive



