Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliLa diciannovesima edizione di Drawing Now Paris 2026 (26-29 marzo) si chiude con un risultato che, più che sorprendere, conferma. La fiera non ha registrato veri record ma ha confermato la sua maturità in un sistema dell’arte che negli ultimi anni ha oscillato tra espansioni improvvise e assestamenti forzati. I numeri parlano di una partecipazione vicina ai 19mila visitatori, in linea con le edizioni precedenti. È però nella composizione del pubblico che si coglie il vero scarto: meno folla indistinta e più presenze mirate, con un incremento sensibile di collezionisti e professionisti, francesi e internazionali. Un pubblico che guarda, seleziona, acquista e lo fa con tempi e modalità meno impulsive rispetto al passato. Le vendite, infatti, ci sono state e sono state solide, distribuite lungo tutta la durata della fiera con un picco nel fine settimana, ma soprattutto caratterizzate da una maggiore ponderazione, segno di un mercato che non rincorre più solo l’urgenza, ma torna a ragionare sul medio periodo.
Le 71 gallerie provenienti da 13 Paesi hanno risposto con stand curati, spesso costruiti attorno a progetti coerenti piuttosto che a semplici «accumuli» di opere. Non è un dettaglio perchè è qui che la rassegna continua a giocare una partita diversa rispetto ad altre fiere, mantenendo una certa coerenza identitaria attorno al medium del disegno. Proprio quest'ultimo, dato più volte per marginale rispetto a linguaggi considerati più «spendibili», emerge invece come uno dei territori più dinamici del contemporaneo non tanto per una riscoperta nostalgica del segno quanto per la sua capacità di ibridarsi: con il digitale, con la scultura, con pratiche installative e performative. La varietà anagrafica degli artisti presentati - dai ventenni agli ultranovantenni - restituisce l’immagine di un campo tutt’altro che marginale.
La stampa internazionale ha insistito su questo punto, sottolineando come il disegno oggi funzioni sempre più come laboratorio, spazio di sperimentazione agile rispetto a media più strutturati. E la fiera stessa sembra aver interiorizzato questa funzione, soprattutto nei programmi collaterali. I percorsi curatoriali, le mostre tematiche e le performance non sono più semplici contorni, ma dispositivi che contribuiscono a definire il posizionamento culturale dell’evento. In particolare, l’attenzione al rapporto tra disegno e tecnologia o alla ridefinizione di alcuni equilibri - come la visibilità delle artiste - indica una volontà di stare dentro le questioni contemporanee, senza limitarsi a registrarle.
Il premio assegnato a Chloé Vanderstraeten si inserisce coerentemente in questo quadro. La sua ricerca, che intreccia immaginari scientifici, corpo e architettura attraverso il disegno e la scultura, riflette proprio quella dimensione ibrida che la fiera sembra voler sostenere.
Intorno alla fiera, inoltre, continua a crescere un ecosistema più ampio, come dimostra il Printemps du dessin, che coinvolge oltre cento istituzioni in tutta la Francia (da marzo a giugno, artisti, musei, centri d'arte, monumenti storici e spazi insoliti offrono mostre, laboratori e incontri per tutti i gusti). Un segnale che il disegno non è solo un segmento di mercato, ma un linguaggio diffuso, capace di attivare connessioni tra contesti diversi.
Alla vigilia del ventesimo anniversario, previsto nel 2027, Drawing Now Paris arriva senza più dover dimostrare la propria identità. Il rischio, per una fiera così connotata, è sempre quello dell’autoreferenzialità. Il merito di questa edizione è stato, invece, quello di restare aperta, attraversata da energie diverse, senza disperdere il proprio focus. In definitiva, più che una fotografia euforica, quella che emerge è un’immagine lucida di un mercato che si stabilizza, un medium che si espande e una fiera che, silenziosamente, continua a costruire il proprio ruolo. La prossima edizione? 18–21 marzo 2027.
E già si annunciano: progetti editoriali e curatoriali potenziati, una rinnovata ambizione a sostegno del settore in continua evoluzione del disegno contemporaneo e un'ampia gamma di collaborazioni attualmente in fase di sviluppo.
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Scoperti casualmente nel 1946 nelle Marche, i Bronzi dorati di Pergola costituiscono l'unico gruppo scultoreo equestre romano in bronzo dorato giunto fino a noi. Un capolavoro assoluto dell'arte antica, ancora avvolto da interrogativi sulla committenza, sulla collocazione originaria e sull'identità dei personaggi, la cui storia intreccia archeologia, restauri, dispute istituzionali e nuove tecnologie museali.
Il Museo dell'Ottocento Fondazione Di Persio-Pallotta dedica una mostra alla Scuola di Barbizon, presentando per la prima volta l'intero nucleo francese della propria collezione. Un percorso che ricostruisce la stagione in cui il paesaggio smise di essere semplice sfondo narrativo per diventare il centro della pittura moderna, aprendo la strada all'Impressionismo e influenzando profondamente anche gli artisti italiani del secondo Ottocento.
La Galleria Poggiali presenta un progetto inedito costruito nel corso di mesi di lavoro condiviso tra Enzo Cucchi e il collettivo CANEMORTO. Due mostre autonome, allestite in due sedi distinte della galleria, raccontano uno stesso processo creativo attraverso prospettive opposte. Al centro del progetto il disegno come terreno comune e una riflessione sull'autorialità, sul confronto tra generazioni e sulla costruzione dell'immagine.
Dal 6 al 31 agosto i residenti nel Comune di Milano potranno visitare gratuitamente la Pinacoteca Ambrosiana e la Cripta di San Sepolcro. L'iniziativa punta a rafforzare il rapporto tra una delle più antiche istituzioni culturali della città e il suo pubblico, con aperture serali del sabato e agevolazioni dedicate anche agli over 65.



