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Claudio Verna, «Turquois», 2022

Courtesy LABS Contemporary Art

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Claudio Verna, «Turquois», 2022

Courtesy LABS Contemporary Art

A Bologna l’indagine sul colore e sulla sua saturazione luminosa di Claudio Verna

A Villa delle Rose 39 opere raccontano oltre sessant’anni di ricerca dell’artista toscano secondo cui la luce cessa di essere uno strumento per illuminare la forma e diventa materia costitutiva dell’ambiente, esperienza fisica, sensoriale ed emotiva 

Alessia De Michelis

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Nato a Guardiagrele (Ch) nel 1937 e membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2008, Claudio Verna è uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento. Co-fondatore della Pittura Analitica a metà degli anni Sessanta, Verna ha saputo affrancarsi da ogni schema sistematico per sviluppare un linguaggio autonomo e originale. Il suo percorso, costellato da partecipazioni alla Biennale di Venezia (1970, 1978, 1980), alla Quadriennale di Roma e da esposizioni nei principali musei internazionali (dalla Kunsthalle di Düsseldorf al Philadelphia Museum of Art, fino alla recente pubblicazione del secondo volume del suo Catalogo Ragionato 2010-25), ha sempre mantenuto al centro un’unica fondamentale urgenza: l’indagine sul colore e sulla sua saturazione luminosa.

Per Verna il colore non è mai un mero rivestimento né un elemento decorativo: coincide con la possibilità stessa della pittura di esistere. Il colore genera la forma, costruisce la profondità, scandisce il ritmo e misura lo spazio. Prendendo in prestito un verso di Dylan Thomas, per l’artista «la luce è un luogo»: la luce cessa di essere uno strumento per illuminare la forma e diventa materia costitutiva dell’ambiente, esperienza fisica, sensoriale ed emotiva.

Questa visione emerge con forza nell’allestimento pensato per Villa delle Rose, a Bologna, dove 39 opere dialogano con l’architettura storica senza seguire una rigida narrazione cronologica. L’itinerario preferisce creare continuità e discontinuità visive, mettendo in risalto la contemporaneità reciproca dei lavori: dai capolavori della stagione analitica come «Colonna ambigua» (1967) e «Materia/Emozione» (1979), ai passaggi degli anni Ottanta e Novanta con «Alpha centauro» (1985-86), fino alle ricerche recenti come «Campo di segni» (2019) ed «Esplosivo di lancio» (2026).

La mostra «Claudio Verna. La luce è un luogo», curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli in collaborazione con LABS Contemporary Art, si configura così non come una semplice antologica, ma come un itinerario critico e calibrato attraverso oltre sessant’anni di ricerca. Promossa dal Settore Musei Civici del Comune di Bologna, l’esposizione sarà aperta al pubblico dal 25 settembre al 25 ottobre.

Alessia De Michelis, 24 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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