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Ryuichi Sakamoto

Foto La Forgia

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Ryuichi Sakamoto

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A Berlino Ryuichi Sakamoto vede il suono e ascolta il tempo

La prima retrospettiva europea del poliedrico artista che vinse l’oscar per «L’ultimo imperatore» indaga le possibilità installative del suono attraverso cinque commoventi ambienti sonori nell’Hamburger Bahnhof 

Lorenza Pignatti

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I dialoghi e le mutazioni tra immagini e suoni sono al centro della mostra «Ryuichi Sakamoto | seeing sound, hearing time», ospitata nelle Rieckhallen dell’Hamburger Bahnhof di Berlino. Musicista, attore, attivista, pioniere della musica elettronica e icona della cultura nipponica Ryuichi Sakamoto (Tokyo, 1952-2023) è stato tutto questo e molto altro. Ha attraversato linguaggi e discipline diverse. La sua prima colonna sonora per il cinema è quella di «Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence)», diretto da Nagisa Ōshima (Kyoto, 1932-Fujisawa, 2013), nel quale recita accanto a David Bowie (Londra, 1947-New York, 2016) e Takeshi Kitano. Importante anche il sodalizio con Bernardo Bertolucci (Parma, 1941-Roma, 2018), per i film «Il tè nel deserto», «Piccolo Buddha» e «L’ultimo imperatore», per quest’ultimo ha vinto, insieme a David Byrne e Cong Su, un Oscar, un Grammy e un Golden Globe. «Ryuichi Sakamoto | seeing sound, hearing time» visitabile fino al 20 giugno 2027, è la prima retrospettiva europea a lui dedicata, riunisce cinque ambienti sonori, legati da una ricerca sulle possibilità installative del suono.

La prima opera è struggente. «IS YOUR TIME» (2017-24) è un pianoforte gravemente danneggiato, riemerso dalle acque dopo il terremoto e lo tsunami che colpirono il Giappone orientale nel 2011. Come spiegano i testi di sala, un dispositivo automatizzato ne aziona i tasti: lo strumento non è più in grado di suonare musica creata dalle mani dell’uomo, ma restituisce note generate dalla conversione di dati sismologici provenienti da diverse parti del mondo. Il pianoforte diventa così una cassa di risonanza del tremore della terra. Installato su una superficie d’acqua, è accompagnato da immagini proiettate su uno schermo di neve che cade: un contrappunto visivo, silenzioso e contemplativo, ai movimenti tettonici. Gli altoparlanti disposti ai lati della sala diffondono sonorità rielaborate a partire da async, l’album composto da Sakamoto nel 2017, concepito come un insieme di brani da installare nello spazio.

Ryuichi Sakamoto, «IS YOUR TIME», 2017-24. Foto La Forgia

È proprio l’asincronia a interessare il musicista, come suggerisce il titolo dell’album, e come emerge nella seconda installazione intitolata «async–immersion» (2023). Una monumentale parete a Led mostra una sequenza di immagini che progressivamente si dissolvono, trasformandosi in linee astratte. Realizzate da Shiro Takatani, membro del collettivo Dumb Type, con cui Sakamoto ha a lungo collaborato, le immagini mostrano una biblioteca, un bosco, alcuni strumenti musicali. Si sviluppano indipendentemente dalla musica, seguendo traiettorie autonome. Si resta rapiti dalle loro metamorfosi e da una partitura che gioca con asincronie, caos e dissonanze.

Ryuichi Sakamoto e Shiro Takatani, «async–immersion» (2023). Foto La Forgia

È dall’ascolto di async e dalle suggestioni che ne scaturiscono che nasce la doppia proiezione del regista thailandese Apichatpong Weerasethakul. Nei cortometraggi «async–first light» (2017) e «Durmiente» (2021), il regista compone una sorta di diario, insieme personale e universale, fatto di frammenti di vita quotidiana, scorci urbani, animali e persone addormentate, tra cui l’attrice Tilda Swinton. L’installazione «TIME, TIME» (2024), realizzata in collaborazione con Takatani, si sviluppa invece su tre grandi schermi e riprende alcuni momenti di uno spettacolo teatrale ispirato ai racconti Dieci notti di sogni di Natsume Sōseki (Tokyo, 1867-1916). Le immagini del danzatore Min Tanaka e della suonatrice di shō Mayumi Miyata si spostano da una proiezione all’altra, dando vita a uno scenario privo di inizio e fine, per visualizzare l’idea che Sakamoto aveva della musica, non una narrazione lineare, ma un campo attraversato da molteplici dimensioni temporali. L’ultima sala è dedicata alla collaborazione con l’artista Carsten Nicolai, di cui sono presentati due video: «PHOSPHENES», composto da immagini astratte ispirate alle percezioni luminose che possono manifestarsi a occhi chiusi, ed «ENDO EXO» (2024), che raccoglie immagini di reperti scheletrici e animali tassidermizzati. I video sono accompagnati da due brani di Sakamoto composti tra il 2021 e il 2022.

Ryuichi Sakamoto e Carsten Nicolai, «ENDO EXO», 2024. Foto La Forgia

Oltre alla ricerca musicale, Sakamoto era si è occupato di questioni ecologiche e ambientali. Dopo il disastro di Fukushima è stato una delle voci del movimento antinucleare giapponese. Ha ideato il festival musicale No Nukes e sostenuto il movimento Sayonara Genpatsu («Addio alle centrali nucleari»), insieme al premio Nobel per la letteratura Kenzaburō Ōe (Uchiko, 1935-2023). Ha fondato More Trees, organizzazione impegnata nella conservazione e nella riforestazione delle foreste, e si è dedicato alla Tohoku Youth Orchestra, composta da giovani musicisti provenienti dalle tre prefetture colpite dallo tsunami. La biografia di Sakamoto è raccolta in una sala della mostra, con libri, vinili e altri materiali d’archivio, tra cui i tre documentari a lui dedicati. In «Tokyo Melody: A Film about Ryuichi Sakamoto», girato nel 1985, Elizabeth Lennard ritrae il giovane musicista alle prese con sintetizzatori e campionatori, Stephen Nomura Schible con «Ryuichi Sakamoto: Coda» (2017), ripercorre la carriera del compositore, dagli esordi synth-pop con la Yellow Magic Orchestra alle colonne sonore per Bertolucci, fino all’impegno politico e ambientale. L’eredità musicale di Sakamoto rivive in «Opus», il film-concerto diretto dal figlio Neo Sora, accompagnato dall’album omonimo. Venti brani eseguiti in studio, attraverso i quali il musicista ripercorre la propria vita in musica senza ricorrere alle parole. Un ultimo, preziosissimo regalo.

Lorenza Pignatti, 30 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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