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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliÈ strano non associare il lavoro editoriale di una rivista come «Vogue» al mondo della moda, eppure durante la Seconda guerra mondiale sulle sue pagine trovarono spazio anche immagini scattate direttamente al fronte.
Tra i corrispondenti, un ruolo di primo piano lo rivestirono Lee Miller (1907-77) e Cecil Beaton (1904-80), i cui reportage intervallavano i pochi servizi dedicati alla moda (con il razionamento dei tessuti e la chiusura di molte maison i contenuti erano esigui) per offrire uno sguardo da vicino su quello che succedeva sia nei presidi inglesi sia Oltremanica.
Entrambi al servizio di «British Vogue» (in parallelo Beaton lavorava anche per il Ministero dell’Informazione britannico), condividevano lo stesso assistente: Roland Haupt. Era a lui che i due fotografi affidavano lo sviluppo dei negativi per consegnarli ai redattori in sede e fu sempre lui a raccogliere alcuni loro scatti in un libro, tra il 1943 e il 1949. A sessant’anni dalla morte di Haupt, la famiglia ha venduto il volume contenente 150 fotografie inedite alla Bodleian Library dell’Università di Oxford: «È un album molto personale composto secondo scelte altrettanto personali, ha dichiarato il mercante di fotografia Michael Hoppen, che ha curato la vendita, al periodico americano «artnet». Molte di queste immagini non sarebbero state pubblicate all’epoca, nonostante il desiderio (di Miller) di vederle esposte».
Il taglio surrealista adottato da Miller dopo anni al fianco di Man Ray e Roland Penrose risulta evidente nel modo in cui ritraeva i cadaveri così come le modelle, due generi agli antipodi qui accostati da Haupt per porli sullo stesso piano e dimostrare che l’approccio dell’autrice rimaneva sempre il medesimo. Di particolare rilevanza, una nuova versione dell’iconica immagine che la vede immersa nella vasca di Adolf Hitler a Monaco scattata dal collega David Scherman, che allora lavorava per la rivista «Life».
Il Nord Africa immortalato dall’obiettivo di Beaton durante il conflitto era, per forza di cose, molto distante dalle raffigurazioni dei divi dello spettacolo (Marlene Dietrich, Greta Garbo, Gary Cooper e Fred Astaire, ad esempio) che era solito fare: uno stile più realistico e documentario si addiceva di più alle conseguenze della guerra, pur mantenendo composizioni impeccabili.
Fotografie di Beaton scattate all’estero. Courtesy della Bodleian Library
Cecilia Paccagnella
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