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Un primo sguardo alle opere che troveremo a TEFAF New York 2026

Alcune anticipazioni sulla proposta che le 88 gallerie partecipanti proporranno al Park Avenue Armory dal 15 al 19 maggio 2026

Camilla Sordi

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Cresce l'attesa per TEFAF New York, una delle più importanti fiere mondiali, in programma dal 15 al 19 maggio 2026 al Park Avenue Armory. A separarci dall'evento un mese denso di appuntamenti, basti pensare all'apertura della Biennale di Venezia. Ma la manifestazione ha rilasciato alcune anticipazioni su quel che troveremo in esposizione, che come da tradizione non si pone limiti temporali o stilistici. E di certo non guasta sbirciare alcuni dei capolavori protagonisti dell'evento.

Tra le opere più attese spicca «The Hour Glass» (2025), un mosaico in vetro presentato da Sean Kelly e realizzato da Shahzia Sikander. L'opera reinterpreta le storie visive dell’Asia meridionale attraverso una simbologia naturale legata all’identità femminile. Sul fronte dell’iconografia politica trasformata in icona pop, la galleria ML Fine Art espone un celebre «Mao» (1973) di Andy Warhol, tela che sovverte la propaganda ufficiale attraverso una palette cromatica vibrante. Mentre la pittura gestuale e vibrante trova espressione potente in «Functor Hideaway» (2008) di Cecily Brown, presentata da Berggruen Gallery.

La scultura trova momenti di altissima intensità grazie alla proposta di Galerie Jacques Lacoste, che porta in fiera una rara «Coppia di vasi» («Pair of sculptures») in gesso realizzati da Alberto Giacometti nel 1944, mentre l'estro di Jean Dubuffet emerge in «Le Commodore» (1971), opera esposta da Galerie Lelong. Accanto a questi maestri, la ricerca contemporanea prosegue con nomi come Ludovic Nkoth: la galleria Massimo De Carlo presenta la sua tela «System Black V», un’indagine sulla condizione umana attraverso pennellate vorticose. Altrettanto intensa è la pittura di Sanya Kantarovsky, presente con la galleria Almine Rech con l'opera «Encore un beau jour», dove figure inquiete esplorano la fragilità dell'esperienza quotidiana.

Shahzia Sikander, The Hour Glass, 2025. Presentato da Sean Kelly

Il percorso espositivo si arricchisce di testimonianze millenarie: David Aaron presenta l'imponente «Stele per Thutmose IV» in calcare, risalente a 3.300 anni fa, mentre la galleria Chenel espone una testa marmorea di «Athena con elmo» di epoca romana. Il dialogo tra le epoche prosegue con «Idol» (1955-56) di Barbara Hepworth, presentata da Piano Nobile, e con la forza materica di John Chamberlain, presente con «Tonk #2-86» (1986) presso Anthony Meier. L'astrazione europea trova invece la sua vetta in Pierre Soulages, con la potente tela «Pierre Peinture 162 x 114 cm, 29 août 1958» esposta da Waddington Custot.

Un capitolo a sé è dedicato alla preziosità degli specchi-scultura e del design. Galerie Chastel-Maréchal punta sull'eleganza di Line Vautrin con lo specchio «Folie» (noto anche come «Le Soleil a rendez-vous avec la Lune»), mentre Modernity Stockholm celebra il modernismo danese con la celebre «The Chieftain Chair» (1949) di Finn Juhl. La raffinatezza di Lina Bo Bardi rivive in un carrello da tè in pau-marfim presentato da Gomide&Co, mentre la ricerca sui materiali prosegue con la scultura luminosa «Green Treasure II» di Camilla Moberg (Galerie Maria Wettergren) e l'opera «Story» di Minjung Kim portata in fiera da Voena.

L'arte dell'ornamento raggiunge nuove frontiere con le creazioni di FORMS, che presenta una «Spilla a ventaglio in diamanti, shakudō e bronzo», ed Hemmerle, che propone orecchini capaci di unire ceramica giapponese e zaffiri. TEFAF New York 2026 si conferma così un sistema aperto di conoscenza, dove ogni opera — dalla «Woman on a Sign IV» di Willem de Kooning (David Lévy & Associés) all'astrazione «Senza titolo» (2023) di Magdalene Odundo (Beck & Eggeling) — invita a un viaggio nel tempo tra rigore storico e nuovi linguaggi.

Stele per Thutmose IV. Presentata da David AAron LTD

Camilla Sordi, 15 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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