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WikiLeaks al Lacma

Stefano Luppi

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WikiLeaks, l’organizzazione internazionale che diffonde via web documenti coperti da segreto, ha colpito anche il Lacma-Los Angeles County Museum diffondendone parte della corrispondenza mail «riservata» tra il trustee del museo Michael Lynton (anche chief executive della Sony Pictures Entertainment), il direttore del Lacma Michael Govan e ilsupervisor della contea di Los Angeles, sorta di presidente della Provincia, Mark Ridley-Thomas. Nelle mail il terzetto tra l’altro discuteva della possibilità di ottenere donazioni pubbliche e private pari a 125 milioni di dollari, parte dei 600 milioni di dollari necessari per l’ampliamento e i restauri urgenti dal Lacma. Scriverebbe nella mail il direttore: 

«Il museo funziona, ma gli edifici sono davvero bisognosi di restauri e se non otteniamo questi soldi Los Angeles potrebbe trovarsi con il Lacma chiuso nel 2023». Da quanto si legge nei documenti riservati pare che presto anche la cantante e collezionista d’arte Barbra Streisand, già trustee del museo dal 2007 al 2014, donerà il ritratto «La signora Cazalet e i bambini Edward e Victor» di J.S. Sargent, come aveva annunciato già dallo scorso anno. Il direttore Govan parlava anche di un’altra collezionista da convincere a donare: la filantropa newyorkese Ann Ziff. Presto dovrebbe giungere nella collezione un’altra opera importante, donata dalla star hollywoodiana Leonardo Di Caprio: l’installazione «Solar Reserve (Tonopah, Nevada)», realizzata nel 2014 dall’irlandese John Gerrard ed esposta a giugno ad Art Basel. Il Lacma, fondato come ente indipendente nel 1961 anche se esisteva già dal 1910 (parte del locale Natural History Museum), è considerato «enciclopedico»: le sue collezioni spaziano dall’arte mesopotamica, greca e islamica fino a Picasso e Cézanne passando per la pittura antica di Tiziano, Rembrandt, Van Dyck, Reni. 

Stefano Luppi, 20 luglio 2015 | © Riproduzione riservata

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