Vuillard, appassionato del Giappone

Alla Fondation de l’Hermitage la fase «nipponica» dell’artista, le cui opere dialogano con quelle dei colleghi Nabis

«Au lit» (1891), di Édouard Vuillard. © Foto RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay)/Sylvie Chan-Liat
Luana De Micco |  | Losanna

Édouard Vuillard (1868-1940) fu incantato dall’arte giapponese e dalle stampe Ukiyo-e, molto diffuse nel periodo Edo (tra il primo ’600 e la fine dell’800). Ne acquisì più di 100 perlopiù a buon mercato nei «grands magasins» parigini, realizzate dai più grandi maestri della xilografia in Giappone, ossia Hokusai, Kunisada, Hiroshige o ancora Utamaro.

Vuillard possedeva anche una collezione di libri illustrati, tra cui il volume 6 dell’Hokusai Manga, una raccolta di disegni raffiguranti soprattutto paesaggi e scene di vita quotidiana. Tra il 1890 e il 1914 i riferimenti all’arte del Giappone si moltiplicarono nelle tele di Vuillard, che fece suoi, rivisitandoli, i temi e i codici delle stampe Ukiyo-e, adattando liberamente le regole della prospettiva, inventando punti di vista originali e semplificando le forme.

A questa fase «giapponese» dell’opera di Édouard Vuillard la Fondation de l’Hermitage dedica dal 23 giugno al 20 ottobre la mostra «Vuillard e l’arte del Giappone», curata da Marina Ferretti, direttrice scientifica del Musée des Impressionismes di Giverny. Del resto il Giappone ispirò tutti gli esponenti Nabis, giovani artisti dell’avanguardia parigina postimpressionista, che Vuillard aveva contribuito a creare nel 1888 insieme, tra gli altri, a Pierre Bonnard e Maurice Denis. Tra le opere esposte, «Au lit» del 1891.

Molte arrivano dai musei francesi, come il Musée d’Orsay di Parigi e il Musée des Beaux-Arts di Reims, ma ci sono prestiti anche dalla Tate di Londra, dalla Galleria Nazionale di Sofia o dalla Staatsgalerie Stuttgart. In dialogo con le tele di Vuillard sono esposte opere dei colleghi Nabis, tra cui Bonnard, Félix Vallotton e Paul-Elie Ranson.

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