Una raccomandazione: guardare sempre il retro

PERCHÉ L’HO COMPRATO | Incontri, scontri e riscontri di Brando, pseudonimo di un collezionista operatore finanziario, vorace cacciatore internazionale di opere che siano investimenti sicuri e di interesse «storico»

Retro dell’opera «Sposa di Chlebnikov sorella di Blok», di Nicola De Maria
Brando |

Sono passati alcuni anni da quando ho cominciato questo entusiasmante viaggio. La mia collezione è cresciuta in maniera costante e ora posso dire senza peccare di presunzione che possiede una precisa identità. Il collezionismo è nato come una passione e poi si è trasformato in disciplina. Lo studio, l’aggiornamento, i viaggi, ma soprattutto il confronto con artisti e galleristi, sono stati elementi di formazione continua che mi hanno insegnato a guardare l’arte in maniera sistemica.

Tutto ciò ha contribuito a dare forma al mio progetto: accogliere all’interno della collezione solo le opere più rappresentative delle avanguardie europee del dopoguerra. Di Arte povera, Azimut, Forma 1, Gruppo Zero, Pop art e Transavanguardia. Per ciascuna di queste correnti artistiche ho scelto i lavori più importanti analizzando con cura il soggetto, la data di esecuzione, la tecnica, le dimensioni, la provenienza, la partecipazione a mostre ed esposizioni e naturalmente la bibliografia. Ho deciso di raccogliere in singole pubblicazioni, precedute da due cataloghi generali, il risultato di questo lavoro di ricerca, acquisizione e catalogazione focalizzato su ogni precisa corrente artistica.

La prima su questa raccolta di otto opere «incantevoli» che rappresentano il «best of» di questo fondamentale movimento nato alla fine degli anni Settanta da un’intuizione del critico Achille Bonito Oliva. La prima opera della Transavanguardia a entrare a far parte della mia collezione era stata «Sposa di Chlebnikov sorella di Blok» di Nicola De Maria. Proveniva dalla Svizzera dov’era arrivata da una galleria torinese. Poco tempo dopo l’hanno seguita altri due lavori museali, sempre di De Maria. Quando è arrivato il momento di andare in profondità e di continuare la mia ricerca su questo peculiare movimento artistico che alla fine degli anni Settanta si è riappropriato del linguaggio pittorico, sono volato a New York.

Lì ho potuto ammirare, tutti insieme, quattro capolavori di Chia, Clemente, Cucchi e Paladino. Facevano parte, ça va sans dire, della collezione privata di Gian Enzo Sperone. Non è stato facile convincerlo. I grandi collezionisti non hanno bisogno di vendere e spesso non ne hanno nemmeno la voglia. Ho dato fondo a tutte le mie capacità persuasive. Se l’ho spuntata è solo perché ho promesso a Gian Enzo di occuparmi delle opere con amore e di farle viaggiare per musei ed esposizioni e di raccoglierle in una pubblicazione, creando il primo spin-off della mia avventura di collezionista.

A questo punto della storia ero riuscito a raccogliere sette opere della Transavanguardia, tutte magnifiche. Per completare la collezione ne mancava solo una, straordinaria. Sono tornato in Svizzera, più precisamente da Lévy Gorvy a Basilea, con un obiettivo: un lavoro di Clemente del 1982 dal titolo «Rudo from North East South West». Aveva tutte le caratteristiche giuste, sentivo che era perfetto per il mio scopo, ma durante la trattativa ho avuto un tentennamento. Ho pensato che solo una persona con la sua infinita competenza poteva dirmi se quell’opera era all’altezza degli altri sette capolavori. Così telefonai a Gian Enzo Sperone. «La risposta alla tua domanda è sul retro dell’opera», disse la voce serafica di Gian Enzo dalla sua casa museo di Sent. «Guarda e richiamami».

Diligentemente, chiesi ai collaboratori di Lévy Gorvy di rimuovere il Clemente dalla parete per esaminarne il verso. Non potevo crederci. Proprio lì, sul retro del dipinto, una fascetta ingiallita, datata 1982, recava scritto: Gian Enzo Sperone, New York. Alla fine del viaggio si tende a tornare dove si è partiti, dopo aver disegnato un grande cerchio. L’opera di Clemente si è ora riunita agli altri capolavori della Transavanguardia. Io riparto da qui. Sono felice di aver mantenuto la promessa fatta a New York e sono sicuro che questo è solo il primo di una lunga serie di spin-off.

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