Una mostra con due grandi artiste americane

Al Kunstmuseum di Basilea, Holzer racconta l'amica scomparsa attraverso un percorso che si sofferma su temi cardinali tra i quali memoria, sensi, paesaggio, inconscio e sessualità

«Twosome» (1991) di Louise Bourgeois. Foto Peter Bellamy «The Destruction of the Father» (1974-2017) di Louise Bourgeois. Foto Johee Kim «Extreme tension» (2007) di Louise Bourgeois. Foto Benjamin Shiff «I Pick on Everyone Dead or Alive» (1999) di Louise Bourgeois Foto Christopher Burke «Hole of Anxiety» (1999) di Louise Bourgeois «Portrait of Jenny Holzer» (1982, scattato in occasione di «Jenny Holzer, Lee, Aron Fink», American Graffiti Gallery, Amsterdam, 1982). Foto Aad van den Born – BFN
Elena Franzoia |  | Basilea

«La mostra e l’omonimo libro d’artista costituiscono l’incontro tra due gigantesse dell’arte americana, fondamentali per le loro generazioni. La loro amicizia costituisce la base del progetto espositivo, ma è molto di più di un omaggio dell’artista più giovane alla più anziana. Il linguaggio è infatti centrale nel lavoro di entrambe, apparentemente molto diverse». Così Anita Haldemann, co-curatrice della mostra «Louise Bourgeois x Jenny Holzer» (fino al 15 maggio), presenta l’ambizioso e originale progetto per la cui realizzazione Holzer ha ottenuto carta bianca da parte del Kunstmuseum, che continua a dedicare particolare attenzione alle donne artiste.

Nota per l’uso eversivo del linguaggio negli spazi pubblici, Holzer ha scandagliato le centinaia di fogli dell’archivio Bourgeois, facendone emergere un’ossessione per la scrittura che inizia con la morte del padre nel 1951. Necessaria a chiarire traumi ed emozioni, e soprattutto il rapporto con il dolore anche nell’ambito delle terapie psicoanalitiche, la parola scritta ritorna in molteplici forme nelle opere di Bougeois, ricamata, stampata, dipinta.

Per questo Holzer ha privilegiato l’impostazione tematica rispetto a quella cronologica, giungendo a estendere il progetto espositivo alla collezione permanente del museo. Un criterio intuitivo e poetico anima le 9 sale del Neubau, le cui differenti identità evidenziano i grandi temi affrontati dall’artista francese: memoria, sensi, paesaggio, inconscio, sessualità, maternità, trauma, creatività.

Holzer ha liberamente accostato opere diverse, come le nove tavole del libro illustrato He Disappeared in Complete Silence (1947) relazionate a piccole sculture, molte delle quali mai esposte finora. Allo scopo di ottenere un tuffo il più possibile immersivo nell’universo di Bourgeois, Holzer ha utilizzato anche i soffitti, concludendo il percorso con una sala dedicata al colore rosso, prediletto dall’artista di origine francese, e all’opera The Destruction of the Father (1974), resa ancora più coinvolgente dalla possibilità di utilizzare un’apposita app in realtà aumentata.

Estesa alla scala urbana grazie a proiezioni sui principali edifici pubblici della città, la mostra è stata resa possibile, nonostante la pandemia, da importanti prestiti internazionali tra cui quelli della Easton Foundation di New York.

© Riproduzione riservata Indumento della performance «She lost it» (1992) di Louise Bourgeois «Topiary» (2005) di Louise Bourgeois «Couple» (2009) di Louise Bourgeois. Foto Christopher Burke Louise Bourgeois nella propria casa sulla 20th Street di New York (2004). Foto Pouran Esrafily «SELF PORTRAIT» (2008) di Louise Bourgeois. Foto Christopher Burke «NOTHING ESCAPES ME» (2001) di Louise Bourgeois. Foto Christopher Burke
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