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Opinioni

Una gaffe imbarazzante

Angela Vettese bocciata? Da chi? Perché? Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Angela Vettese

«Angela Vettese non è matura». Non solo gli addetti ai lavori, ma anche il pubblico più attento e preparato dell’arte contemporanea non penserebbe che questo sia lo sbalorditivo giudizio, il terzo, di una commissione che boccia la sua nomina a professore ordinario. Su quindici candidati a ricoprire il ruolo, due soli sono stati giudicati non idonei all’abilitazione e Angela Vettese è tra questi.

Nella formazione di migliaia di studenti la professoressa Vettese è stata un cardine essenziale, ma ora scopriamo che per alcuni suoi colleghi chiamati a giudicarla invece «non possiede elevata maturità artistica» e «appare troppo sbilanciata sul piano delle curatele di mostre e personali di artisti e sulla divulgazione scientifica». Vogliamo allora dire con forza che questo dimostra l’assoluta necessità di una drastica revisione del sistema di abilitazione in uso?

Come può la capacità divulgativa diventare una diminutio? Come può il contemporaneo essere ancora nel sistema dell’arte il «figlio della serva», per dirla con Strindberg? Com’è possibile che una grande professionista debba venire castigata perché riesce a vendere i suoi libri meglio di quasi tutti i suoi colleghi (in autunno esce la quindicesima edizione di «Capire l’arte contemporanea»)?

Il gradino per passare da associato a ordinario deve essere duro, ma è una farsa usare per il contemporaneo gli stessi criteri dell’arte classica, perché Angela Vettese come contemporaneista da una vita mette le mani sulle opere e non solo negli archivi. Parla e agita il confronto a tu per tu con gli artisti, non solo dentro i loro diari.

Non temiamo di peccare di presunzione se proprio da queste pagine diciamo che «Il Giornale dell’Arte», così come «il Domenicale del Sole 24 Ore», «Domus», «Parkett» o le decine di rispettabili testate con le quali Angela Vettese collabora secondo uno schema decrepito che non tiene conto dell’evoluzione del mondo editoriale negli ultimi 50 anni, non siano equiparabili alle pubblicazioni d’élite incluse nel fatidico elenco di fascia A (come «Napoli Nobilissima» o il «Bollettino d’Arte di L’Erma di Bretschneider») l’assenza dalle quali è costata cosi cara ad Angela Vettese.

Saranno i suoi studenti e i professionisti del mondo dell’arte i portatori referenziati di questa nostra denuncia al Ministro dell’Università Gaetano Manfredi affinché finalmente decida di scardinare un sistema obsoleto e insostenibile.

I colleghi e gli studenti della professoressa Vettese sanno infatti quanto il suo contributo sia stato prezioso nel posizionare lo IUAV ai primi posti tra le Università di Arti Visive in Italia, quanto valgano la lunga esperienza in Bocconi, le sue decine di pubblicazioni scientifiche, la curatela di mostre di rilievo internazionale, la direzione di istituzioni culturali pubbliche e private di grande prestigio, gli encomiabili studi monografici e infine la reputazione per la sua intelligenza critica.

Le pagine che ospitano questa lettera non sono solite usare questo tono, ma questa ingiusta decisione suona come un no, sonoro e oltraggioso, a tutta l’arte contemporanea, è un’umiliazione di un intero settore e non solo la mortificazione della professoressa Vettese.

Nell’interesse degli studenti di oggi e domani, speriamo che Angela Vettese vorrà riproporsi ancora con la sua impressionante dote di meriti e che il mondo dell’arte avrà saputo farsi sentire a dovere.

«Il Giornale dell’Arte» si associa all’indignazione del nostro collaboratore ed esprime la massima considerazione per la stimatissima editorialista di vecchia data, Angela Vettese.

Nicolas Ballario, edizione online, 11 giugno 2020



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