Un veleno cordiale

ABO: «La critica costringe l’arte a una rivoluzione permanente, un continuo rinnovamento del linguaggio»

Achille Bonito Oliva |

Il mercato e il museo fanno dell’arte un veleno cordiale, e questa diventa paradossalmente la sua forza, l’unica maniera di acquistare continuità e presenza. La critica tende a prolungare e ad amplificare tale presenza. Una pratica che si qualifica come caccia sadica all’opera, desiderio del critico di raggiungere l’opera e di svuotarla nei suoi meccanismi e significati attraverso la propria analisi.

Nel nostro sistema l’arte tende all’esemplarità e alla definizione, in quanto il pubblico (la borghesia) ne feticizza il valore sino a dichiararne la necessità. Allora la critica può diventare un movimento al contrario che interrompe tale feticizzazione, perché costringe l’arte a un perpetuo movimento in avanti, data la capacità d’assorbimento dell’opera che può realizzare attraverso la propria lettura.

Questa è la valenza politica della critica, che costringe l’arte a una rivoluzione permanente, un continuo rinnovamento del linguaggio, nel tentativo di distanziare l’inevitabile svuotamento perpetrato dalla critica.

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